
domenica 20 gennaio 2013
Dalle Omelie di Sant'Agostino: "Ama e fa ciò che vuoi".

Il contesto è l’interpretazione della Prima lettera di Giovanni, alla quale il vescovo d’Ippona dedicò un ciclo di dieci omelie, le prime otto predicate dal 14 aprile (domenica di Pasqua) al 21 aprile (ottava di Pasqua) del 407. La frase in questione si trova nell’omelia 7, predicata sabato 20 aprile. Agostino sta commentando i versetti 4-12 del capitolo 4 dell’epistola giovannea, un passaggio cruciale del testo sacro, lì dove Giovanni afferma solennemente che «Dio è amore» e che «in questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio […] come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4, 8-9). Nel consegnare suo Figlio al sacrificio della croce, Dio ha dunque rivelato ciò che Egli è, ossia Amore. Anche Giuda, potrebbe obiettare qualcuno, ha consegnato Gesù alla morte, ma il suo fu tradimento; forse che anche Dio ha tradito suo Figlio? No, risponde Agostino, perché il medesimo atto cambia di valore a seconda dell’intenzione con cui viene compiuto: nel caso di Dio, si trattava di amore, nel caso di Giuda di infedeltà. Così, anche noi dobbiamo anzitutto porre alla base del nostro agire l’amore per il prossimo; in questo modo, ad esempio, sgridare potrà essere un atto d’amore (come succede tra padre e figlio), mentre al contrario essere gentili senza amore potrebbe essere solo un comportamento interessato (come tra mercante e cliente). Ecco che allora l’invito: «Ama e fa’ ciò che vuoi» non è un’esaltazione del sentimento, del capriccio, dell'egoismo teso a privare l'amore della resposnsablità. Amare è attenzione all'altro ed a quanto Dio in esso ha riversato. La sacrilità della vita, nella dimensione della carità, necesstià di sacrificio libero e disinteressato, solo da qui in poi è possibile amare liberamente perchè si è sciolti da qualunque legame con l'interesse egoistico del possesso. Il massimo e centralissimo esempio? Il kerigma: Gesù Cristo morto (sulla Croce in sostituzione nostra) e risorto per noi! Dunque, la frase del Santo Vescovo è un’esortazione alla responsabilità per il bene del prossimo nella glorificazione del Dio Trino ed Uno. Riporto il link integrale della catechesi agostiniana: http://www.santagostino.info/pdf/ama_e_fa_cio_che_vuoi.pdf.
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