
Il tema dell'adottabilità dei figli e la connessa richiesta di legalizzare i matrimoni da parte di coppie omossesuali, penso, vada incastonato nell'analisi di ciò che costituisca, quella che viene chiamata: "famiglia tradizionale". A mio parere essa è una realtà sociale, realzionale, ma ancor prima sacra e spirituale da preservare quale unico ed insostituibile punto di crescita, integrazione e realizzazione della persona umana. D’altra parte tutto ciò che si è voluto, sino ad oggi, spacciare per famiglia, da quella allargata, a quella omosessuale, a quella occasionale, pur rispettando ma non condividendo le valutazioni altrui, penso sia solo un timido tentativo, se non in alcuni casi un surrogato ad effetto placebo, di quella inimitabile comunione familiare che si instaura tra un uomo ed una donna quando, per mezzo della loro unione d’amore, generano un’altra vita. La riprova è che solo da un unione di due esseri diversi, nella sessualità, può essere generato un altro essere vivente. Coloro che optassero per altre “strade”, a mio avviso ritengo che stiano semplicemente gridando sottovoce l’assenza di ciò che non hanno avuto, o forse perduto o, ancora, sperimentato in maniera violenta o intransigente, ovvero: l’amore dell'unica, insostituibile ed immutabile famiglia, quella formata da un padre e da una madre.
Per chi crede in Dio Padre, inoltre, è doveroso rapportarsi a Colui che è La Via, La Verità e La Vita: Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. A ben ragionare: per quale motivo il Signore avrebbe scelto di nascere in una famiglia, cosi detta, tradizionale? Se era come è, e come è sempre stato, Onnisciente e Onnipotente avrebbe potuto o meno prevedere che ad un certo punto della storia dell’uomo si sarebbero create queste ulteriori tipologie di unione? Certamente si! E dunque: per quale ragione avrebbe scelto, come si legge nelle Sacre Scritture (che ricordo essere dei libri storicamente suffragati da prove e ritrovamenti) di vivere in una famiglia “tradizionale”?.

Il Santo Padre, al rigurdo della fragilità delle releziani e delle scelte morali in antitesi all'amore progettuale di Dio Padre, afferma: "
La natura, nella sua immensa complessità e grandezza, presenta la perfezione di un orologio, con le sue leggi immutabili. Da sempre in essa (nei quali il credente vede l'ordine che il Creatore ha voluto dare al mondo, mentre l'ateo vi può scorgere la saggezza di un'opera avvolta dal mistero) è iscritta la legge secondo cui solo ad uomo e donna, insieme, è concesso il più grande miracolo della vita: la procreazione. Ed in ciò risiede il più grande mistero della storia dell'umanità: il rinnovarsi della vita stessa. Ciascuno di noi è nato da padre e madre, nessuno diversamente. E chiunque ha avuto la fortuna di averli entrambi in vita, ha colto la ricchezza dell'avere un padre ed una madre, instaurando con i due genitori un rapporto diverso, a seconda della personalità e della sensibilità che questa differenza sessuale implicava. Ciascuno di noi ha sempre compreso che mamma e papà fossero diversi, e nondimeno che ciascuno dei due - nella sua diversità sessuale - era in grado di poterci dare qualcosa che l'altro non poteva. Ciascuno aveva un preciso rapporto con il papà perché "era il papà", e ciascuno ne aveva uno diverso e viscerale con la mamma perché "era la mamma". E questo insegnano due millenni di pedagogia. In ogni cultura e religione del mondo, in ogni epoca, nessuno ha mai negato né concepito questa famiglia in modo diverso: era la natura stessa a stabilirlo. Ma oggi, in una società dominata da un relativismo etico e giuridico, non solo le morali confessionali non hanno più fondamento, ma persino la legge di natura non ha più alcun valore, e può essere sovvertita quando ci pare e piace".
Caro Dario, rispondo qui direttamente perchè altrimenti poi il tempo e gli impegni me lo impediscono. Tu parli di immutabilità e ricchezza del prezioso istituto sociale che è la famiglia tradizionale. Allora io ti chiedo: a quale modello vogliamo rifarci, per prendere ad esempio questa famiglia? A quella in essere durante il 600, in cui i secondo geniti di qualunque sesso erano destinati alla vita religiosa pur senza vera vocazione? Oppure alla famiglia patriarcale ottocentesca, in cui le figlie femmine erano una sfortuna e il loro destino era quello di dedicarsi esclusivamente alla ricerca di un marito e il padre/padrone aveva diritto di decidere per i componenti? O ancora quella dei primi anni 50 di questo secolo, in alcuni casi (limite lo riconosco) era previsto il delitto d'onore o il matrimonio riparatore di un abuso??Con questo voglio dire che ciò che si paventa immutato da sempre, in realtà lo è tantissimo. I padri di oggi non sono quelli di 40 anni fa. Le madri di oggi ugualmente. Se i componenti di questo nucleo sono effettivamente cambiati, perchè è così difficile comprendere il cambiamento dell'istituto familiare tutto? In fondo, il Dio del Vangelo non è quello che "fa nuove tutte le cose"(AP 21,5)?E ancora, perchè pensare che allargare un diritto civile, come quello del matrimonio, bada bene civile non religioso, a persone che ora se lo vedono negato in forze di spiegazioni senza reale sostegno teorico, può in qualche modo ledere la solidità di una struttura che storicamente ha saputo adattarsi ai mutamenti del mondo? Perchè allargare un diritto, come è un diritto votare o esprimere il proprio parere, può sembrare un offesa? Un diritto riconosciuto ad una minoranza, non è qualcosa in meno, ma qualcosa in più, che arricchisce tutti coloro che vi assistono. Ieri era il centesimo anniversario dalla nascita di Rosa Parks, la donna afroamericana che negli anni 60 ha dato il via alla rinascita dei neri d'America, rifiutando di andare a sedersi in posti dedicati agli afroamericani, ritenuti inferiori. Oggi, grazie a lei, abbiamo assistito alla rielezione di un presidente afroamericano. Se quel diritto non le fosse stato riconosciuto, oggi non sarebbe così. Quello che è per tutti è più forte. Sempre. E permette a tutti di scegliere liberamente. Chi ha il desiderio di sposarsi in Chiesa e mettere al mondo dei figli non smetterà certo di farlo, o lo farà peggio, se dall'altro lato della strada ci sarà qualcun'altro che avrà il diritto di fare la medesima scelta, da cittadino libero e nel pieno dei suoi diritti.
RispondiEliminaRiflettici e fammi sapere cosa ne pensi.Francesca F.