Citazione della settimana...


"LA MORTE È LA GRAZIA DELLE GRAZIE E IL CORONAMENTO DELLA
VITA CRISTIANA. ESSA NON È UNA FINE, COME TROPPI ANCORA PENSANO, MA L'INIZIO DI
UNA BELLA RINASCITA".

- Marthe Robin -

"NON ABBIATE PAURA DELLA GIOIA".

- Papa Francesco -



SIGNORE GESU' SONO QUI DAVANTI A TE

Signore Gesù, sono davanti a te con tutte le mie miserie. So che non mi respingerai perché tu mi ami così come sono. Mi dolgo e mi pento con tutto il cuore dei miei peccati: ti prego perdonami! Nel tuo Nome perdono tutte le persone per quanto hanno fatto contro di me. Rinuncio a Satana, a tutti gli spiriti maligni ed alle loro opere e seduzioni. Ti dono tutto il mio essere, o Signore Gesù, ora e sempre. Ti invito nella mia vita, o Gesù; ti accetto come Signore, Dio e Salvatore. Guariscimi, trasformami, rafforza il mio corpo, la mia anima ed il mio spirito. Vieni Signore Gesù, immergimi nel tuo Preziosissimo Sangue e riempimi del tuo Santo Spirito. Ti Amo, Signore Gesù. Ti lodo, Gesù. Ti ringrazio. Ti seguirò per tutti i giorni della mia vita. Aiutami a non voltarmi mai indietro. A non desiderare nient'altro che te. Fammi sentire il tepore del tuo amore e la potenza del tuo Santo Corpo. Rendimi cosciente della grandezza del tuo donarti a me, misera creatura. Illumina la mia mente e il mio cuore. Irrompi con la tua luce l'intensità delle tenebre che offuscano la mia vita. Rendimi la gioia di essere salvato affinché possa vivere con te per sempre in paradiso.
Maria, mia dolce Madre, Regina della Pace, Angeli e Santi, aiutatemi, ve ne prego. Amen, Alleluia, Amen.
- Fr. Peter Mary Rookey -


IL SILENZIO

Il silenzio è mitezza. Quando non rispondi alle offese, quando non reclami i tuoi diritti, quando lasci a Dio la difesa del tuo onore, il silenzio è mitezza.
Il silenzio è misericordia. Quando non riveli le colpe dei fratelli, quando perdoni senza indagare nel passato, quando non condanni, ma intercedi nell'intimo, il silenzio è misericordia.
Il silenzio è pazienza. Quando soffri senza lamentarti, quando non cerchi consolazione dagli uomini, quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli lentamente, il silenzio è pazienza.

Il silenzio è umiltà. Quando taci per lasciare
emergere i fratelli, quando celi nel riserbo i doni di Dio, quando lasci che il tuo agire sia interpretato male, quando lasci agli altri la gloria dell'impresa, il silenzio è umiltà.
Il silenzio è fede. Quando taci, perchè è LUI che agisce, quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo per stare alla Sua presenza, quando non cerchi comprensione, perchè ti basta essere conosciuto da Lui, il silenzio è fede.


giovedì 17 gennaio 2013

Vita e preghiera a Sant'Antonio Abate

 
Dopo la pace costantiniana, il martirio cruento dei cristiani diventò molto raro; a questa forma eroica di santità dei primi tempi del cristianesimo, subentrò un cammino di santità professato da una nuovo stuolo di cristiani, desiderosi di una spiritualità più profonda, di appartenere solo a Dio e quindi di vivere soli nella contemplazione dei misteri divini.
Questo fu il grande movimento spirituale del ‘Monachesimo’, che avrà nei secoli successivi varie trasformazioni e modi di essere; dall’eremitaggio alla vita comunitaria; espandendosi dall’Oriente all’Occidente e diventando la grande pianta spirituale su cui si è poggiata la Chiesa, insieme alla gerarchia apostolica.
Anche se probabilmente fu il primo a instaurare una vita eremitica e ascetica nel deserto della Tebaide, s. Antonio ne fu senz’altro l’esempio più stimolante e noto, ed è considerato il caposcuola del Monachesimo.
Conoscitore profondo dell’esperienza spirituale di Antonio, fu s. Atanasio (295-373) vescovo di Alessandria, suo amico e discepolo, il quale ne scrisse una bella e veritiera biografia.
Antonio nacque verso il 250 da una agiata famiglia di agricoltori nel villaggio di Coma, attuale Qumans in Egitto e verso i 18-20 anni rimase orfano dei genitori, con un ricco patrimonio da amministrare e con una sorella minore da educare.
Attratto dall’ammaestramento evangelico “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi”, e sull’esempio di alcuni anacoreti che vivevano nei dintorni dei villaggi egiziani, in preghiera, povertà e castità, Antonio volle scegliere questa strada e venduto i suoi beni, affidata la sorella a una comunità di vergini, si dedicò alla vita ascetica davanti alla sua casa e poi al di fuori del paese.
Alla ricerca di uno stile di vita penitente e senza distrazione, chiese a Dio di essere illuminato e così vide poco lontano un anacoreta come lui, che seduto lavorava intrecciando una corda, poi smetteva si alzava e pregava, poi di nuovo a lavorare e di nuovo a pregare; era un angelo di Dio che gli indicava la strada del lavoro e della preghiera, che sarà due secoli dopo, la regola benedettina “Ora et labora” del Monachesimo Occidentale.
Parte del suo lavoro gli serviva per procurarsi il cibo e parte la distribuiva ai poveri; dice s. Atanasio, che pregava continuamente ed era così attento alla lettura delle Scritture, che ricordava tutto e la sua memoria sostituiva i libri.
Dopo qualche anno di questa edificante esperienza, in piena gioventù cominciarono per lui durissime prove, pensieri osceni lo tormentavano, dubbi l’assalivano sulla opportunità di una vita così solitaria, non seguita dalla massa degli uomini né dagli ecclesiastici, l’istinto della carne e l’attaccamento ai beni materiali che erano sopiti in quegli anni, ritornavano prepotenti e incontrollabili.
Chiese aiuto ad altri asceti, che gli dissero di non spaventarsi, ma di andare avanti con fiducia, perché Dio era con lui e gli consigliarono di sbarazzarsi di tutti i legami e cose, per ritirarsi in un luogo più solitario.
Così ricoperto appena da un rude panno, si rifugiò in un’antica tomba scavata nella roccia di una collina, intorno al villaggio di Coma, un amico gli portava ogni tanto un po’ di pane, per il resto si doveva arrangiare con frutti di bosco e le erbe dei campi.
In questo luogo, alle prime tentazioni subentrarono terrificanti visioni e frastuoni, in più attraversò un periodo di terribile oscurità spirituale, ma tutto superò perseverando nella fede in Dio, compiendo giorno per giorno la sua volontà, come gli avevano insegnato i suoi maestri.
Quando alla fine Cristo gli si rivelò illuminandolo, egli chiese: “Dov’eri? Perché non sei apparso fin da principio per far cessare le mie sofferenze?”. Si sentì rispondere: “Antonio, io ero qui con te e assistevo alla tua lotta…”.
Scoperto dai suoi concittadini, che come tutti i cristiani di quei tempi, affluivano presso gli anacoreti per riceverne consiglio, aiuto, consolazione, ma nello stesso tempo turbavano la loro solitudine e raccoglimento, allora Antonio si spostò più lontano verso il Mar Rosso.
Sulle montagne del Pispir c’era una fortezza abbandonata, infestata dai serpenti, ma con una fonte sorgiva e qui nel 285 Antonio si trasferì, rimanendovi per 20 anni.
Due volte all’anno gli calavano dall’alto del pane; seguì in questa nuova solitudine l’esempio di Gesù, che guidato dallo Spirito si ritirò nel deserto “per essere tentato dal demonio”; era comune convinzione che solo la solitudine, permettesse alla creatura umana di purificarsi da tutte le cattive tendenze, personificate nella figura biblica del demonio e diventare così uomo nuovo.
Certamente solo persone psichicamente sane potevano affrontare un’ascesi così austera come quella degli anacoreti; non tutti ci riuscivano e alcuni finivano per andare fuori di testa, scambiando le proprie fantasie per illuminazioni divine o tentazioni diaboliche.
Non era il caso di Antonio; attaccato dal demonio che lo svegliava con le tentazioni nel cuore della notte, dandogli consigli apparentemente di maggiore perfezione, spingendolo verso l’esaurimento fisico e psichico e per disgustarlo della vita solitaria; invece resistendo e acquistando con l’aiuto di Dio, il “discernimento degli spiriti”, Antonio poté riconoscere le apparizioni false, compreso quelle che simulavano le presenze angeliche.
E venne il tempo in cui molte persone che volevano dedicarsi alla vita eremitica, giunsero al fortino abbattendolo e Antonio uscì come ispirato dal soffio divino; cominciò a consolare gli afflitti ottenendo dal Signore guarigioni, liberando gli ossessi e istruendo i nuovi discepoli.
Si formarono due gruppi di monaci che diedero origine a due monasteri, uno ad oriente del Nilo e l’altro sulla riva sinistra del fiume, ogni monaco aveva la sua grotta solitaria, ubbidendo però ad un fratello più esperto nella vita spirituale; a tutti Antonio dava i suoi consigli nel cammino verso la perfezione dello spirito uniti a Dio.
Nel 307 venne a visitarlo il monaco eremita s. Ilarione (292-372), che fondò a Gaza in Palestina il primo monastero, scambiandosi le loro esperienze sulla vita eremitica; nel 311 Antonio non esitò a lasciare il suo eremo e si recò ad Alessandria, dove imperversava la persecuzione contro i cristiani, ordinata dall’imperatore romano Massimino Daia († 313), per sostenere e confortare i fratelli nella fede e desideroso lui stesso del martirio.
Forse perché incuteva rispetto e timore reverenziale anche ai Romani, fu risparmiato; le sue uscite dall’eremo si moltiplicarono per servire la comunità cristiana, sostenne con la sua influente presenza l’amico vescovo di Alessandria, s. Atanasio che combatteva l’eresia ariana, scrisse in sua difesa anche una lettera a Costantino imperatore, che non fu tenuta di gran conto, ma fu importante fra il popolo cristiano.
Tornata la pace nell’impero e per sfuggire ai troppi curiosi che si recavano nel fortilizio del Mar Rosso, decise di ritirarsi in un luogo più isolato e andò nel deserto della Tebaide, dove prese a coltivare un piccolo orto per il suo sostentamento e di quanti, discepoli e visitatori, si recavano da lui per aiuto e ricerca di perfezione.
Visse nella Tebaide fino al termine della sua lunghissima vita, poté seppellire il corpo dell’eremita s. Paolo di Tebe con l’aiuto di un leone, per questo è considerato patrono dei seppellitori.
Negli ultimi anni accolse presso di sé due monaci che l’accudirono nell’estrema vecchiaia; morì a 106 anni, il 17 gennaio del 356 e fu seppellito in un luogo segreto.
La sua presenza aveva attirato anche qui tante persone desiderose di vita spirituale e tanti scelsero di essere monaci; così fra i monti della Tebaide (Alto Egitto) sorsero monasteri e il deserto si popolò di monaci; primi di quella moltitudine di uomini consacrati che in Oriente e in Occidente, intrapresero quel cammino da lui iniziato, ampliandolo e adattandolo alle esigenze dei tempi.
I suoi discepoli tramandarono alla Chiesa la sua sapienza, raccolta in 120 detti e in 20 lettere; nella Lettera 8, s. Antonio scrisse ai suoi “Chiedete con cuore sincero quel grande Spirito di fuoco che io stesso ho ricevuto, ed esso vi sarà dato”.
Nel 561 fu scoperto il suo sepolcro e le reliquie cominciarono un lungo viaggiare nel tempo, da Alessandria a Costantinopoli, fino in Francia nell’XI secolo a Motte-Saint-Didier, dove fu costruita una chiesa in suo onore.
In questa chiesa a venerarne le reliquie, affluivano folle di malati, soprattutto di ergotismo canceroso, causato dall’avvelenamento di un fungo presente nella segala, usata per fare il pane.
Il morbo era conosciuto sin dall’antichità come ‘ignis sacer’ per il bruciore che provocava; per ospitare tutti gli ammalati che giungevano, si costruì un ospedale e una Confraternita di religiosi, l’antico Ordine ospedaliero degli ‘Antoniani’; il villaggio prese il nome di Saint-Antoine di Viennois.
Il papa accordò loro il privilegio di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità, per cui i porcellini potevano circolare liberamente fra cortili e strade, nessuno li toccava se portavano una campanella di riconoscimento.
Il loro grasso veniva usato per curare l’ergotismo, che venne chiamato “il male di s. Antonio” e poi “fuoco di s. Antonio” (herpes zoster); per questo nella religiosità popolare, il maiale cominciò ad essere associato al grande eremita egiziano, poi fu considerato il santo patrono dei maiali e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla.
Nella sua iconografia compare oltre al maialino con la campanella, anche il bastone degli eremiti a forma di T, la ‘tau’ ultima lettera dell’alfabeto ebraico e quindi allusione alle cose ultime e al destino.
Nel giorno della sua festa liturgica, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici; in alcuni paesi di origine celtica, s. Antonio assunse le funzioni della divinità della rinascita e della luce, LUG, il garante di nuova vita, a cui erano consacrati cinghiali e maiali, così s. Antonio venne rappresentato in varie opere d’arte con ai piedi un cinghiale.
Patrono di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato; è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster, ma anche in base alla leggenda popolare che narra che s. Antonio si recò all’inferno, per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo e mentre il suo maialino sgaiattolato dentro, creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a ‘tau’ e lo portò fuori insieme al maialino recuperato e lo donò all’umanità, accendendo una catasta di legna.
Per millenni e ancora oggi, si usa nei paesi accendere il giorno 17 gennaio, i cosiddetti “focarazzi” o “ceppi” o “falò di s. Antonio”, che avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera. Le ceneri poi raccolte nei bracieri casalinghi di una volta, servivano a riscaldare la casa e con apposita campana fatta con listelli di legni per asciugare i panni umidi.
È invocato contro tutte le malattie della pelle e contro gli incendi. Veneratissimo lungo i secoli, il suo nome è fra i più diffusi del cattolicesimo, anche se poi nella devozione onomastica è stato soppiantato dal XIII sec. dal grande omonimo santo taumaturgo di Padova.
Nell’Italia Meridionale per distinguerlo è chiamato “Sant’Antuono”.


Fonte: Santiebeati.it


PREGHIERA

Glorioso Sant'Antonio, esempio
di docilità alla voce di Dio che ti
chiamava alla vita perfetta per il
Regno dei cieli e ti ha costituito
maestro di spiritualità e di
preghiera, guidaci nel cammino della
fede e nella preghiera.
Insegna a noi, che ti onoriamo
come protettore, a seguire Gesù e a
vivere il nostro Battesimo, aprendo
il cuore alle necessità dei fratelli.
Tu che con Maria, gli Angeli e
i Santi, canti la lode perenne a Dio,
ottienici il dono di offrire la nostra
vita, come Gesù, per la salvezza dei
fratelli e di vivere sempre da veri
cristiani, consapevoli di dover dare
a tutti testimonianza della novità,
che Cristo Risorto ha offerto al mondo.
Egli vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo, per tutti
i secoli dei secoli.
Amen

lunedì 14 gennaio 2013

Inizio del Tempo Ordinario

 
La festa del Battesimo di Gesù segna la fine del tempo di Natale e l'inizio del c.d. Tempo Ordinario.
Analizziamone gli aspetti:
I) - La Parola di Dio nel corso dell'Anno Liturgico:
Nel corso di un anno non si riesce a leggere tutta la parola di Dio contenuta nei 73 libri che formano la Bibbia; per questo essa e distribuita in un ciclo di tre anni: anno A - anno B - anno C.
Ogni ciclo inizia con la prima domenica di Avvento.
Per la lettura del Vangelo, specialmente nelle domeniche del Tempo Ordinario, i brani sono scelti leggendo di seguito un Vangelo:
 
- anno A: viene letto il Vangelo di Matteo;
- anno B: viene letto il Vangelo di Marco e gli ultimi sei capitoli di Giovanni;
- anno C: viene letto il Vangelo di Luca (come l'anno in corso).
Il Vangelo di Giovanni viene letto nel Tempo di Natale, in Quaresima e nel Tempo di Pasqua. 
Nei giorni della settimana il Vangelo è unico, mentre la prima lettura segue un ciclo biennale secondo gli anni pari e gli anni dispari.
II) - Tempo Ordinario: Gesù, tu hai parole di vita eterna!
Il tempo Ordinario è costituito da 33 o 34 settimane; comincia il lunedì dopo la festa del Battesimo del Signore e si protrae fino al martedì prima della Quaresima. La prima parte può variare da 4 a 9 settimane. Riprende poi il lunedì dopo Pentecoste per terminare prima dei primi Vespri della prima domenica di Avvento.
III) - Perché si chiama Tempo Ordinario?
Esso è "ordinario" nel senso che celebra il mistero di Cristo nella sua globalità: lungo il ritmo delle settimane e delle domeniche veniamo a conoscenza dei suoi discorsi, delle parabole da lui raccontate, dei fatti e dei miracoli da lui compiuti, attraverso i quali Gesù ci presenta l'amore di Dio Padre per tutti gli uomini. Vivere e celebrare il mistero di Cristo nell'ordinario significa, dunque, accettare di vivere da discepoli nella fedeltà di ogni giorno, ascoltare e incontrare il Maestro nel quotidiano, riconoscere che Dio si china su di noi e ci salva nella concretezza della nostra esperienza personale. Gesù cammina accanto a ciascuno per guarirlo e conoscerlo.
 
IV) - Aspetti liturgici:
Il colore liturgico di questo tempo è il verde. Esso esprime la speranza, la giovinezza della Chiesa, la ripresa di un cammino nuovo e perseverante. Il Gloria si dice nelle solennità, nelle feste e in tutte le domeniche; il Credo si dice nelle solennità e in tutte le domeniche
V) - Valori da vivere:
Mantenere viva la fede in Gesù Cristo per mezzo della preghiera personale, familiare e comunitaria, la vita sacramentale (Confessione quindicinale, Santa Messa domenicale  e per chi può giornaliera cibandosi in essa della Santissima Eucarestia, Corpo e Sangue di Cristo) e le opere di carità, così da ravvivare i tre perni della vita cristiana: con Dio Padre, con il prossimo, sua manifestazione concreta e con se stessi come tempio dello Spirito Santo donatoci dal Gesù Cristo per la Vita Eterna.

lunedì 7 gennaio 2013

Il Purgatorio: il racconto del Servo di Dio Fra Daniele Natale

 
Sono un semplice fratello laico cappuccino. Ho svolto la mia vita facendo il lavoro che mi competeva: portinaio, sacrista, questuante, cuciniere. Spesso mi recavo, bisaccia in spalla, a chiedere l'elemosina di porta in porta. Ogni mattino facevo la spesa per il convento.
Mi conoscevano tutti e mi volevano bene. Ogni volta che compravo qualcosa mi facevano degli sconti. Quelle poche lire, anziché consegnarle al superiore, le conservavo per la corrispondenza, per le mie piccole necessità ed anche per aiutare dei militari che bussavano alla porta del convento.
Si era nell'immediato dopo guerra. Io ero a San Giovanni Rotondo, mio paese nativo, nel medesimo convento di Padre Pio. Da un po' di tempo avvertivo dei dolori all'apparato digerente. Mi sottoposi a visita medica ed il medico diagnosticò un male incurabile: tumore.
Con la morte nel cuore andai a raccontare tutto a Padre Pio, il quale, dopo avermi ascoltato, bruscamente mi disse: «Operati!». Rimasi confuso e reagii. Dissi: Padre, non ne vale la pena! Il medico non mi ha dato nessuna speranza. Ormai so di dover morire. «Non importa ciò che ti ha detto il medico: operati, ma a Roma nella tale clinica e dal tale professore». Il Padre mi disse queste cose con tale forza e con tanta sicurezza che io risposi: «Si, Padre, lo farò». Allora lui mi guardò con dolcezza e, commosso, aggiunse: «Non temere, io sarò sempre con te». La mattina dopo ero già in viaggio per Roma. Mentre ero seduto sul treno, avvertii a fianco a me una presenza misteriosa: era Padre Pio che manteneva la promessa di starmi vicino. Quando arrivai a Roma, seppi che la clinica era «Regina Elena»; il professore si chiamava Riccardo Moretti. Verso sera feci il mio ingresso in clinica. Sembrava che tutti mi aspettassero, come se qualcuno avesse annunciato il mio arrivo. Mi accolsero immediatamente. Subito dopo il consulto medico, il direttore sanitario venne a chiedermi il consenso per l'intervento previsto per il giorno dopo. Io apposi la firma richiesta. Alle ore 7.00 del mattino ero già in sala operatoria. Mi prepararono per l'intervento. Nonostante l'anestesia, rimasi sveglio e cosciente: mi raccomandai al Signore con le stesse parole che Lui rivolse al Padre prima di morire: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito». I medici cominciarono l'intervento ed io sentivo tutto ciò che dicevano; soffrivo dolori atroci, ma non mi lamentai, anzi ero contento di sopportare tanto dolore che offrivo a Gesù e mi accorgevo come tutte quelle sofferenze rendevano la mia anima sempre più pura dai miei peccati. Ad un certo punto mi addor­mentai. Quando ripresi coscienza mi dissero che ero stato tre giorni in coma prima di morire. Mi presentai dinanzi al trono di Dio. Vedevo Dio, ma non come giudice severo, bensì come Padre affet­tuoso e pieno di amore. Allora capii che il Signore aveva fatto tutto per amor mio, che si era preso cura di me dal primo all'ultimo istante della mia vita, amandomi come se io fossi l'unica creatura esistente su questa terra. Mi resi anche conto però che, non solo non avevo ricambiato questo immenso amor divino, ma l'avevo del tutto trascurato.
Fui condannato a due/tre ore di purgatorio. «Ma come?, mi chiesi, solo due/tre ore? E poi potrò rima­nere per sempre vicino a Dio eterno Amore?». Feci un salto di gioia e mi sentii come un figlio prediletto. La visione scomparve ed io mi ritrovai in purgatorio. Le due/tre ore di purgatorio mi erano state date so­prattutto per aver mancato al voto di povertà, per aver conservato per me quelle poche lire, come ho detto prima. Erano dolori terribili che non si sapeva da dove venissero, però si provavano intensamente. I sensi che più avevano offeso Dio in questo mondo: gli occhi, la lingua... provavano maggior dolore ed era una cosa da non credere perché laggiù nel purgatorio, uno si sente come se avesse il corpo e conosce/riconosce gli altri come avviene nel mondo. Intanto, non erano passati che pochi momenti di quelle pene e già mi sembrava che fosse un'eternità. Quello che più fa soffrire nel purgatorio non è tanto il fuoco, pur tanto intenso, ma quel sentirsi lontani da Dio, e quel che più addolora è di aver avuto tutti i mezzi a disposizione per la salvezza e di non averne saputo approfittare. Pensai allora di andare da un confratello del mio convento per chiedergli di pregare per me che ero nel purgatorio. Quel confratello rimase meravigliato perché sentiva la mia voce, ma non vedeva la mia persona, e chiese: «Dove sei? perché non ti vedo?». Io insistevo e, vedendo che non avevo altro mezzo per raggiungerlo, cercai di toccarlo; ma le mie braccia si incrociavano senza toccarsi. Solo allora mi resi conto di essere senza corpo. Mi accontentai di insistere perché pregasse molto per me e me ne andai. «Ma come? - dicevo a me stesso - non dovevano essere solo due/tre ore di purgatorio?... e sono tra­scorsi già trecento anni?». Almeno così mi sembrava. Ad un tratto mi apparve la Beata Vergine Maria e la scongiurai, la implorai dicendole: «O santissima vergine Maria, madre di Dio, ottienimi dal Signore la grazia di tornare sulla terra per vivere ed agire solo per amore di Dio!». Mi accorsi anche della presenza di Padre Pio e supplicai anche lui: «Per i tuoi atroci dolori, per le tue benedette piaghe, Padre Pio mio, prega tu per me Id­dio che mi liberi da queste fiamme e mi conceda di continuare il purgatorio sulla terra». Poi non vidi più nulla, ma mi resi conto che il Padre parlava alla Ma­donna. Dopo pochi istanti mi apparve di nuovo la Beata Vergine Maria: era la Madonna delle Grazie, ma senza Gesù Bambino. Ella chinò il capo e mi sorrise. In quel preciso momento ripresi possesso del mio cor­po, aprii gli occhi e stesi le braccia. Poi, con un movi­mento brusco, mi liberai del lenzuolo che mi copriva. Ero stato accontentato, avevo ricevuto la grazia! La Madonna mi aveva esaudito. Subito dopo, quelli che mi vegliavano e pregavano, spaventatissimi, si precipitarono fuori dalla sala per andare in cerca di infermieri e di dottori. In pochi minuti la clinica era in subbuglio. Credevano tutti che io fossi un fanta­sma e decisero di chiudere bene la porta e sparire per un certo timore degli spiriti.
Al mattino seguente, mi alzai molto presto e mi sedetti su di una poltrona. Malgrado la porta fosse accuratamente custodita, alcuni riuscirono ad entra­re e mi chiesero spiegazione dell'accaduto. Per tran­quillizzarli, dissi che stava arrivando il medico di guardia, il quale avrebbe raccontato l'accaduto. Di solito i medici non arrivavano prima delle ore dieci. Quella mattina erano ancora le ore sette e io dissi ai presenti: «Guardate: il medico sta arrivando, ora sta parcheggiando la macchina nel tal posto». Ma nessuno volle credermi. Ed io: «Ora sta attraversando la strada, porta la giacca sul braccio e si passa la mano sulla testa come fosse preoccupato, non so cosa avrà!...». Ma nessuno dava credito alle mie parole. Allora dissi: affinchè crediate che io non vi mento, vi confermo che ora il medico sta salendo in ascensore e sta per bussare alla porta. Avevo appena finito di parlare, che la porta si aprì ed il medico entrò con grande meraviglia di tutti i presenti. Con le lacrime agli occhi il dottore disse: «Sì, adesso credo: credo in Dio, credo nella Chiesa, credo in Padre Pio...».
Quel dottore, che prima non credeva o la cui fede era ad acqua di rose, confessò che quella notte non era riuscito a chiudere occhio pensando alla mia morte da lui accertata senza darsi spiegazione. Disse che malgrado il certificato di morte da lui stilato era tornato per rendersi conto di cosa era successo quel­la notte che tanti incubi gli aveva procurato, perché quel morto (che ero io) non era un morto come gli altri. In effetti, non si era sbagliato!

CONCLUSIONE

Dopo questa esperienza, fra Daniele visse vera­mente il purgatorio su questa terra purificandosi
attraverso malattie, sofferenze e dolori, e uniforman­dosi sempre e in tutto alla volontà di Dio. Ricordiamo solo alcuni interventi da lui subiti: prostata, colicisti, aneurisma della vena porta addominale con relativa protesi, tumore alla vescica, intervento dopo un ter­ribile incidente stradale nei pressi di Bologna, trala­sciando altri ricoveri e dolori non solo fisici, ma anche morali.
Alla sorella Felicetta che gli chiedeva come si sentisse in salute fra Daniele confidò: «Sorella mia, sono più di 40 anni che non ricordo cosa significhi star bene!».
Fra Daniele è morto il 6 luglio 1994.
Mentre la sua salma era composta nella cappella dell'Infermeria del convento dei Frati Cappuccini in San Giovanni Rotondo e si recitava il Santo Rosario in suf­fragio della sua anima benedetta, ad alcuni dei pre­senti parve che fra Daniele muovesse le labbra, come per rispondere al Rosario, alle Ave Maria. La voce si sparse in un baleno, tanto che il supe­riore padre Livio Di Matteo, per una certa serenità interiore, volle accertarsi che non si trattasse di morte apparente. Per questo fece venire dalla vicina Casa Sollievo della Sofferenza il dottor Nicola Silvestri Aiuto di Medicina legale ed il dottor Giuseppe Fasanella Assistente di Medicina legale i quali praticaro­no a fra Daniele l'elettrocardiogramma e gli misura­rono anche la temperatura, accertandone così definitivamente il decesso.
Ora fra Daniele gode certamente la visione beatifica di Dio e dal cielo sorride, benedice e protegge.


Nota: Tratto da: "fra Daniele Natale - racconta...le sue esperienze con Padre Pio" di padre Remigio Fiore

sabato 5 gennaio 2013

6 gennaio - Epifania del Signore Gesù. Cosa festeggiamo?

Cenni storici

Il termine epifania deriva dal greco,
epifaneia, che può avere molteplici significati: manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina. Nella forma assume anche la valenza di "Natività di Cristo", oltre che di "Epifania" come noi la intendiamo.
Nel linguaggio contemporaneo Epifania sta ad indicare una festa cristiana che cade il 6 gennaio, cioè dodici giorni dopo il Natale. Con la Pasqua, l'Ascensione, la Pentecoste ed il Natale, quella dell'Epifania costituisce una delle massime solennità che la Chiesa celebra. Dai greci, questo termine veniva utilizzato per indicare l'azione o la manifestazione di una divinità (mediante miracoli, visioni, segni, ecc.).
Nel III secolo i cristiani iniziarono a commemorare, con il termine Epifania, le manifestazioni divine (come i miracoli, i segni, le visioni, ecc.) di Gesù. In particolare, tra queste manifestazioni si ricorda: l'adorazione da parte dei Re Magi, il battesimo di Gesù ed il primo miracolo avvenuto a Cana di Galilea (la trasformazione dell’acqua in vino). Ad oggi si intende, più genericamente, la prima manifestazione pubblica della divinità, con la visita dei Magi.
Secondo il Vangelo di Matteo (Mt 2,2) i Magi, guidati in Giudea da una stella, portarono in dono a Gesù bambino, riconosciuto come "Re dei Giudei", oro (omaggio alla sua regalità), incenso (omaggio alla sua divinità) e mirra (anticipazione della sua futura sofferenza redentrice) e lo adorarono.
In definitiva con l'Epifania si celebra la prima manifestazione della divinità di Gesù, vero Dio e vero Uomo, all'intera umanità: con la visita solenne, l'offerta di doni altamente significativi e l'adorazione dei magi, autorevoli esponenti di un popolo totalmente estraneo al mondo ebraico e mediterraneo
 
Significato cristologico

L’epifania, dunque, risulta essere un avvenimento di fondamentale importanza per la tradizione cristiana, in quanto fa risaltare la venuta del Salvatore incarnato in una vergine di Nazareth: Maria Santissima. Ancor più la nascita in un piccolo e sperduto
paesino del regno di Israele ci segnale come Dio, l’Onnipotente, con umiltà, e come una piccola fiammella accesa nella notte, sia venuto ad illuminare e risanare le difficoltà di ogni uomo. In questo conteso l’arrivo dei magi dall’Oriente a Betlemme per adorare il Messia, rappresenta il segno della manifestazione del Re universale ai popoli e a tutti gli uomini che cercano la verità; rappresenta il segno del bene fedele e tenace di Dio che mai viene meno al suo amore paterno verso i suoi figli; è ancora segno del coraggio dell’uomo, che desideroso di conoscere la Via, la Verità e la Vita, intraprende un lungo viaggio seguendo una stella, arrivando, da re che erano, ad inginocchiarsi innanzi ad un Bambino: Gesù Cristo nostro Signore.

Spunti di riflessione

In questo giorno cerchiamo di trovare il coraggio, testimoniatoci dai Re Magi, nel profondo del nostro cuore per riscoprire la vera dimensione di tale festa cristiana per non minimizzare, banalizzare e ridurre un momento di adorazione e ringraziamento a Dio Padre, solo ed esclusivamente, ad una corsa sfrenata all’acquisto di dolciumi e regali! Cogliamo l’occasione di questa Solennità per riscoprire il sacramento della Confessione affiancato a quello della Santissima Comunione nella celebrazione della Santa Messa nella quale ascoltando la Parola di Dio vivifichiamo la nostra esistenza con la luce dello Spirito Santo


Tu scendi dalle stelle

Tu scendi dalle stelle o Re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo.
O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar.
O Dio beato!
Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.
Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.

A te che sei del mondo il Creatore,
mancano i panni e il fuoco, o mio Signore.
Mancano i panni e il fuoco, o mio Signore.
Caro eletto pargoletto, quanta questa povertà
più mi innamora, giacchè ti fece amor povero ancora.
Giacchè ti fece amor povero ancora.

Tu lasci del tuo Padre il divin seno,
per venire a tremar su questo fieno;
per venire a tremar su questo fieno.
Caro eletto del mio petto, dove amor ti trasportò!
O Gesù mio, perchè tanto patir, per amor mio

giovedì 3 gennaio 2013

3 Gennaio - Santissimo Nome di Gesù: adorazione e riparazione


Dall'opera sul «Vangelo eterno» di san Bernardino da Siena
(Sermone 49, art. 1 - Opera Omnia, IV, pp. 495 ss). 
 
Il Nome santissimo dagli antichi Patriarchi e Padri fu desiderato, con tanta ansietà aspettato, con tanti sospiri, con tante lagrime invocato, ma nel tempo della grazia misericordiosamente è stato donato. Scompaia il nome dell'umana sapienza, non si senta nome della vendetta, rimanga il nome della giustizia. Donaci il nome della misericordia, risuoni il nome di Gesù nelle mie orecchie, poiché allora veramente la tua voce è dolce e grazioso il tuo volto.
 
Grande fondamento della fede pertanto è il Nome di Gesù, per il quale siamo fatti figli di Dio. La fede della religione cattolica consiste nella conoscenza e nella luce di Gesù Cristo; che è illuminazione dell’uomo, porta della vita, fondamento della salute eterna. Se qualcuno non lo ha o lo ha abbandonato, è come se camminasse senza luce nelle tenebre e per luoghi pericolosi ad occhi chiusi; e sebbene splenda il lume della ragione, segue una guida cieca quando segue il proprio intelletto per capire i segreti celesti, come colui che intraprenda la costruzione della casa senza curarsi del fondamento, oppure, non avendo costruita la porta, cerca poi di entrare per il tetto.
Questo fondamento è Gesù, porta e luce che, mostrandosi agli erranti, indicò a tutti la luce della fede per la quale è possibile ricercare il Dio sconosciuto, e ricercandolo credere, e credendo trovarlo. Questo fondamento sostiene la Chiesa fondata nel Nome di Gesù.
 
Il Nome di Gesù è luce ai predicatori, poiché fa luminosamente risplendere, annunciare e udire la sua parola. Da dove credi che provenga tanta improvvisa e fervida luce di fede in tutta la terra, se non dalla predicazione del Nome di Gesù? Forse che Dio non ci ha chiamati all'ammirabile sua luce attraverso la luce e la dolcezza di questo Nome? A coloro che sono illuminati e che vedono in questa luce, giustamente l'Apostolo dice: «Una volta eravate tenebre, ora siete luce nel Signore: camminate dunque quali figli della luce».
O nome glorioso, o nome grazioso, o nome amoroso e virtuoso! Per mezzo tuo vengono perdonate le colpe, per mezzo tuo vengono sconfitti i nemici, per te i malati vengono liberati, per te coloro che soffrono sono irrobustiti e gioiscono! Tu onore dei credenti, maestro dei predicatori, forza di coloro che operano, tu sostegno dei deboli! I desideri si accendono per il tuo calore e ardore di fuoco, si inebriano le anime contemplative e per te le anime trionfanti sono glorificate nel cielo: con le quali, o dolcissimo Gesù, per questo tuo santissimo Nome, fa' che possiamo anche noi regnare. Amen!
  

CORONCINA RIPARATRICE AL SANTISSIMO NOME DI GESU’
Gesù rivelò alla Serva di Dio suor Saint-Pierre, carmelitana di Tours (1843), l’Apostola della Riparazione: “Il mio nome è da tutti bestemmiato: gli stessi fanciulli bestemmiano e l’orribile peccato ferisce apertamente il mio Cuore. Il peccatore con la bestemmia maledice Dio, lo sfida apertamente, annienta la Redenzione, pronuncia da sé la propria condanna. La bestemmia è una freccia avvelenata che mi penetra nel Cuore. Io ti darò una freccia d’oro per cicatrizzarmi la ferita dei peccatori, ed è questa: Sempre sia lodato, benedetto, amato, adorato, glorificato, il Santissimo, il Sacratissimo , l’adoratissimo – eppure incomprensibile – Nome di Dio in cielo, in terra o negli inferi, da tutte le creature uscite dalle mani di Dio. Per il Sacro Cuore di nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell’altare. Amen. Ogni volta che ripeterai questa formula ferirai il mio Cuore d’amore. Tu non puoi comprendere la malizia e l’orrore della bestemmia. Se la mia Giustizia non fosse trattenuta dalla misericordia, schiaccerebbe il colpevole verso il quale le stesse creature inanimate si vendicherebbero, ma io ho l’eternità per punirlo! Oh, se sapessi quale grado di gloria ti darà il Cielo dicendo una volta sola: O ammirabile Nome di Dio! - in spirito di riparazione per le bestemmie!”

CORONCINA
 
Sui grani grandi della Corona del santo Rosario recitare : il Gloria, e la preghiera della “freccia d’oro” : “Sempre sia lodato, benedetto, amato , adorato, glorificato il Santissimo, il Sacratissimo, l’adoratissimo – eppure incomprensibile – Nome di Dio in cielo, in terra o negli inferi, da tutte le creature uscite dalle mani di Dio. Per il Sacro Cuore di nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell’altare. Amen”.
Sui grani piccoli si dice per 10 volte: “Cuore Divino di Gesù, converti i peccatori, salva i moribondi, libera le Anime sante del purgatorio”.
Concludere con:

Gloria
Salve Regina
Eterno riposo



domenica 30 dicembre 2012

Ringraziamento di fine d'anno.

 
L'anno sta per finire. Ringraziamo il Signore Gesù per tutto ciò che ci ha donato e per la forza ed il sostegno ricevuti nei momenti di difficoltà. Preghiamo per il nuovo anno affinché se da Lui ci siamo allontanati con la preghiera possa egli ridonarci un cammino pieno di fede e perseveranza; se gli siamo stati vicino chiediamogli di rafforzare la nostra fede e di continuare a crescere nella carità verso il prossimo.
Aiutiamoci con questa breve e semplice preghiera

 
 
Ringraziamento a Gesù per l'anno trascorso.

Gesù mio, ti ringrazio di avermi donato
quest'anno che è trascorso; tempo solenne di vita e di amore.
Insegnami l'umiltà, il santo timor di Dio
perché alla luce de tuo Santo Spirito io persegua la retta via.
Proteggimi, custodiscimi e guidami assieme alle persone a me care.
Aiutami a perdonare chi mi ha offeso, tradito ed umiliato
affinché il mio cuore ritorni nella serenità e nella gioia.
Ti affido la mia vita e i miei progetti,i miei sentimenti
le mie preoccupazioni.
Perdona il male da me commesso e se qualcosa di buono ho fatto accettalo.
Rendimi la gioia della salvezza eterna perché un giorno,
con i santi e gli angeli possa in eterno lodarti.
Amen
 
 
1 Padre nostro
1 Ave Maria
1 Gloria al Padre

(Per le preghiere v.
Preghiere quotidiane lato destro del blog)

mercoledì 5 dicembre 2012

La confessione nel periodo di Avvento: tempo di misericordia!

Cari amici,
entrati nel periodo di Avvento sforziamoci di restituire all’esistenza un valore meritevole della nostra elezione a figli di Dio e fratelli in Cristo. Per accrescere o ritrovare una tale dignità, che investe cuore, mente e corpo tra essi mai separati, vi dono un piccolo aiuto per poter affrontare una santa Confessione che disponga il cuore a ricevere Gesù nel giorno del Santo Natale in particolare, e ogni giorno nell’arco della nostra vita perché come ci insegna Cristo: “Vegliate (…), perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (Mt 24,42).
 
Come fare l’esame di coscienza per la  celebrazione
del Sacramento della Confessione
Spunti di riflessione: Dal Diario di Santa Faustina Kowalska - N. 1602
“Oggi il Signore mi ha detto: «Figlia,
quando ti accosti alla santa confessione, a questa sorgente della Mia Misericordia, scendono sempre sulla tua anima il Mio Sangue ed Acqua, che uscirono dal Mio Cuore e nobilitano la tua anima.
Ogni volta che vai alla santa confessione immergiti tutta nella Mia Misericordia con grande fiducia, in modo che io possa versare sulla tua anima l’abbondanza delle Mie grazie.
Quando vai alla confessione, sappi che Io stesso ti aspetto in confessionale, Mi copro soltanto dietro il sacerdote, ma sono Io che opero nell’anima. Lì la miseria dell’anima s’incontra col Dio della Misericordia. Dì alle anime che da questa sorgente della Misericordia possono attingere le grazie unicamente col recipiente della fiducia. Se la loro fiducia sarà grande, la Mia generosità non avrà limiti. I rivoli della Mia grazia inondano le anime umili. I superbi sono sempre nell’indigenza e nella miseria, poiché la Mia grazia si allontana da loro e va verso le anime umili»”.
DOMANDE PRELIMINARI:
Da quanto tempo non ti confessi bene? - L’ultima volta hai detto tutti i peccati gravi commessi? - Nelle confessioni passate hai mai nascosto volutamente qualche peccato mortale? - Da quanto tempo non ricevi la comunione? - L’hai ricevuta sempre bene? - Ti sei accostato alla comunione avendo sulla coscienza dei peccati mortali senza esserti prima confessato? - Hai mai profanato l’Eucaristia commettendo un sacrilegio? – Hai mancato di rispetto al SS. Sacramento accostandoti alla comunione senza avere osservato il digiuno prescritto, parlando, ridendo, senza preparazione e senza pensare a Chi stavi per ricevere? - Fai qualche penitenza il venerdì? - Sai vivere con austerità soprattutto nei giorni comandati dalla Chiesa? - Hai mangiato carne nei venerdì di quaresima? - Hai fatto digiuno il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo? - Hai aiutato la Chiesa, sovvenendo alle sue opere (missioni, seminari, sostentamento del clero ecc.)?
 
QUESITI CIRCA I DIECI COMANDAMENTI: 
1° - Non avrai altro Dio fuori di me
Credi in Dio, Padre e Salvatore tuo e di tutti gli uomini? - La tua vita è orientata a Dio? – Lo ami come figlio? - Lo hai messo al primo posto tra i valori della tua vita? - Credi nel Padre, nel Figlio, nello Spirito Santo? - Preghi mattina e sera? - Vivi le virtù cristiane della Fede, speranza e carità? - Consideri la Fede come un dono prezioso da coltivare? - Ti impegni a crescere nella Fede? - Sei convinto della tua religione cattolica? - Ricerchi e accetti la volontà di Dio nella tua giornata, soprattutto nei momenti difficili? - Hai messo in pericolo la tua Fede leggendo libri, riviste, articoli contrari alla Fede, a Cristo, alla Chiesa? - Cerchi di conoscere, di approfondire e di farti spiegare le verità della Fede cristiana? - Hai parlato male della religione, del Papa, dei sacerdoti? - Hai allontanato qualcuno dalla pratica religiosa? - Speri nell’amore di Dio oppure ti scoraggi e disperi davanti alle difficoltà della vita, imprecando e ribellandoti? - Sei superstizioso? - Porti addosso amuleti, portafortuna, oggetti scaramantici? - Credi davvero all’oroscopo? - Sei andato da indovini, maghi, chiromanti, fattucchiere? - Hai partecipato a sedute spiritiche?
2° - Non nominare il nome di Dio invano
Hai rispetto e amore per il nome di Dio e della Madonna? - Hai testimoniato con coraggio la tua Fede? - Hai bestemmiato? - Hai fatto affermazioni false o eretiche su Dio, quali per esempio: “Dio non fa le cose giuste”, “Dio è crudele”, “Dio è cattivo”, “Dio si diverte delle sofferenze degli uomini”, “Dio si dimentica dei buoni” ecc.? - Hai raccontato fatti e barzellette blasfeme? - Hai fatto giuramenti falsi o illeciti o senza necessità? – Hai mantenuto i voti e le promesse fatte?
3 °- Ricordati di santificare le feste
Le 24 ore della domenica e dei giorni festivi costituiscono “il giorno del Signore”: le hai rese sante con la preghiera, compiendo opere buone, coltivando i valori sacri della vita (famiglia, amicizia, cultura, natura, solidarietà, pace ecc.)? - Ti sei liberato dalla fatica del lavoro, godendo della libertà del figlio di Dio? - Hai lavorato pur potendo farne a meno? - Hai partecipato alla Messa, vivendo un’ora assieme agli altri credenti? - Alla Messa ti sei distratto, hai chiacchierato, hai disturbato gli altri? - Hai dedicato gratuitamente agli altri (al di fuori della tua parentela) un po’ del tuo tempo, delle tue capacità? - Hai fatto del volontariato?
4° - Onora il padre e la madre
Hai amato, rispettato, ubbidito, aiutato i genitori secondo le tue possibilità? - Sei stato gentile e disponibile in famiglia? - In casa collabori e condividi la vita con i tuoi? – Crei serenità, comunione, conversazione con gli altri o li fai vivere nella solitudine e nel silenzio? - Ti impegni per l’educazione dei figli? - Vegli sulle loro amicizie, giochi, divertimenti, letture? - Ti senti responsabile della scuola che frequentano? - Dai loro l’esempio di una vera vita cristiana? - Preghi insieme con loro in famiglia? - Rispetti gli anziani, le donne, i bambini; i superiori, le autorità? - Ubbidisci con lealtà alle leggi dello Stato? -Compi i tuoi doveri di buon cittadino? - Capisci il valore del partecipare alle votazioni pubbliche? - Hai votato secondo coscienza, in coerenza con i tuoi principi cristiani? - Hai mai venduto il tuo voto per interessi privati? - Sei iscritto ad associazioni che hanno finalità immorali?
5° - Non uccidere
Consideri la tua vita come un dono di Dio, del quale tu non sei padrone assoluto, ma amministratore? - La rispetti con la moderazione nel cibo, nelle bevande, nel fumo? – Ti concedi il giusto riposo? - Fuggi l’alcolismo, la droga? - Hai spacciato droga? – Sei prudente nel guidare l’automobile? - Hai messo mai in pericolo la tua vita o quella degli altri? - Hai curato opportunamente la salute tua e dei tuoi cari? - Ti sforzi di amare gli altri come te stesso, e soprattutto come Dio li ama? - Hai fatto agli altri ciò che vuoi che venga fatto a te? - Sei accogliente e solidale, soprattutto con chi ha meno di te? - Sei invidioso? - Coltivi sentimenti di odio, rancore, vendetta? - Hai litigato? - Rispetti e aiuti chi è più debole nella società: malati, portatori di handicap, anziani, bambini, poveri? - Sei razzista? - Hai perdonato le offese ricevute? - Hai fatto, procurato, consigliato l’aborto, uno dei peccati più gravi al cospetto di Dio e della Chiesa? - Hai ucciso qualcuno? - Hai mai usato violenza? - Hai inflitto percosse, hai procurato ferite o malattie a qualcuno? - Possiedi, conservi, usi armi pericolose e offensive? - Sei stato crudele con gli animali? – Hai imprecato o augurato del male ad altri? - Hai dato scandalo con il tuo modo di vestire, di agire, di parlare? - Sei stato occasione di peccato per qualcuno?
6° - Non commettere atti impuri
Sul corpo, sull’amore, sulla sessualità, sulla castità hai una concezione cristiana? – Hai conservato puro e casto il tuo corpo? - Hai commesso atti disonesti, osceni, immorali? – Ti sei abbandonato alla lussuria, all’autoerotismo, a perversioni sessuali, all’omosessualità? - Hai frequentato orge? - Hai avuto delle “avventure”? - Hai sedotto o disonorato qualche persona innocente? - Eviti le occasioni e le compagnie cattive o pericolose? – Hai conservato la tua fedeltà alla fidanzata o al fidanzato? - Hai rapporti prematrimoniali? – Nel matrimonio hai il senso cristiano del sacramento ricevuto? - Ami, rispetti, aiuti con generosità il tuo coniuge? - La tua vita sessuale è sempre espressione d’amore, di donazione totale e feconda? - Hai commesso adulterio? - Hai usato male o abusato del matrimonio non osservando la legge di Dio e l’insegnamento della Chiesa? - Hai praticato in qualche modo la contraccezione? - Leggi o guardi giornali, riviste, libri, spettacoli osceni? - Segui e gusti racconti, film, romanzi pornografici? - Contribuisci allo sviluppo e alla diffusione della pornografia comprando materiale osceno? - In casa tieni statue oscene, o poster e immagini pornografiche? - Pensi o parli della donna (o dell’uomo) come se fosse solo oggetto di piacere? - Aiuti, incoraggi la fedeltà di altre coppie?
7° - Non rubare
Sei convinto della parola del Vangelo che “è impossibile per chi è attaccato al danaro entrare nel Regno di Dio”? - Sai che l’avarizia, per la Bibbia, è “idolatria”, cioè adorazione del danaro al posto di Dio? - Sei usuraio? - Hai prestato soldi con eccessivo interesse, rovinando persone bisognose già in difficoltà? - Sei onesto nel lavoro, nella professione, in ufficio, nel commercio? - Quello che possiedi l’hai guadagnato onestamente? - Ti sei appropriato di beni della comunità o di altri? - Credi di lavorare lealmente in modo da meritare lo stipendio mensile? - Hai perso tempo sul lavoro? - Ti sei assentato dal lavoro senza vera necessità? - Hai preteso regalie, bustarelle, favori non dovuti? - Hai chiesto raccomandazioni per ottenere vantaggi e privilegi? - Sei convinto che la disonestà degli altri non giustifica mai la tua? - Oltre ai tuoi diritti hai pensato anche ai tuoi doveri? - Rispetti i diritti degli altri? - Nelle rivendicazioni, anche giuste, tieni conto anche del bene comune? - Hai fatto scioperi ingiusti? - Tu, datore di lavoro, paghi il giusto stipendio ai dipendenti? - Frodi lo Stato? - Paghi con giustizia le tasse? - Rispetti quanto appartiene alla società: strade, mezzi di trasporto, luoghi ed edifici pubblici? - Hai procurato danni all’ambiente, a monumenti, a proprietà pubbliche o private, sporcando e imbrattando? - Hai riparato o risarcito i danni fatti? - Hai restituito il danaro o altre cose avute in prestito? - Ti vendi per ottenere favori o vantaggi? - Hai frodato le compagnie di assicurazione dichiarando danni falsi e facendoti pagare ingiustamente? - Ti sei sempre assunto le tue responsabilità? - Hai praticato giochi d’azzardo? - Sei dedito al gioco, danneggiando la famiglia? - Hai falsificato assegni? - Hai spacciato coscientemente danaro falso? – Hai acquistato merce dichiaratamente rubata?
8° - Non dire falsa testimonianza
Sei falso, sleale, ingannevole? - Con le tue parole inganni il prossimo? - Hai detto bugie, menzogne? - Hai proferito giudizi avventati? - Hai accusato ingiustamente il tuo prossimo? - Parli male degli altri? - Fai pettegolezzi? - Hai giurato il falso? - Testimoniando hai fatto deposizioni false? - Col tuo esempio hai insegnato a mentire ai tuoi figli, agli altri? - Con un silenzio colpevole hai coperto fatti delittuosi (= omertà)? - Hai calunniato? - Hai diffamato qualcuno mormorando? - Hai riparato a eventuali diffamazioni o calunnie?
9° - Non desiderare la donna (o uomo) d’altri
Hai custodito la modestia e il pudore nella tua vita e nei tuoi pensieri? - Hai una mente “pulita”? - Hai guardato donne (o uomini) con concupiscenza? - Ti sei compiaciuto volontariamente di pensieri o desideri impuri? - Cerchi con una moda sconveniente o con il modo di comportarti di suscitare in altri desideri, turbamenti, eccitamenti cattivi? – Capisci che ciò è una violenza morale e uno scandalo?
10° - Non desiderare la roba d’altri
Ti lamenti sempre di quello che hai, dicendo “Beati loro...!”? - Ami il lusso e lo sfarzo? - Disprezzi il valore evangelico della povertà? - Sei invidioso dei beni e delle cose altrui? - Auguri del male e godi del male degli altri? - Come vivi quello che Cristo ha insegnato: “ Beati i poveri in spirito”?
IL RITO DELLA CONFESSIONE
La Confessione acquista significato e autenticità innanzi a Dio Padre, e dunque è in grado di offrirci la misericordia che da essa discende come lavacro purificatore e di cancellare i nostri peccati, a condizione che vi sia stato:
a. un momento di preghiera indirizzata allo Spirito Santo => perché illumini le nostre menti per riportare all’intelligenza ogni mancanza, volontaria e non, da ammettere in spirito di verità, al confessore.
PREGHIERA DI PREPARAZIONE
Spirito Santo Dio, Unico Amore,
tu che sei unito sin da principio con
L’Amante, Dio Padre e L’Amore, Dio Figlio,
scendi su di me con la tua potenza, la tua forza, il tuo amore
perché illuminando cuore e mente
possa ben confessare il miei peccati cosicché,
liberato, consolato e guarito, torni nel novero dei tuoi figli
e prosegua il mio cammino incontro al Padre
per cercare la sua gloria, il bene delle anime e la mia santificazione.
Amen!
3 Gloria
b. un attento esame di coscienza => questo ci permetterà, con la luce ricevuta nella preghiera, di analizzare profondamente tutta la nostra persona in: pensieri, parole, opere ed omissione;
 
c. un sincero pentimento dei peccati => esso rappresenta il dolore che il Signore permette ch’ogni penitente “ascolti” nel suo intimo, affinché, giustamente addolorato ed amareggiato per le offese arrecate a Colui che non ha esitato un istante a stendere le sue braccia per la nostra salvezza sul Santo Patibolo della Croce, cerchi con tutto se stesso il ravvedimento operoso nella sua vita. Solo così, ritornando nella grazia di Dio e nel suo consolante amore, riprenderà ad amare il prossimo, primaria e principale manifestazione di Cristo stesso;   
 
d. il proposito fermo di non offendere più il Signore e di fuggire le occasioni prossime di peccato => benché proposito non indichi certezza, giacché essa appartiene ad uno stadio di perfezione divina, non riguardante la natura umana, almeno nella dimensione terrena, tuttavia, questo elemento rappresenta l’impegno concreto del sacramento riconciliativo, delineato dallo sforzo, talvolta eroico e coraggioso (come perdonare coloro che uccidono, depredano, violentano, riducono in schiavitù) di eliminare, dal cuore e dalla mente, qualunque affetto ad ogni tipo di mancanza, anche e soprattutto quella che deriva da torti subiti (odio, vendetta, rancore,) o dalla concupiscenza della carne (sguardi, atti-atteggiamenti, e parole impure, oscene e/o provocatrici);   
 
e. l’umile confessione => il riconoscimento, consistente nell’affermare, con le proprie labbra, il male commesso è un aspetto fondamentale: sia per la validità del sacramento in sé, sia per l’instaurazione di un rapporto personale tra l’anima penitente e Cristo, Il Quale non desidera altro che spandere la sua misericordia su coloro che la desiderano con sincerità (tranne in casi eccezionali, che confermano la regola, come: stato vegetativo, sordomutismo, coma e in tutte le circostanze nelle quali è compromesso l’atto  volitivo-dichiarativo). D’altra parte: qual è il senso della sua morte e risurrezione, se non la redenzione attraverso il ministero della confessione?
f. il compimento della penitenza stabilita dal confessore => un’offesa ha in se un duplice aspetto riparatorio da soddisfare:
 
=>  spirituale => il sincero dolore per il male commesso suscita il proposito di non voler commettere più quel colpa e ciò provoca l’ulteriore atto vocale d’ammissione al confessore. Ciò ripara nel cuore di Dio il torto commesso, ad una maniera trascendentale, cioè spirituale, indispensabile, ma imperfetta. È necessario, infatti, il secondo atto riparatorio, cioè la soddisfazione della penitenza stabilita dal confessore a seconda dei casi;
=> in concreto, questo secondo atto riparatorio, può essere a sua volta:
a.    orale => attraverso una o una serie di preghiere che dimostrino a Dio, quantomeno, il voler donare qualcosa che possa ricompensare ciò che si è sottratto con la commissione di un peccato. Difatti, come l’amore donato accresce la grazia di Dio, per sé stessi e per coloro che lo ricevono, il peccato rappresenta sempre un atto sottrattivo nei riguardi di Dio e del prossimo. Dunque, il debito va ripristinato con ciò che possa riempire il vuoto procurato. Uno degli strumenti è la preghiera;
b.    fattuale => cercando, per quanto è possibile di ripristinare la situazione danneggiata a causa di una specifica e deplorevole azione. Es.: se Tizio rubasse 100 a Caio, l’umile confessione basterebbe? Nel senso espiatorio formale, certo! Gesù ha ridonato la grazia battesimale e la riconciliazione con la Santa Madre Chiesa. Sostanzialmente, nondimeno, è necessario chiedere perdono a Caio e restituirgli ciò che gli è stato sottratto, cioè il valore di 100 (se non fosse possibile, mettendo in atto azioni che fossero sostitutive del valore di 100, dunque, compensative, salvo dispensa dal danneggiato medesimo).
Quest’aspetto ci rende consapevoli che la misericordia ricevuta da Dio è al tempo stesso giustizia, equità. Il purgatorio consiste, per l’appunto, in questo: soddisfare la giustizia divina dallo squilibrio apportato dai peccati, quanto alle pene non soddisfatte con le riparazioni terrene. La colpa, precisamente, è espiata con la confessione; per la pena v’è la necessità di un atto riparatorio che soddisfi quanto si è illecitamente depredato. Poteva Dio Padre redimerci senza Croce? In termini d’onnipotenza, assolutamente si! Per quale motivo ha scelto una “tramite”, un mezzo tanto cruento? La ragione è: la soddisfazione. L’uomo con il peccato ha lacerato il suo rapporto con Dio, procurando uno strappo infinito nella dinamica relazionale con il suo Creatore! Cosa impone ciò che toglie, distruggendo? Che venga riempito quel vuoto, per ricompensare l’equilibrio e riportare stabilità! Cosa può riparare ciò che è Infinito se non un mezzo altrettanto Infinito: Gesù Cristo l’Unigenito del Padre, vero Uomo e vero Dio? Ecco la ragione della necessità di ancorare la confessione alla soddisfazione. Ciò che fece Cristo spetta a noi farlo ogni volta che commettiamo il male, con l’immensa differenza che servendoci del suo immenso Sacrificio sulla Croce offerto a tutti, con la nostra riparazione usufruiamo della Sua soddisfazione offerta al Padre per redimere noi stessi dal peccato, e con il nostro atto riparatorio ripristiniamo per noi stessi e coloro che hanno subito il torto l’equilibrio della giustizia divina. In realtà, essa, non è soddisfacibile dall’uomo con le sue azioni, benché riparatorie, giacché per quanto l’intenzione di sanare il male commesso sia sincera ed onesta è, e resterà imperfetta perché viziata da: giudizi, senso di immotivata persecuzione da parte di Dio e del prossimo, mancanza di totale volontà espiante (connaturata alla creaturalità), rabbia ed ogni pur minima inesattezza compresente nell’atto espiatorio. Ecco che, in proposito, ci viene in soccorso La Mediatrice di tutte le Grazie: Maria Santissima, Madre della Misericordia e Signora della Corredenzione. Ella con la sua intercessione potente, come fece cambiare l’acqua in vino alle nozze di Cana (Gv 2, 1-12), ci assicura che le rette intenzioni riparatrici, quantunque imperfette, diventino perfette e gradite a Dio attraverso il Suo Cuore Immacolato, il quale come indulgente filtro d’amore purificherà ogni nostro proposito. Esemplificando, quanto sino a qui si è detto rispetto al Purgatorio, si pensi ad un peccatore ostinato che pentitosi in punto di morte eviti la perdizione. Come dare soddisfazione a tutto il male commesso se il termine della vita glielo ha oggettivamente impedito? Ecco che la bontà di Dio c’è venuta incontro con il Purgatorio, uno stato dell’anima in cui la salvezza è stata concessa, ma è predisposto un periodo di lontananza da Dio affinché il dolore che ciò reca all’anima purgante, ripari il male commesso e non riparato, benché dello stesso ci si sia pentiti. Esattamente: in cosa consistite tale pena? Nella consapevolezza dell’ anima, ormai redenta e salvata, della straordinaria, infinita, inenarrabile, indescrivibile, ineffabile, sublime ed eccelsa bellezza, bontà, dolcezza e carità che è Iddio, Uno e Trino, e di quale stato di pace, gioia, serenità, e completezza l’anima è privata per un certo tempo che solo il Padre Eterno conosce. Pertanto, la temporaneità è un’altra condizione del purgatorio. Per questi motivi, ricchi di significato, non bisogna mai tralasciare la penitenza finale, ritenendola inutile, superficiale o rimandabile. Si sappia, a tal punto, che il sacramento della Confessione è ricevuto in maniera incompleta laddove non si osservasse la penitenza prescritta dal confessore che è, in ultima, ma non di importanza, analisi, Cristo Stesso!
I TEMPI DELLA CONFESSIONE
1. Il sacerdote ti accoglie invitandoti a fare il segno della croce:
S.: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
P.: Amen.
2. Il sacerdote ti esorta ad esporre con retta coscienza i tuoi peccati confidando nell’infinita misericordia di Dio:
S.: Il Signore che illumina con la fede i nostri cuori, ti dia una vera conoscenza dei tuoi peccati e della sua misericordia.
P.: Amen.
3. Incominci la tua confessione dicendo da quanto tempo non ti confessi e esponendo con semplicità, chiarezza, umiltà e brevità tutti i peccati mortali dall’ultima confessione e almeno alcuni peccati veniali.
4. Il sacerdote ti può rivolgere alcune domande e darti dei consigli adatti. Anche tu puoi chiedere dei suggerimenti per il tuo cammino spirituale o spiegazioni su alcune problematiche che non ti sono chiare.
5. Il Sacerdote ti esorta a recitare una preghiera che esprima il tuo pentimento. Potrai recitare una di queste preghiere:
Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più  e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.
oppure
O Gesù di amore acceso non ti avessi mai offeso, o mio caro e buon Gesù con la tua santa grazia non ti voglio offendere più, né mai più disgustarti, perché ti ama sopra ogni cosa.  Gesù mio, misericordia.
6. Il Sacerdote, dopo averti proposto la penitenza, ti dà l’assoluzione con queste parole:
S.: Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati Nel nome del Padre e del Figlio E dello Spirito Santo.
P.: Amen
Che Iddio, Padre di bontà e d'amore, lento all'ira e grande nella misericordIa, susciti in voi il proposito fermo d'una vivificante e santa confessione, vi doni pace, vi preservi da ogni male e vi conduca alla vita eterna. Amen!