Citazione della settimana...


"LA MORTE È LA GRAZIA DELLE GRAZIE E IL CORONAMENTO DELLA
VITA CRISTIANA. ESSA NON È UNA FINE, COME TROPPI ANCORA PENSANO, MA L'INIZIO DI
UNA BELLA RINASCITA".

- Marthe Robin -

"NON ABBIATE PAURA DELLA GIOIA".

- Papa Francesco -



SIGNORE GESU' SONO QUI DAVANTI A TE

Signore Gesù, sono davanti a te con tutte le mie miserie. So che non mi respingerai perché tu mi ami così come sono. Mi dolgo e mi pento con tutto il cuore dei miei peccati: ti prego perdonami! Nel tuo Nome perdono tutte le persone per quanto hanno fatto contro di me. Rinuncio a Satana, a tutti gli spiriti maligni ed alle loro opere e seduzioni. Ti dono tutto il mio essere, o Signore Gesù, ora e sempre. Ti invito nella mia vita, o Gesù; ti accetto come Signore, Dio e Salvatore. Guariscimi, trasformami, rafforza il mio corpo, la mia anima ed il mio spirito. Vieni Signore Gesù, immergimi nel tuo Preziosissimo Sangue e riempimi del tuo Santo Spirito. Ti Amo, Signore Gesù. Ti lodo, Gesù. Ti ringrazio. Ti seguirò per tutti i giorni della mia vita. Aiutami a non voltarmi mai indietro. A non desiderare nient'altro che te. Fammi sentire il tepore del tuo amore e la potenza del tuo Santo Corpo. Rendimi cosciente della grandezza del tuo donarti a me, misera creatura. Illumina la mia mente e il mio cuore. Irrompi con la tua luce l'intensità delle tenebre che offuscano la mia vita. Rendimi la gioia di essere salvato affinché possa vivere con te per sempre in paradiso.
Maria, mia dolce Madre, Regina della Pace, Angeli e Santi, aiutatemi, ve ne prego. Amen, Alleluia, Amen.
- Fr. Peter Mary Rookey -


IL SILENZIO

Il silenzio è mitezza. Quando non rispondi alle offese, quando non reclami i tuoi diritti, quando lasci a Dio la difesa del tuo onore, il silenzio è mitezza.
Il silenzio è misericordia. Quando non riveli le colpe dei fratelli, quando perdoni senza indagare nel passato, quando non condanni, ma intercedi nell'intimo, il silenzio è misericordia.
Il silenzio è pazienza. Quando soffri senza lamentarti, quando non cerchi consolazione dagli uomini, quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli lentamente, il silenzio è pazienza.

Il silenzio è umiltà. Quando taci per lasciare
emergere i fratelli, quando celi nel riserbo i doni di Dio, quando lasci che il tuo agire sia interpretato male, quando lasci agli altri la gloria dell'impresa, il silenzio è umiltà.
Il silenzio è fede. Quando taci, perchè è LUI che agisce, quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo per stare alla Sua presenza, quando non cerchi comprensione, perchè ti basta essere conosciuto da Lui, il silenzio è fede.


mercoledì 29 maggio 2013

Novena al Sacro Cuore di Gesù in preparazione alla Solennità del primo venerdì dopo il Corpus Domini.

 
 
NOVENA AL SACRO CUORE DI GESU'
 
 
1. O mio Gesù, che hai detto: «In verità vi dico, chiedete e riceverete, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto». Ecco che io busso, io cerco, io chiedo la grazia...
 
Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre. Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in te.
2. O mio Gesù, che hai detto: «In verità vi dico, tutto quello che chiederete al Padre mio nel mio nome, ve lo concederà». Ecco che al Padre tuo, nel tuo nome, io chiedo la grazia...
 
Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre. Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in te.
3. O mio Gesù, che hai detto: «In verità vi dico, il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». Ecco che, appoggiato all'infallibilità delle tue sante parole, io chiedo la grazia...
 
Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre. Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in te.
O Sacro Cuore di Gesù, cui è impossibile non aver compassione degli infelici, abbi pietà di noi, poveri peccatori, e concedici la grazia che ti domandiamo per intercessione del Cuore Immacolato di Maria, tua e nostra tenera Madre.
 
San Giuseppe, padre putativo del Sacro Cuore di Gesù, prega per noi. Salve Regina.
 
(Recitata ogni giorno da San Pio da Pietrelcina per tutti quelli che si raccomandavano alle sue preghiere)

mercoledì 22 maggio 2013

È il corpo che, sacro in sé stesso, rende santo l’agire dell’uomo.

 
In cosa risiede la sacralità del corpo? Il motivo è certamente la natura umana assunta dallo stesso nostro Signore Gesù, il quale nascendo dalla Vergine Maria ha riscattato il genere umano dalla morte eterna, riabilitando, allo stesso tempo, l’immagine della donna (in Maria Santissima) trasformandola in una creatura non più portatrice di peccato e santificandone il grembo, come “luogo” di vita, La Vita: Cristo Gesù. Si recita in un preghiera rivolta alla Madre di Dio, Maria: “O Donna gloriosa, alta sopra le stelle, tu nutri sul tuo seno il Dio che ti ha creato. La gioia che Eva ci tolse ci rendi nel tuo Figlio e dischiudi il cammino verso il regno dei cieli”.
Se ciò descrive la motivazione in astratto più evidente, al punto che San Paolo scriverà: “Cristo Gesù, (…) pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce…” (Fil 2, 5-8), in concreto l’intangibilità del corpo, la sua sacralità, deriva dal battesimo e prosegue nelle varie e possibili consacrazioni che l’essere umano può ricevere nel corso della sua vita.
IL battesimo è un sacramento di stato; cioè esso, per mezzo della fede dei genitori in Gesù Cristo, ci fa essere nello stato (nella condizione) di divenire cristiani, ovvero di coloro che credono nel Signore Gesù Cristo. Ciò se si è ancora incapaci di esprimere una volontà precisa. Se si è adulti dopo un’appropriata catechizzazione sulle verità di fede divenendo membri della Chiesa. Dunque, una volta divenuti figlio di Dio e fratelli in Cristo, ed aver seppellito il peccato nell’acqua del battessimo, indice di morte e resurrezione, il corpo riacquista quella sacralità primordiale, sebbene possa, ma non debba necessariamente essere, sotto la schiavitù del peccato. Infatti, da essa, dalla schiavitù del peccato, è il battessimo stessi ad averci liberato ed aver reso la carne dell’uomo capace di astenersi dalla passionalità e dalla concupiscenza che afferra ed assilla i desideri dell’uomo.
Pertanto divenuto sacro ciò che non lo era più a causa del peccato originale, da lì in poi una violazione di un corpo non solo nella sua fisicità, ma anche di un suo “impiego” in atti o attività contrarie alla sacralità di cui è intriso, nega quella figliolanza in Dio Padre e fraternità in Cristo Signore donataci per un puro atto d’amore. In ragione di ciò sussiste l’astensione, necessaria ed imprescindibile, da qualunque idea di utilizzo, cioè teso al puro ed egoistico piacere: fisico, economico, diretto al potere, alla sottomissione e più ingenerale verso tutto ciò che mortifica tale natura umana resa sacra per volontà divina. Non a caso solo dopo il battesimo è possibile accedere al Corpo e Sangue di Cristo, l’Eucaristia, così come solo dopo che ci si è accostati ad Essa è possibile accedere a tutti gli altri sacramenti (tranne per la Confessione che divine il mezzo per potersi avvicinare alla Comunione), i quali se ben accolti e vivificati da un costante rapporto con Dio accrescono la grazia che santifica il corpo. Per grazia si intende: la permanenza di Dio nel cuore dell’uomo per mezzo della sua carità.
Tale analisi, dell’inviolabilità del corpo umano, si concretizza non solo nell’ottica d’una specifica attività ministeriale legata ad una particolare consacrazione (sacerdotale, monastica, claustrale).
Per meglio comprendere un tale legame ci si deve immedesimare nel sesto comandamento laddove il “Non commettere atti impuri” si riversa: nel matrimonio, nel fidanzamento, nei riguardi del prossimo in generale, nel rapporto con Dio e con se stessi, nella rinunciare a commettere adulterio, cioè tradire quella sacralità che:
 
a.       nel matrimonio si esprime nel vincolo stretto innanzi al Signore,
b.    nei confronti del fidanzamento, del prossimo in generale e verso se stessi, dall’astenersi dall’utilizzare il corpo come strumento di egoistico piacere.
Questo perché ognuno, pur essendo libero d’amare, nell’istante in cui si assume questo impegno, cioè amare, deriva, immediata, la responsabilità dell’amore stesso. La parola libertà non può mai essere svicolata dalla parola responsabilità! Dunque, la disponibilità del proprio corpo esiste nella misura in cui esso viene impiegato in atti che glorificano Dio, edificano il prossimo e santificano la propria esistenza.
Il passaggio, quindi, è da sacro a sacro, da atto rivolto a Dio e da lui benedetto ad un altrettanto atto benedetto. Questo legame e assai visibile nella quotidianità. Difatti, abbandonato il peccato per mezzo della morte e risurrezione nell’acqua del battessimo, il passo successivo è rinforzare il corpo nell’Eucaristia e, in successione, confermare il proprio “Si” a Dio nella cresima, ed in ultimo optare per una consacrazione che accompagni l’essere umano per tutto il resto della sua vita: o mediante l’accesso all’Ordine Scaro o per mezzo d’una consacrazione laica al servizio del prossimo e della Chiesa o nel sacro vincolo del matrimonio. Tutto ciò che fuoriesce da una tale prospettiva di crescita e che impieghi il corpo in maniera differente, lo dissacra e lo allontana in una pericolosa spirale di perdizione eterna. Da ciò deriva che: è il copro, reso sacro per mezzo degli stessi sacramenti, a rendere sacro tutto ciò che viene svolto in sua funzione. Il corpo è riconsegnato alla sacralità per mezzo del battessimo e in seguito, tale sacralità, è accresciuta e perfezionata dalla comunione con il Corpo e Sangue di Gesù Signore nell’Eucaristia, alla quale ci si prepara con il sacramento della Confessione. Dopo questo passaggio il corpo è in grado di dispensare santità per se stessi, per coloro che ci sono accanto e per le attività svolte. 
Per coloro che crescono la relazione fra la sacralità del corpo e le attività quotidiane nell’adempimento dei doveri filiali, scolastici o lavorativi, si concretizza rifiutando, per mezzo degli insegnamenti ricevuti dalla Chiesa e dalla famiglia, ciò che da essi si discosta: la pigrizia, l’ozio, la disobbedienza, il rispetto del proprio corpo ravvisabile in una cura non ossessiva dello stesso, nella pratica di sport per un suo benessere e non come mezzo di seduzione e nell’intangibilità della propria intimità a fini strettamente egoistici, come il piacere dei sensi mascherato da amore, che sebbene fosse presente, sarebbe in se stesso acerbo ed incapace di generare alcun tipo di frutto perché non consacrato nel vincolo del matrimonio dal Signore Gesù.
Quanto a coloro che dopo essere cresciuti ed aver confermato la loro adesione alla Santa Madre Chiesa, e più strettamente a Cristo Gesù nella cresima, hanno optato per una consacrazione familiare nel matrimonio, il legame tra sacralità del corpo ed atti che con esso si compiono è ravvisabile: nella fedeltà alle promesse battesimale e nella fedeltà al sacramento celebrato e dunque in una totale astensione da tutto ciò che stimoli atti adulteri in:
-          pensieri (ravvisabili nel desiderare la donna/uomo d’altri),
-          parole (apprezzamenti sconvenienti e fuori posto nei riguardi di altre creature anch’esse intoccabili in quanto sacri a Dio stesso ed in ragione del vincolo stretto nel matrimonio),
-          opere (per mezzo di atti impuri, tradimenti o anche semplici frequentazioni che possano indurre ad infedeltà platoniche, utilizzo di materiali osceni e immorali che in quanto tali degradano la natura dell’uomo a semplice oggetto di piacere, parificandolo ad una cosa priva di anima e di intelletto e dunque della quale si ritiene di poter usare come un cosa);
-          omissioni (il disinteresse verso il proprio coniuge, il disamore nella vita quotidiana con riguardo alle sofferenze, alle problematiche, o anche il rifiuto di qualunque condivisione gioiosa e più in generale di tutto ciò che si allontana dal mondo interiore ed esteriore dell’altro).
Nel mondo lavorativo e relazionale di colui che adulto ha scelto la via del matrimonio o del celibato (potenzialmente consacrabile a Dio) la sacralità del corpo deve esprimersi nella lealtà, nella correttezza e fedeltà ai Dieci Comandamenti che Iddio ci ha donato e che fanno del nostro essere viventi una continua lode al Creatore, la quale si riversa, come immediata conseguenza, nel prossimo.
In ciò la propria corporeità si esprimerà:
Ø  Nei riguardi di Dio nel 
  1. Non avere altro Dio al di fuori di Lui => dio-lavoro; dio-sport, dio-corpo, dio- amici,   dio-pratiche occulte, divinatorie, esoteriche e sataniche;
  2. Non nominare il Suo Nome invano => bestemmie, imprecazioni, esclamazioni, o modi di dire;
  3. Ricordarsi di santificare le feste => partecipazione alla Messa domenicale e a quelle di precetto indicateci dalla Santa Chiesa;
  4.  
Ø  Nei riguardi del prossimo e di sé stessi nel:
  1. Onorare il padre e la madre => obbedienza, rispetto, cura fisica, psichica, morale, vicinanza, consiglio;
  1. Non uccidere:
-     in senso fisico => omicidio volontario, aborto, eutanasia, pena di morte, vendita di droghe e tutto ciò che attenta alla sacralità della vita portandola alla morte fisica (fumo, sport pericolosi, ecc.);
-     in senso fisico-spirituale => prostituzione volontaria, sfruttamento della prostituzione, violenze fiasche su minori o adulti, somministrazione di alcol o accesso a giochi d’azzardo a minori o a coloro che né hanno dipendenza, scatti di ira, violenza psicologica, omissione di soccorso nei riguardi di un bisognoso, e tutto ciò che implica assistenza alla sacralità della vita non prestata per paura, viltà, preoccupazione di perdere i propri beni a favore di altri;
-    in senso spirituale => parole, giudizi, mormorazioni, critiche, diffamazioni;
  1. Non commettere atti impuri – adulterio => atti finalizzati, singolarmente o con altri, ad un piacere disonesto, immorale o anche precoce rispetto ad un corretto e sano sviluppo psico-fisico (minorenni che sperimentano ed usano il proprio corpo come strumento di appagamento e/o scoperta di una sessualità prematura), che sfrutti la propria fisicità o quella di diversi esseri viventi, creature di Dio, i quali, essendo figli dell’Altissimo, sono sacri e pertanto intoccabili se non nell’ottica di un legame santo come quello del matrimonio. Esso è violato seppur non sciolto, dal tradimento, fisico o psichico, dall’abbandono della casa, dalla separazione, dal divorzio e da tuto ciò che distrugge, mortifica e tenta di umiliare la sacralità dell’uomo in quanto creatura e dell’unione sponsale;
  1. Non rubare => non sottrarre ciò che appartiene ad altri, come non impossessarsi di cose senza il permesso di coloro che ne hanno la proprietà (tranne se si tratta di beni appartenenti alla propria famiglia di origine), o sottrarsi al pagamento di dipendenti e lavoratori in generale, non pagare le tasse, non restituire oggetti o denaro dato in prestito, o appropriarsi di somme date o ricevuto per errore (come anche rinvenire un bene come un portafogli ed avere la possibilità di restituirlo al legittimo proprietario, così come di un qualsiasi bene, ed al contrario ci si appropria del danaro in esso contenuto o del bene perché di valore), o ancora somme in eccesso rispetto ad un resto e non riconsegnate, o non aver adempiuto con diligenza ed onestà il proprio lavoro e dunque l’aver ricevuto del danaro per ciò che non si è compiuto o non risulta corrispondere ad una reale  situazione personale o familiare così da poter ricevere maggiori quanto ingiusti benefici (assenteismo, scioperi non autorizzati, falso stato di malattia o invalidità, alterazione di stati familiari);    
  1. Non dire falsa testimonianza => dalla semplice, quanto sempre nociva per se stessi e per gli altri, bugia, all’omissione volontaria di verità sotto giuramento innanzi a Dio (ad esempio nelle promesse matrimoniali) o innanzi agli uomini (in un processo davanti ad un giudice), come dalla giustificazione falsa per un male commesso senza assunzione di responsabilità, dal sottrarsi nel dare giusta e veritiera testimonianza di un fatto al quale si è assistito procurando una condanna o un male ingiusto ad un essere vivente;  
  1. Non desiderare la donna/ uomo d'altri => in pensieri, parole, sguardi o qualsiasi opera con la quale si ricerca il possesso, anche solo idealmente o con i sensi, riportando alla mente idee, programmi, o progetti di desiderio verso un uomo o una donna consacrati nel vincolo santo del matrimonio, o consacrati in senso ministeriale o appartenetti ad un ordine (sacerdoti, suore o laici che hanno fatto specifici voti). Il signore Gesù ci ammonisce: “Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore” (Mt 5, 27-28)
  1. Non desiderare la roba d'altri => in pensieri, parole, sguardi o qualsiasi opera con la quale si ricerca il possesso, anche solo idealmente, verso beni appartenenti ad altri esseri viventi: invidia, concorrenza sleale, rivalità, rabbia o astio per successi umani e/o spirituali di altri fratelli.
Un analisi concreta, senza timori perché confidante nella misericordia del Signore, della propria condotta alla luce dei dieci comandamenti, in relazione alle tre dinamiche della:
  1. preghiera => a Dio Padre;
  2. dell’elemosina => al prossimo;
  3. del digiuno => verso se stessi,
ci permette di accedere al sacramento vivificante e santificante della Confessione per poter prepararsi il più degnamente possibile al sacrifico eucaristico: la Santa Messa. Essa è il culmine e centro della vita cristiana alla quale tutti siamo invitati a partecipare  e ad esserne protagonisti con Cristo, per Cristo e in Cristo.

sabato 4 maggio 2013

Cinque modi per fermare l’aborto.



Stop abortoIn America ci stanno lentamente riuscendo, così il medico Randall K. O’Bannon ha consigliato anche all’Europa una serie di strategie per mettere alla porta la cultura della morte. Questi approcci possono servire alla causa pro-life in tutti i Paesi.
 
Strategia 1: raccontare sempre la verità sul bambino.
Chi promuove l’aborto mente su tutto o quasi. La prima grande menzogna riguarda l’umanità del bambino non ancora nato, che viene negata in tutti i modi addirittura definendolo cellula indifferenziata o “tessuto”, qualcosa insomma che può e deve essere rimosso e gettato via come un unghia o un appendice tumorale del corpo della donna. Occorre dunque mostrare i libri scientifici di embriologia e dotare gli ospedali di ecografie 4D che mostrino davvero cosa siano l’embrione e il feto umano, concentrarsi sull’ascolto del battito del cuore del bambino inizia a tre settimane dal concepimento, informare nei consultori che il suo DNA è unico e irripetibile già dal momento del concepimento.
 
Strategia 2: raccontare sempre la verità sulla RU-486 e gli altri abortivi chimici.
L’industria dell’aborto è mantenuta economicamente dalle pillole abortive, come la RU-486. Per questo l’aborto chimico viene presentato come sicuro, semplice e alternativa non rischiosa dell’aborto chirurgico. La verità è gli aborti chimici sono complicati, dolorosi e rischiosi per la donna, con una miriade di altri effetti collaterali spiacevoli. Il tutto con una significativa possibilità che falliscano, causando la necessità di un aborti chirurgico.
 
Strategia 3: sostenere le alternative all’aborto.
La legge 194 invita a non usare l’aborto come metodo anticoncezionale e stimola a offrire alla donna tutte le alternative possibili a questa tragica scelta, è proprio quello che gli abortisti non vogliono fare quando invitano a cacciare i pro-life dai consultori. Occorrono politiche che facilitino l’adozione immediata, de-burocratizzando i processi di affidamento ma mantenendoli comunque sicuri, occorro politiche economiche e sociali a sostegno della gravidanza e delle famiglie con bimbi, occorrono più centri come quelli in quasi ogni Diocesi che offrano una vasta gamma di servizi come i test di gravidanza gratuiti, psicologi che affrontino le esigenze delle madri, sconti sul cibo per i neonati, sull’abbigliamento ecc. Occorre facilitare la successiva ricerca di lavoro della madre, corsi di genitorialità ecc. La società dovrebbe avere tutto l’interesse per avviare queste politiche che sono un’investimento sul suo futuro, altro che nozze omosessuali!
 
Strategia 4: abbattere la leggenda dell’aborto terapeutico.
L’aborto viene imposto attraverso il mito del pericolo di salute della madre, eppure i Paesi in cui l’aborto è illegale, come Cile e Irlanda, sono anche quelli in cima alla classifica per quanto riguarda la salute materna. Grazie al progresso della medicina sono rarissimi i casi in cui la salute della donna è in pericolo a causa di una gravidanza, occorre dunque abolire il concetto di aborto terapeutico che risulta essere completamente inutile. Occorre inoltre informare delle pesanti e gravi conseguenze dell’aborto indotto sulla salute della donna, come dimostrano gli studi scientifici:
dal cancro al seno alla Sindrome post aborto.
 
Strategia 5: ripristinare il rispetto per la vita umana e per l’obiezione di coscienza.
Occorre un impegno anche politico verso il pieno riconoscimento del diritto fondamentale alla vita, il primo di tutti i diritti e per l’obiezione di coscienza dei medici e farmacisti. La vita umana è sacra per tutti, è l’unico vero bene che abbiamo e occorre difenderla dal concepimento fino al suo termine naturale, ognuno deve anche avere il diritto di rifiutarsi di compiere un omicidio, senza alcuna discriminazione lavorativa. Occorre un’educazione sociale, ma anche la politica dev’essere coinvolta. Per questo è importante firmare e invitare tutti ad aderire alla campagna europea “Uno di noi”, per sottolineare il riconoscimento giuridico dell’embrione.
 

lunedì 22 aprile 2013

Domenica: giorno del Signore!

La Santa Domenica non è solo un precetto da compiere, sebbene il 3° comandamento ci ricordi: "Ricordati di santificare le feste ". I comandamenti sono atti d'amore rivolti ad un figlio perché educato ed istruito  possa guadagnare la vita che non muore: la Vita Eterna. Ess non vanno intesi come ordini imperativi, se non nell'ottica d’una filiale ed obbediente confidenza che tutto accetta per libero, intimo e profondo amore, quello che lega Il Padre al figlio (l'umanità tutta). Se così è, è possibile dare una nuova chiave di lettura al sacramento dell'eucaristia domenicale, debitamente accompagnato dalla Santa Confessione. Difatti, in questo modo la domenica si trasforma da uno sterile, vacuo ed ordinario giorno, di un'ordinaria settimana, di un ordinario mese, di un normale anno, in un'apertura di cielo nella nostra vita, in un anticipo di vita eterna che squarcia le tenebre del peccato che, se solo lo si desiderasse, ciò potrebbe accadere sempre, ogni giorno. In quest’ottica la condivisione familiare, che caratterizza questa giornata di misericordia ricevuta e di vita eterna assunta per mezzo del Corpo e Sangue di Cristo, è l'espressione festante di questo invito a partecipare al banchetto dell'unico vero Maestro morto e risorto per noi, Il Solo che abbia parole di vita eterna e che con amorevole compassione ci ricorda: «Io sono la via, la verità e la vita». «Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla». (Gv 14, 6. 15,5).
A conclusione di questa piccola riflessione offro una preghiera di ringraziamento a Dio Padre.
Auguro a tutti una santa e perenne domenica di resurrezione.
 
Lodi all’Altissimo Signore.
Signore Dio, Padre Onnipotente,
ti ringraziamo e con lodi di un cuore in festa
ti esprimiamo la nostra riconoscenza
per tutti i benefici arrecatici,
durante la nostra esistenza.
Cantiam le lodi della tua creazione:
tutto freme di esultanza al tuo passaggio,
tutto canta l’armonia della tua carità,
tutto si ammanta di splendore alla tua luce:
perché “alla tua luce, Signore, vediamo la luce”.
Nella quiete del silenzio, la tu sei;
nell’affanno quotidiano, la tu sei;
nel dolore inconfessabile, la tu sei;
nel sorriso di una gioia, la tu sei:
poiché “se dormiamo, o siam desti,
se viviamo o moriamo
”, tu la sei.
Nulla esprime appieno la tua misericordia:
attributo ineguagliabile del tuo amore,
respiro superlativo della tua comprensione,
equilibrio perfetto della tua giustizia,
insondabile altezza della tua onniscienza.
Lodi all’Altissimo, cantiamo,
fede ardente imploriamo,
di una speranza viva, ci nutriamo,
in un anelito d’amore ci consumiamo,
poiché alla vita eterna noi tendiamo.
A Dio Padre, creatore,
al Figlio, redentore,
allo Spirito, santificatore,
alla Santa Madre, ispiratrice e mediatrice
al suo Sposo umile e gentile
agli angeli ed ai santi nostri intercessori
sia lode ed onore nei secoli dei secoli. Amen

 
1 Padre nostro,
1 Ave Maria,
1 Gloria al Padre.
 

sabato 6 aprile 2013

2° Domenica di Pasqua - Festa della Divina Misericordia

 
La festa
E' la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Płock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). Negli anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki - Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.
La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: "Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore" (Q. I, p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo.
Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l'istituzione della festa: "Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre" (Q. II, p. 345).
La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che "elargirà grazie di ogni genere" (Q. II, p. 294).
- che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;
- che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.
"Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l'azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all'immagine che è stata dipinta" (Q. II, p. 278).
- "In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene" (Q. I, p. 132) - ha detto Gesù. Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: "la remissione totale delle colpe e castighi". Questa grazia - spiega don I. Rozycki - "è qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza plenaria. Quest'ultima consiste infatti solo nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (...). E' essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l'ha innalzata al rango di "secondo battesimo". E' chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia" (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione - come dice don I. Rozycki - può essere fatta prima (anche qualche giorno). L'importante è non avere alcun peccato.
Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che "riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia", poiché‚ "in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Q. II, p. 267). Don I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:
- tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;
- Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni - sia alle singole persone sia ad intere comunità;
- tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia (R., p. 25-26).
Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla Divina Misericordia.
Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa. Egli non ne ha vissuto però l'introduzione. Dieci anni dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi di altre diocesi in Polonia.
Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua nel santuario di Cracovia - Lagiewniki era già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto l'indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore.
 
 
Il Decreto di istituzione
Pietà e tenerezza è il Signore (Sal 111, 4), il quale per il grande amore con il quale ci ha amati (Ef 2,4), ci ha donato con indicibile bontà il suo unico Figlio, nostro Redentore, affinché attraverso la sua morte e risurrezione aprisse al genere umano le porte della vita eterna, e affinché, accogliendo la sua misericordia dentro il suo tempio, i figli dell'adozione esaltassero la sua gloria fino ai confini della terra.
Ai nostri giorni i fedeli di molte regioni della terra, nel culto divino e soprattutto nella celebrazione del mistero pasquale, nel quale l'amore di Dio verso tutti gli uomini risplende in massima misura, desiderano esaltare quella misericordia.
Accogliendo tali desideri, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha benignamente disposto che nel Messale Romano d'ora innanzi al titolo della II Domenica di Pasqua sia aggiunta la dizione "o della Divina Misericordia", prescrivendo anche che, per quanto concerne la celebrazione liturgica della stessa Domenica, siano da adoperare sempre i testi che per quel giorno si trovano nello stesso Messale e nella Liturgia delle Ore di Rito Romano.
La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti rende ora note queste norme del Sommo Pontefice affinché esse vengano condotte a compimento.
Nonostante qualsiasi norma in contrario.
Dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 5 Maggio 2000.
Jorge A. Card. Medina Estévez
Prefetto
e Francesco Pio Tamburrino
Arcivescovo Segretar
 
 
L'indulgenza plenaria
 
Si concede l'Indulgenza plenaria alle consuete condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo l'intenzione del Sommo Pontefice) al fedele che nella Domenica seconda di Pasqua, ovvero della "Divina Misericordia", in qualunque chiesa o oratorio, con l'animo totalmente distaccato dall'affetto verso qualunque peccato, anche veniale, partecipi a pratiche di pietà svolte in onore della Divina Misericordia, o almeno reciti, alla presenza del SS.mo Sacramento dell'Eucaristia, pubblicamente esposto o custodito nel tabernacolo, il Padre Nostro e il Credo, con l'aggiunta di una pia invocazione al Signore Gesù Misericordioso (p.e. «Gesù Misericordioso, confido in Te»).
Si concede l'Indulgenza parziale al fedele che, almeno con cuore contrito, elevi al Signore Gesù Misericordioso una delle pie invocazioni legittimamente approvate.
 
Link per pregare la novena e la successiva coroncina:
 
 

lunedì 18 marzo 2013

19 Marzo: festa di San Giuseppe

 
Il nome Giuseppe è di origine ebraica e sta a significare “Dio aggiunga”, estensivamente si può dire “aggiunto in famiglia”. Può essere che la diffusione di questo nome che sia iniziata col nome del figlio di Giacobbe e Rachele, venduto per gelosia come schiavo dai fratelli. Ma è sicuramente dal padre putativo, cioè ritenuto tale, di Gesù e considerato anche come l’ultimo dei patriarchi, che il nome Giuseppe andò diventando nel tempo sempre più popolare. In Oriente dal IV secolo e in Occidente poco prima dell’XI secolo, vale a dire da quando il suo culto cominciava a diffondersi tra i cristiani. Non vi è dubbio tuttavia che la fama di quel nome si rafforzò in Europa dopo che nell’Ottocento e nel Novecento molti personaggi della storia e della cultura lo portarono laicamente, nel bene e nel male: da Francesco Giuseppe d’Asburgo a Garibaldi, da Verdi a Stalin, da Garibaldi ad Ungaretti e molti altri ancora.
 
San Giuseppe fu lo sposo di Maria, il capo della “Sacra Famiglia” nella quale nacque, misteriosamente per opera dello Spirito Santo, Gesù figlio del Dio Padre. E orientando la propria vita sulla lieve traccia di alcuni sogni, dominati dagli angeli che recavano i messaggi del Signore, diventò una luce dell’esemplare paternità. Certamente non fu un assente. È vero, fu molto silenzioso, ma fino ai trent’anni della vita del Messia, fu sempre accanto al figliolo con fede, obbedienza e disponibilità ad accettare i piani di Dio. Cominciò a scaldarlo nella povera culla della stalla, lo mise in salvo in Egitto quando fu necessario, si preoccupò nel cercarlo allorché dodicenne era “sparito’’ nel tempio, lo ebbe con sé nel lavoro di falegname, lo aiutò con Maria a crescere “in sapienza, età e grazia”. Lasciò probabilmente Gesù poco prima che “il Figlio dell’uomo” iniziasse la vita pubblica, spirando serenamente tra le sue braccia. Non a caso quel padre da secoli viene venerato anche quale patrono della buona morte.
 
Giuseppe era, come Maria, discendente della casa di Davide e di stirpe regale, una nobiltà nominale, perché la vita lo costrinse a fare l’artigiano del paese, a darsi da fare nell’accurata lavorazione del legno. Strumenti di lavoro per contadini e pastori nonché umili mobili ed oggetti casalinghi per le povere abitazioni della Galilea uscirono dalla sua bottega, tutti costruiti dall’abilità di quelle mani ruvide e callose.

Di lui non si sanno molte cose sicure, non più di quello che canonicamente hanno riferito gli evangelisti Matteo e Luca. 

San Giuseppe non è solamente il patrono dei padri di famiglia come “sublime modello di vigilanza e provvidenza” nonché della Chiesa universale, con festa solenne il 19 marzo. Egli è oggi anche molto festeggiato in campo liturgico e sociale il 1° maggio quale patrono degli artigiani e degli operai, così proclamato da papa Pio XII. Papa Giovanni XXIII gli affidò addirittura il Concilio Vaticano II. Vuole tuttavia la tradizione che egli sia protettore in maniera specifica di falegnami, di ebanisti e di carpentieri, ma anche di pionieri, dei senzatetto, dei Monti di Pietà e relativi prestiti su pegno. Viene addirittura pregato, forse più in passato che oggi, contro le tentazioni carnali.
 
Che il culto di San Giuseppe abbia raggiunto in passato vette di popolarità lo dimostrano anche le dichiarazioni di moltissime chiese relative alla presenza di sue reliquie. Per fare qualche esempio particolarmente significativo: nella chiesa di Notre-Dame di Parigi ci sarebbero gli anelli di fidanzamento, il suo e quello di Maria; Perugia possiederebbe il suo anello nuziale; nella chiesa parigina dei Foglianti si troverebbero i frammenti di una sua cintura. Ancora: ad Aquisgrana si espongono le fasce o calzari che avrebbero avvolto le sue gambe e i camaldolesi della chiesa di S. Maria degli Angeli in Firenze dichiarano di essere in possesso del suo bastone. (Fonte: santiebeati.it).
 
Preghiamo San Giuseppe perché sul suo esempio si costruiscano famiglie sante le cui fondamenta siano ben salde in Cristo Signore e Re dell'universo.
 
PREGHIERA A SAN GIUSEPPE 
 
A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, dopo quello della tua santissima sposa. Per, quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all'Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l'eterna beatitudine in cielo.

    AMEN.
 
3 Gloria al Padre


 

giovedì 14 marzo 2013

Discorso di Papa Francesco dopo l'elezione.

Fratelli e sorelle, buonasera!

Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui …
Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie!
E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.
[ Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre]

E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro.
Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!
E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. […]
Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

Papa Francesco

mercoledì 13 marzo 2013

Preghiera di ringraziamento al Signore per il dono di Papa Francesco I

Ti ringraziamo Signore, Dio Onnipotente ed Eterno, per averci donato, per mezzo del tuo Santo Spirito, Francesco I. Preghiamo per Lui e con Lui, affinché la Santa Madre Chiesa, Cattolica, Apostolica, Romana, sia guidata con la carità di Cristo, Buon Pastore, con l’umiltà evangelica dei primi discepoli, con l’indomita forza degli apostoli usciti dal Cenacolo, con la mitezza sapiente del Padre e la fermezza dell’annunzio petrino in Gesù Cristo Signore del tempo e della storia, unica Via, Verità e Vita.
Oh Verine Maria, Regina del Cielo e della Terra, Madre della Chiesa, custodisci nel tuo abbraccio materno Francesco I, perché sul tuo esempio mirabile abbia la forza di proclamare, tra persecuzioni, giudizi e tradimenti: Amen, Così avvenga di me!
Lode a te, oh Cristo, Re di eterna gloria.
3 Gloria al Padre per Papa Francesco I   

lunedì 11 marzo 2013

5 minuti con Gesù: l'uomo e la Quercia.

Un giorno, tanto tempo fa, un uomo, addolorato nel cuore, stava camminando in un bosco. Ripensava a tutta la sua vita trascorsa e riconosceva che tutto era uno sbaglio…
Ricordava d’aver mentito tante volte nel suo lavoro. I suoi pensieri si volgevano a quelle persone a cui aveva rubato e alle altre che avevano derubato lui, con inganni e sotterfugi. Ricordava la famiglia nella quale era vissuto: un problema dopo l’altro!
Poi la malattia che aveva e che nessun medico aveva potuto guarire. La sua mente era piena di rabbia, di risentimento e frustrazione.
Passeggiando confuso e solitario nel bosco cercava risposte che non trovava, certo che tutto era inutile e destinato a fallire.
Allora si inginocchiò alla base di un vecchio albero di Quercia, che sapeva essere lì da sempre e cominciò a pregare con gli occhi pieni di lacrime:
"Dio, Tu hai fatto cose meravigliose per me in questa vita.
Mi ha detto di amarla, onorarla e rispettarla.
Oggi, Tu mi dici di perdonare… ma sono triste, perché non posso, non riesco! Non so come fare. Non è giusto. Io non meritavo che i miei fratelli mi offendessero: hanno agito contro di me ed io non voglio perdonare, non posso!
Questa è l’unica cosa che non posso fare, perché io non so perdonare. La mia rabbia è così profonda, Signore, che non riesco più a sentirti nel mio cuore, però… Ti prego: insegnami, insegnami a perdonare."
Continuando a stare in ginocchio, nell'ombra quieta di quel vecchio albero di Quercia, sentì qualcosa che gli cadde sopra la spalla. Aprì gli occhi. Con la coda dell’occhio vide qualcosa di rosso sulla sua camicia.

Allora alzò la testa e vide due piedi trattenuti al legno con un grande chiodo che li trafiggeva.
Guardò più in alto e vide chiodi anche nelle mani: era Gesù che pendeva dalla croce. Riguardò ancora le ferite delle mani, del suo fianco. Era un corpo lacerato e battuto dalle frustate e profonde spine gli trafiggevano la testa. Alla fine vide la sofferenza e il profondo dolore sulla Sua faccia, radiosa e splendente. In un lampo i loro occhi si incontrarono e Gesù cominciò a parlare:
"Figlio, hai mai detto falsità?”
L’uomo rispose: “Sì, Signore!"
“Hai sempre fatto del bene al tuo prossimo?”
L’uomo rispose: “No, Signore.!"
"Hai mai rubato?"
L’uomo rispose: “Sì, Signore!"
"Hai mai giurato, e usato invano il nome di mio Padre?
L'uomo, tra le lacrime, rispose "Sì, Signore!"
Gesù continuò a porgli amorevolmente domande sulla sua vita e se avesse avuto questo e quel comportamento privo d’amore verso Dio e il prossimo e all’uomo non rimaneva che rispondere sempre ed amaramente: "Sì, Signore!"
Ad un tratto Gesù girò la testa verso ciò che era caduto sulla camicia di quell’uomo. Era una goccia del suo preziosissimo Sangue.
Quando l’uomo guardò di nuovo in alto, i suoi occhi incontrarono quelli teneri ed affettuosi di Gesù: era uno sguardo d’amore che l’uomo non aveva mai visto e che mai i suoi occhi avevano conosciuto prima.
Disse Gesù: "Io non meritavo tutto questo, ma ti perdono, figlio mio! Va in pace e non peccare più" (Gv 8, 1-11).