domenica 1 luglio 2012
Estate: tempo di relax e preghiera!
In questi giorni mi è capitato di leggere, da un quotidiano on line, un
articolo riguardante l’inizio della stagione estiva che, riportato nelle sue
parti essenziali, afferma testualmente (per la versione integrale v.http://www.tgcom.mediaset.it/perlei/articoli/1014259/estate-vacanze-e-sesso-sicuro.shtml ): <<Estate, mare, corpi svestiti e tanta
voglia di amore. Fin qui tutto bene: attenzione però che il periodo delle
vacanze è anche quello in cui più si rischia di incappare in una gravidanza
indesiderata o di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.
Particolarmente a rischio sono giovani e giovanissimi: per questo è nata una
guida al sesso sicuro pensata in particolare per loro. I rischi legato agli
"amori estivi" sono più comuni soprattutto tra i giovani tra i 15 e
19 anni (…). A loro è quindi dedicata la guida "TravelSex! Contraccezione
e prevenzione in viaggio",(…) facilmente reperibile in libreria. Si tratta
di un volume pensato per i ragazzi in procinto di partire per le località di
vacanza in Italia o all'estero e contiene una sezione generale su metodi
contraccettivi e salute sessuale, seguita da indicazioni utili, dall'indirizzo
dei consultori familiari in Italia alle caratteristiche del panorama culturale
sanitario e sociale di ogni paese straniero in materia di sessualità.>>
Bene! Quest’articolo seppur, ne sono certo, sorretto da positive
intenzioni educative, fallisce nella sua complessità perché è, a mio avviso,
scorretto il punto di vista da cui parte. L’azione pedagogica, per evitare che
si possano generare tragiche conseguenze, e questo vale in tutti gli ambiti non
solo nella sfera della sessualità, non può e soprattutto non deve puntare a
risolvere le conseguenze dell’azione diseducata ma deve agire per correggere
ciò che genera la stessa scelta errata. Un esempio? Non basta combattere la
febbre, ma occorre individuarne la causa scatenate e curarla! Ancora: Ghandi
sosteneva che non ci si poteva limitare a sfamare coloro che vivevano nella
povertà, ma era necessario metterli nella condizione di procurarsi
autonomamente il necessario per sopravvivere. Ecco! È questa la misura della
crescita umana: imparare ad avere gli strumenti per discernere ciò che bene da
ciò che è male. Se, come le statistiche rilevano, ormai la sessualità si sta
spingendo a ridosso dell’età puberale (che inizia ad 11 anni per le femmine ed
a 13 anni per i maschi con una linea di confine che non supera i 15 anni) non serve
a nulla ed è altrettanto diseducativo, quanto non parlarne, una “guida”, tra le
altre cose dal nome sconveniente (TravelSex, che tra le sue molteplici
traduzioni può significare: sesso in viaggio, viaggio erotico, ecc..), che
ri-cito testualmente: “…contiene una sezione generale su metodi
contraccettivi e salute sessuale, seguita da indicazioni utili, dall'indirizzo
dei consultori familiari in Italia alle caratteristiche del panorama culturale
sanitario e sociale di ogni paese straniero in materia di sessualità”. Attenzione!!! Contiene: “…caratteristiche del panorama culturale
sanitario e sociale di ogni paese straniero in materia di sessualità”.
Chi non conosce il turismo sessuale? Penso, purtroppo, ormai tutti. Il che
equivale a dire che invece di educare su cosa sia l’unione, e la sua sacralità
innanzi al Signore, di due corpi, tra due persone (esseri viventi e non pezzi di carne!) che si amano, ed
approfondire il senso della donazione reciproca come vicendevole offerta, ma
anche come impegno del mutuo rispetto, questa, chiamiamola ancora “guida”, si
limita a dare consigli su come svolgere attività sessuali secondo gli usi e i
costumi del posto in cui ci si reca per “distrarsi” e cercare di evitare quella
casa di tolleranza al posto di quell’altra, ma… in modo sicuro, ovviamente,
come se per ricaricare le batterie di un anno lavorativo il sesso sia l’unica
possibilità ed aspirazione!!!
Non sono certo qui per aumentare fiumi di polemiche, ma non posso fare a meno di notare questo grossolano impoverimento della concezione dell’essere uomo. Filosofi, antropologi, Santi, e Dio stesso in millenni di vita hanno cercato di esaltare l’essenza dell’essere vivente desiderando disperatamente di trovare le ragioni di massacri e genocidi intollerabili. E si rifletta su questo: insegnare a milioni di esseri come gettare la propria individualità in nome di una concezione orrendamente quanto bassamente progressista, non è forse rendersi responsabili della morte spirituale, morale e fisica di coloro che sono fatti a immagine e somiglianza di Dio? E non guidare coloro che ci sono stati affidati (dai figli, passando per gli alunni delle scuole sino ad arrivare a tutta la società costituita) per la loro cura materiale, intellettuale e spirituale non grida contro gli insegnamenti, di puro amore, di Cristo Gesù il quale ci ha ammoniti testualmente ricordandoci: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare”(Mc 9, 42).
Detto questo, di certo
l'estate è un tempo importante e necessario per ritrovare energie sufficienti
per ricominciare le svariate attività, ma: non potrebbe anche diventare il
tempo per meditare e riflettere sul rapporto con Dio, il prossimo e se stessi?
Chi ha mai sostenuto che ritrovare un equilibrio spirituale debba
necessariamente essere in controtendenza con il sano divertimento? Per attuare
un simile progetto basta coniugare un fecondo silenzio introspettivo,
raggiungibile, ad esempio, nelle varie mete francescane site soprattutto in
Toscana e nella provincia di Arezzo, e volendo nuovamente esemplificare, presso
"Le Celle" di Cortona, posto privilegiato dal Santo di Assisi,
Francesco, ma anche, semplicemente chiedendo informazioni al proprio parroco o
in qualsiasi chiesa se non ci si volesse spostare necessariamente in Toscana.
L’importante è cercare di incontrare Cristo ed il silenzio della preghiera è il
“luogo” privilegiato affinché si incrocino Maestro e discepolo, Creatore e
creatura, Amante, e amato. Si legge nel Vangelo di Matteo al cap. 14, versetto
13: "Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in
disparte (a pregare n.d.r.)": A quest’azione meditativa, poi è
possibile aggiungere salutari escursioni e/o visite ai centri storici senza
dover necessariamente rinunciare a mete turistiche più note. L’importante è
coniugare le due cose e se possibile dare spazio ad entrambe con la
consapevolezza che con Dio, importante non è la quantità ma la qualità del
tempo che a Lui dedichiamo
Auguro a tutti una sana e costruttiva estate; che
possa essere per molti l’inizio di un rinnovato rapporto con Dio Padre e il
Figlio suo Gesù Cristo per mezzo dell’azione dello Spirito Santo e
l’intercessione della Vergine Maria, Madre di Dio
Auguri!
Luglio - Mese del Preziossissimo sangue di Gesù Cristo
Nel mese di Luglio la Santa Chiesa festeggia ed inneggia, durante tutto il mese, al "nettare" di vita eterna:
il Preziosissimo Sangue di nostro Signore Gesù Cristo. Teologicamente parlando
è ciò che ha concesso la redenzione a tutto il genere umano. Difatti, è dalla
nascita di Cristo che ogni goccia del suo sangue è servita a sottrarre le
nostre anime dalla morte eterna: l'inferno. Dalla circoncisione, passando alla
sudorazione di sangue nell’Orto degli Ulivi, sino all'apertura del costato dal
quale la fuoriuscita assieme all'acqua hanno simboleggiato l'istituzione dei
due sacramenti quali: battesimo ed eucaristia. Proseguendo sulla riflessione,
non sono state le singole azioni di Gesù Cristo a contraddistinguere il suo
ministero di Figlio di Dio, ma bensì il suo sacrificio di sangue: "Nessuno
ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici" (Gv 15,13).
Etimologicamente amico deriva
dal latino amicus ed ha la stessa radice di amare e nella sua analisi più profonda significa: che si ama - che
ama. Dunque, innestando questa significazione nella frase giovannea si potrebbe
dire che: "Nessuno ha un amore più grande (...) dare la
sua vita per (al posto di propri amici) colui che si ama". Pertanto il Sangue di
Gesù è stato versato, come recita la preghiera eucaristica: "...per molti" e voglio ricordare che
quel per molti deve essere sostituito con: "in sostituzione di - al posto
di": me, te che leggi. La
potenza di questa linfa vitale si evidenzia nelle due citazioni paoline: "Quando
sono debole è allora che sono forte" (2 Cor 12, 10) e
"Se parlassi le lingue degli uomini e degli
angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo
che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri
e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le
montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo
tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la
carità, a nulla mi servirebbe (...). La carità non avrà mai fine" (1 Cor 13, 1-13).
Il sangue è ciò che mantiene
in vita ogni essere vivente e perderlo significa morire, ma per gli antichi la
perdita di sangue significava anche impurità (si ricordi l'emorroissa guarita
toccando semplicemente il mantello dell'unico Maestro) e dunque di debolezza.
Come sempre Gesù ribalta ogni concezione bassamente umana e fa del suo sangue
il segno della vittoria, della potenza e della sua regalità. Il suo trono sarà
la croce e il suo scettro il sangue versato con il quale ha tracciato la
qualità della via e della vita per chiunque voglia seguirlo: il martirio della carità. Ricorderà Cristo stesso agli apostoli: "In verità
io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o
madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non
riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle
e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna
nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi" .(Mc 10, 29 - 31). La
seconda citazione Paolina, racchiusa nell'Inno
alla Carità, ci ricorda che non c'è croce senza amore, carità, volontà
amante per l'amato spinta sino all'effusione dell'ultima goccia di sangue. Si
legge nel vangelo di San Giovanni: "Prima della festa di Pasqua
Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre,
avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine"
(Gv 13,1). Quel: "(...)
li amò sino alla fine" testimonia proprio l'effusione di tutto ciò che Gesù Cristo come vero
uomo poté dare per i propri amati: l'umanità intera. Senza compromessi, senza
risparmiare nulla di quanto la sua umanità incarnata nel seno della Vergine
Maria, gli ha concesso di soffrire e offrire per amor nostro: il Suo
Preziosissimo Sangue!
In conclusione è il Sangue di Cristo Gesù che ci ha redento, e il Sangue
dell'Agnello senza macchia che cancella ogni nostra colpa durante la confessione
(difatti scende, realmente e non metaforicamente, sulle nostre anime ogni volta
che il sacerdote impartisce l'assoluzione) è per il Sangue del nostro Creatore
che satana è stato già sconfitto e sarà per lo stesso Sangue della Vittima
Santa che ognuno di noi può e deve tendere alla vita eterna e guadagnarla!
Non perdiamo la via maestra segnataci ad un prezzo così elevato: la
morte del Figlio di Dio. Finché siamo in vita tutto possiamo fare e realizzare
per amore di Cristo e per Lui per i fratelli e per amore raggiungere la gloria
eterna. Una volta chiusi gli occhi cosa rimarrà? Quanto abbiamo amato a prezzo
del nostro sangue nella verità della carità!
Sulla destra del blog c'è una sezione dedicata alle preghiere al Preziosissimo Sangue di nostro
Signore Gesù Cristo.
Avvaliamoci spesso di questa straordinaria e potente preghiera
ricordando che: “…per il Suo sangue noi
siamo stati guariti e salvati”
CORONCINA E LITANIE AL PREZIOSISSIMO SANGUE
CORONCINA AL PREZIOSISSIMO SANGUE
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre... Credo in Dio...Sangue di Cristo, salvaci (3 volte)
1° Mistero - Gesù versò Sangue nella circoncisione (cfr Lc 1,59) .Gesù, Figlio di Dio, con il primo Sangue che hai versato per la nostra salvezza, ci riveli il valore della vita e il dovere di affrontarla con fede e coraggio, nella luce del tuo nome e nella gioia della grazia. Pater e 5 Gloria.
Ti supplichiamo, o Signore, di soccorrere i tuoi figli che hai redento con il tuo Sangue prezioso.
2° Mistero - Gesù versò Sangue nell'orto degli Ulivi (cfr Lc 22,39) O Figlio di Dio, il tuo sudore di Sangue nel Getsemani susciti in noi l'odio al peccato, poiché l'offesa a Te è l'unico vero male che ruba il tuo amore e rende triste la nostra vita. Pater e 5 Gloria.
Ti supplichiamo, o Signore, di soccorrere i tuoi figli che hai redento con il tuo Sangue prezioso.
3° Mistero - Gesù versò Sangue nella flagellazione (cfr Gv 19,1) O Maestro divino, il Sangue della flagellazione ci sproni ad amare la purezza, perché possiamo vivere nell'intimità della tua amicizia e contemplare con occhi limpidi le meraviglie del creato. Pater e 5 Gloria.
Ti supplichiamo, o Signore, di soccorrere i tuoi figli che hai redento con il tuo Sangue prezioso.
4° Mistero - Gesù versò Sangue nella coronazione di spine (cfr Gv 19,2-5) O Re dell'universo, il Sangue della coronazione di spine distrugga il nostro egoismo e il nostro orgoglio, perché possiamo servire in umiltà i fratelli bisognosi e crescere nell'amore. Pater e 5 Gloria.
Ti supplichiamo, o Signore, di soccorrere i tuoi figli che hai redento con il tuo Sangue prezioso.
5° Mistero - Gesù versò Sangue sulla via al Calvario (cfr Gv 19,18) O Salvatore del mondo, il Sangue versato sulla via del Calvario illumini il nostro cammino e ci aiuti a portare la croce con Te, per completare in noi la tua Passione. Pater e 5 Gloria.
Ti supplichiamo, o Signore, di soccorrere i tuoi figli che hai redento con il tuo Sangue prezioso.
6° Mistero - Gesù versò Sangue nella crocifissione (cfr Lc 23,33-34) O Agnello di Dio immolato per noi, insegnaci il perdono delle offese e l'amore ai nemici. E tu, Madre del Signore e nostra, rivelaci la potenza e le ricchezze del Sangue prezioso di Gesù. Pater e 5 Gloria.
Ti supplichiamo, o Signore, di soccorrere i tuoi figli che hai redento con il tuo Sangue prezioso.
7° Mistero - Gesù versò Sangue nel momento in cui fu trafitto al Cuore (cfr Gv 19,31) Cuore adorabile trafitto per noi, accogli le nostre preghiere, le attese dei poveri, le lacrime dei sofferenti, le speranze dei popoli, perché tutta l'umanità si riunisca nel tuo regno di amore, di giustizia e di pace. Pater e 5 Gloria.
Ti supplichiamo, o Signore, di soccorrere i tuoi figli che hai redento con il tuo Sangue prezioso.
LITANIE DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, pietà Cristo, pietà
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Padre celeste, Dio abbi pietà di noi
Figlio Redentore del mondo, Dio abbi pietà di noi
Spirito Santo, Dio abbi pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio salvaci
Sangue di Cristo, Unigenito dell’Eterno Padre salvaci
Sangue di Cristo, Verbo di Dio incarnato salvaci
Sangue di Cristo, della nuova ed eterna alleanza salvaci
Sangue di Cristo, scorrente a terra nell’agonia salvaci
Sangue di Cristo, profuso nella flagellazione salvaci
Sangue di Cristo, stillante nella coronazione di spine salvaci
Sangue di Cristo, effuso sulla croce salvaci
Sangue di Cristo, prezzo della nostra salvezza salvaci
Sangue di Cristo, senza il quale non vi è perdono salvaci
Sangue di Cristo, nell’Eucaristia bevanda e lavacro delle anime salvaci
Sangue di Cristo, fiume di misericordia salvaci
Sangue di Cristo, vincitore dei demoni salvaci
Sangue di Cristo, fortezza dei martiri salvaci
Sangue di Cristo, vigore dei confessori salvaci
Sangue di Cristo, che fai germogliare i vergini salvaci
Sangue di Cristo, sostegno dei vacillanti salvaci
Sangue di Cristo, sollievo dei sofferenti salvaci
Sangue di Cristo, consolazione nel pianto salvaci
Sangue di Cristo, speranza dei penitenti salvaci
Sangue di Cristo, conforto dei morenti salvaci
Sangue di Cristo pace e dolcezza dei cuori salvaci
Sangue di Cristo, pegno della vita eterna salvaci
Sangue di Cristo, che liberi le anime del purgatorio salvaci
Sangue di Cristo, degnissimo di ogni gloria ed onore salvaci.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo esaudiscici, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi.
Ci hai redenti, o Signore, con il tuo Sangue E ci hai fatti regno per il nostro Dio.
Cristo, pietà Cristo, pietà
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Padre celeste, Dio abbi pietà di noi
Figlio Redentore del mondo, Dio abbi pietà di noi
Spirito Santo, Dio abbi pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio salvaci
Sangue di Cristo, Unigenito dell’Eterno Padre salvaci
Sangue di Cristo, Verbo di Dio incarnato salvaci
Sangue di Cristo, della nuova ed eterna alleanza salvaci
Sangue di Cristo, scorrente a terra nell’agonia salvaci
Sangue di Cristo, profuso nella flagellazione salvaci
Sangue di Cristo, stillante nella coronazione di spine salvaci
Sangue di Cristo, effuso sulla croce salvaci
Sangue di Cristo, prezzo della nostra salvezza salvaci
Sangue di Cristo, senza il quale non vi è perdono salvaci
Sangue di Cristo, nell’Eucaristia bevanda e lavacro delle anime salvaci
Sangue di Cristo, fiume di misericordia salvaci
Sangue di Cristo, vincitore dei demoni salvaci
Sangue di Cristo, fortezza dei martiri salvaci
Sangue di Cristo, vigore dei confessori salvaci
Sangue di Cristo, che fai germogliare i vergini salvaci
Sangue di Cristo, sostegno dei vacillanti salvaci
Sangue di Cristo, sollievo dei sofferenti salvaci
Sangue di Cristo, consolazione nel pianto salvaci
Sangue di Cristo, speranza dei penitenti salvaci
Sangue di Cristo, conforto dei morenti salvaci
Sangue di Cristo pace e dolcezza dei cuori salvaci
Sangue di Cristo, pegno della vita eterna salvaci
Sangue di Cristo, che liberi le anime del purgatorio salvaci
Sangue di Cristo, degnissimo di ogni gloria ed onore salvaci.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo esaudiscici, o Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi.
Ci hai redenti, o Signore, con il tuo Sangue E ci hai fatti regno per il nostro Dio.
Preghiamo: Eterno Padre, ricevi per mezzo del Cuore addolorato di Maria, il Sangue divino che Gesù Cristo, Figlio Tuo, ha sparso nella Sua Passione: per le Sue Piaghe, per il Volto sfigurato, per il Suo Capo trapassato di Spine, per il Cuore straziato, per la Sua Agonia nel Getsemani, per la Piaga della Spalla; per la Sua Passione e Morte, per tutti i meriti Suoi Divini e per le Lacrime e Dolori di Maria Corredentrice: perdona le anime e salvaci dall'eterna dannazione
sabato 30 giugno 2012
Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
Adamo e Cristo, Eva e
Maria
Hai visto l'ammirabile
vittoria? Hai visto la nobilissima impresa della croce? Potrò mai dirti qualcosa
di più meraviglioso? Considera il modo con cui ha vinto e resterai ancora più
ammirato. Cristo infatti ha vinto il diavolo con gli stessi mezzi con cui aveva
ottenuto vittoria il diavolo. Lo sbaragliò con le stesse armi usate da lui.
Senti in che modo.
Una vergine, un legno e la
morte furono i simboli della nostra sconfitta. La vergine era Eva, non aveva
infatti ancora coabitato col marito. Il legno era l'albero. La morte la pena di
Adamo. Ma ecco ancora una vergine, un legno e la morte, già simboli della
sconfitta, diventare ora simboli della sua vittoria. Infatti al posto di Eva c'è
Maria, al posto dell'albero della scienza del bene e del male c'è l'albero della
croce, al posto della morte di Adamo la morte di Cristo.
Vedi come colui che aveva
vinto viene ora sconfitto con gli stessi suoi mezzi? Presso l'albero il diavolo
abbatté Adamo, presso l'albero Cristo sconfisse il diavolo. E quell'albero
mandava all'inferno, questo invece richiama dall'inferno anche coloro che vi
erano già scesi. Inoltre un altro albero nascose l'uomo vinto e nudo, questo
invece innalza agli occhi di tutti il vincitore spoglio. E quella morte colpì
tutti coloro che erano nati dopo di essa, questa morte invece risuscita anche
coloro che erano nati prima di essa. «Chi può narrare i prodigi del Signore?»
(Sal 105, 2). Siamo stati resi immortali da una morte: queste sono le gloriose
imprese della croce.
Hai compreso la vittoria? Hai
capito il modo con cui ha vinto? Apprendi ora come questa vittoria fu riportata
senza nostra fatica e sudore. Noi non abbiamo bagnato di sangue le armi, non
siamo stati in battaglia, non siamo stati feriti, la battaglia non l'abbiamo
nemmeno vista, eppure abbiamo riportato vittoria. Del Signore è stato il
combattimento, nostra la corona. Poiché la vittoria è anche nostra, imitiamo i
soldati e, con voci di gioia, cantiamo oggi le lodi e l'inno della vittoria.
Diciamo, lodando il Signore: «La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov'è,
o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?» (1 Cor 15, 54-55;
cfr. Is 25, 8; Os 13, 14).
Tutto questo ci è stato
procurato dalla croce gloriosa: la croce, trofeo eretto contro il demonio, arma
contro il peccato, spada con cui Cristo ha trafitto il serpente; la croce
volontà del Padre, gloria dell'Unigenito, gaudio dello Spirito Santo, onore
degli angeli, presidio della Chiesa, vanto di Paolo, difesa dei santi, luce di
tutto il mondo.
sabato 16 giugno 2012
Rinvia le cure e muore per far nascere suo figlio: quando l'amore per Dio genera i santi.
Una notizia fantastica. Ma purtroppo alla bimba, sin dalle prime ecografie, è stata diagnosticata un’anencefalia (una malformazione congenita grave dove il nascituro appare privo totalmente o parzialmente dell’encefalo). Senza alcun tentennamento Enrico e Chiara l’hanno accolta comunque e accompagnata nella nascita terrena e, dopo circa 30 minuti, come dicono i loro amici «alla nascita in cielo». Al funerale Enrico e Chiara erano lì, accanto a quella piccola bara bianca: hanno scritto e cantato per tutta la messa aggrappati a una grande fede. Qualche mese dopo, ecco un’altra gravidanza. Ma come se qualcuno avesse voluto mettere alla prova i cuori di quei due giovani ragazzi, anche in questo caso le prime ecografie non sono andate bene. Il bimbo, questa volta era un maschietto, era senza gambe. Senza paura e con il sorriso sulle labbra hanno scelto ancora una volta di portare avanti la gravidanza. Qualcosa di difficile, forse da comprendere, eppure Enrico raccontava la sua gioia di avere un bimbo anche se privo delle gambe. Purtroppo, però, verso il settimo mese, l’ecografia ha evidenziato delle malformazioni viscerali con assenza degli arti inferiori e incompatibilità con la vita. Spacciato. Ma i due giovani con il sorriso hanno voluto accompagnare il piccolo Davide, questo il nome che avevano scelto per lui, fino al giorno della sua venuta alla luce. Poco dopo la nascita anche Davide è deceduto.Un altro funerale. Un’altra croce. Ma una voglia infinita di vita. Ancora. Ancora di più, se è possibile. Passano i mesi e arriva un’altra gravidanza: Francesco, il nome prescelto. Tutti gli amici, sempre di più intorno a loro, hanno gioito per la notizia e per la speranza di Chiara ed Enrico verso la vita. E finalmente tutto va per il meglio: le ecografie confermavano la salute del bimbo che cresce forte e sano. Ma al quinto mese arriva una nuova croce. A Chiara viene diagnosticata una brutta lesione della lingua e dopo un primo intervento, i medici le dicono quello che non avrebbero mai voluto dirle: ha un carcinoma. Nonostante questo, Chiara ed Enrico hanno combattuto ancora, uniti, forti, insieme per difendere il loro Francesco. Non hanno avuto dubbi e hanno deciso di portare avanti la gravidanza mettendo a rischio la vita della mamma. Chiara, infatti, solo dopo il parto si è potuta sottoporre a un nuovo intervento chirurgico più radicale e poi ai successivi cicli di chemio e radioterapia.
Mesi difficili. Durissimi. Lo sa bene Gianluigi De Palo, che prima di essere l’assessore alla Famiglia del Comune di Roma, è uno loro amico. «Hanno affrontato queste prove con il sorriso e con un sereno affidamento alla Provvidenza - ha scritto ieri sul suo profilo Facebook - Ho parlato più e più volte con Chiara ed Enrico di come in tutte queste prove mai si son lasciati sconvolgere, ma solo hanno accettato la volontà di Colui che non fa nulla per caso».
Chiara non ce l’ha fatta. Mercoledì a mezzogiorno il suo cuore ha smesso di battere e combattere contro una malattia che non le ha lasciato scampo. Resta Enrico. Il suo amore per il piccolo Francesco. E le parole di Chiara, in un video su youtube («testimonianza di Enrico e Chiara») che in un giorno ha fatto registrare circa 500 condivisioni.
«Il Signore ha sempre qualcosa di diverso per noi. Non tutto va come noi pensiamo - racconta Chiara ad un microfono - Avevo visto con la dottoressa, attraverso l’ecografia, che la scatola cranica della nostra bambina non si era formata. Anche se lei si muoveva perfettamente, per lei non c’erano possibilità. Io non me la sentivo proprio di andare contro di lei, mi sentivo di sostenerla come potevo, e non di sostituirmi alla sua vita. Ora non sapevo come dirlo a mio marito. Ho passato una notte terribile, e ho detto: «Signore, mi vuoi donare questa cosa, ma perché non me lo hai fatto scoprire insieme a mio marito? Perché mi chiedi di dirglielo?».
E ancora: «A quel punto ho pensato alla Madonna, che anche a lei il Signore aveva donato un figlio e gli aveva chiesto di annunciarlo a suo marito. Anche a lei il Signore aveva donato un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito, e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere. Ma già avviene il primo miracolo: il momento in cui lo dico a Enrico è stato un momento indimenticabile. Mi ha abbracciato e mi ha detto: «E’ nostra figlia e la terremo così com’è». Nonostante tutto è stata una gravidanza stupenda, in cui abbiamo potuto apprezzare ogni singolo giorno, ogni piccolo calcio di Maria è stato un dono. Il figlio dona la vita alla madre... Il parto è stato naturale, veloce e indolore. Il momento in cui l’ho vista è un momento che non dimenticherò mai. Ho capito che eravamo legati per la vita. L’abbiamo battezzata, ed è stato il dono più grande che il Signore potesse farci».
Domani i suoi amici, chi ha fede e chi non la ha, saluteranno per l’ultima volta Chiara, la sua forza, il suo amore per la vita. I suoi funerali sono stati fissati alle 10,30 nella chiesa di Santa Francesca Romana, all’Ardeatino.
mercoledì 13 giugno 2012
13 giugno: Sant'Antonio di Padova
Sacerdote e dottore della
Chiesa
Lisbona, Portogallo, c. 1195 - Padova, 13 giugno
1231
di Maurizio Valeriani
Patronato: Affamati, oggetti
smarriti, Poveri
Etimologia: Antonio = nato prima,
o che fa fronte ai suoi avversari, dal greco
Emblema: Giglio,
Pesce
Martirologio Romano: Memoria di Sant’Antonio, Sacerdote
e dottore della Chiesa, che, nato in Portogallo, già canonico regolare, entrò
nell’Ordine dei Frati Minori da poco fondato, per attendere alla diffusione
della Fede tra le popolazioni dell’Africa, ma esercitò con molto frutto il
ministero della predicazione in Italia e in Francia, attirando molti alla vera
dottrina; scrisse sermoni imbevuti di dottrina e di finezza di stile e su
mandato di San Francesco insegnò la teologia ai suoi confratelli, finché a
Padova fece ritorno al Signore.
Fernando di Buglione nasce a
Lisbona da nobile famiglia portoghese discendente dal crociato Goffredo di
Buglione.
A quindici anni è novizio nel
monastero di San Vincenzo a Lisbona, poi si trasferisce nel monastero di Santa
Croce di Coimbra,il maggior centro culturale del Portogallo appartenente
all'Ordine dei Canonici regolari di Sant'Agostino, dove studia scienze e
teologia con ottimi maestri, preparandosi all'ordinazione sacerdotale che
riceverà nel 1219,
a ventiquattro anni.
Quando sembrava dover percorrere
la carriera del teologo e del filosofo, decide di lasciare l'ordine dei Canonici
Regolari di Sant'Agostino. Fernando, infatti, non sopporta i maneggi politici
tra i canonici regolari agostiniani e re Alfonso II, in cuor suo anela ad una
vita religiosamente più severa. Il suo desiderio si realizza allorché, nel 1220,
giungono a Coimbra i corpi di cinque Frati francescani decapitati in Marocco,
dove si erano recati a predicare per ordine di Francesco
d'Assisi.
Quando i Frati del convento di
monte Olivares arrivano per accogliere le spoglie dei martiri, Fernando confida
loro la sua aspirazione di vivere nello spirito del Vangelo. Ottenuto il
permesso dal provinciale francescano di Spagna e dal priore agostiniano,
Fernando entra nel romitorio dei Minori e fa subito professione religiosa,
mutando il nome in Antonio in onore dell'abate, eremita egiziano.
Anelando al martirio, subito
chiede ed ottiene di partire missionario in Marocco. È verso la fine del 1220
che s'imbarca su un veliero diretto in Africa, ma durante il viaggio è colpito
da febbre malarica e costretto a letto. La malattia si protrae e in primavera i
compagni lo convincono a rientrare in patria per curarsi.
Secondo altre versioni, Antonio
non si fermò mai in Marocco: ammalatosi appena partito da Lisbona, la nave fu
spinta da una tempesta direttamente a Messina, in Sicilia. Curato dai
francescani della città, in due mesi guarisce. A Pentecoste è invitato al
Capitolo generale di Assisi, arriva con altri francescani a Santa Maria degli
Angeli dove ha modo di ascoltare Frate Francesco, ma non di conoscerlo
personalmente.
Il ministro provinciale
dell'ordine per l'Italia settentrionale gli propone di trasferirsi a Montepaolo,
presso Forlì, dove serve un Sacerdote che dica la Messa per i sei Frati
residenti nell'eremo composto da una piccolissima Chiesa, qualche cella e un
orto. Per circa un anno e mezzo vive in contemplazione e penitenza, svolgendo
per desiderio personale le mansioni più umili, finché deve scendere con i
confratelli in città, per assistere nella Chiesa di San Mercuriale
all'ordinazione di nuovi Sacerdoti dell'ordine e dove predica alla presenza di
una vasta platea composta anche dai notabili.
Ad Antonio è assegnato il ruolo di
predicatore e insegnante dallo stesso Frate Francesco, che gli scrive una
lettera raccomandandogli, però, di non perdere lo spirito della santa orazione e
della devozione. Comincia a predicare nella Romagna, prosegue nell'Italia
settentrionale, usa la sua parola per combattere l'eresia (è chiamato anche il
martello degli eretici), catara in Italia e albigese in Francia, dove arriverà
nel 1225.
Tra il 1223 e quest'ultima data
pone le basi della scuola teologica francescana, insegnando nel convento
bolognese di Santa Maria della Pugliola. Quando è in Francia, tra il 1225 e il
1227, assume un incarico di governo come custode di Limoges. Mentre si trova in
visita ad Arles, si racconta gli sia apparso Frate Francesco che aveva appena
ricevuto le stigmate.
Come custode partecipa nel 1227 al
Capitolo generale di Assisi dove il nuovo ministro dell'Ordine -San Francesco
nel frattempo è morto-, è Giovanni Parenti, quel provinciale di Spagna che lo
accolse anni prima fra i Minori e che lo nomina provinciale dell'Italia
settentrionale. Frate Antonio apre nuove case, visita i conventi per conoscere
personalmente tutti i Frati, controlla le Clarisse e il Terz'ordine, va a
Firenze, finché fissa la residenza a Padova e in due mesi scrive i Sermoni
domenicali.
A Padova ottiene la riforma del
Codice statutario repubblicano grazie alla quale un debitore insolvente ma senza
colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non può essere anche incarcerato. Non solo,
tiene testa ad Ezzelino da Romano, che era soprannominato il Feroce e che in un
solo giorno fece massacrare undicimila padovani che gli erano ostili, perché
liberi i capi guelfi incarcerati.
Intanto scrive i Sermoni per le feste dei
Santi, i suoi temi preferiti sono i precetti della Fede, della morale e della
virtù, l'amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l'umiltà, la
mortificazione e si scaglia contro l'orgoglio e la lussuria, l'avarizia e
l'usura di cui è acerrimo nemico.
È mariologo, convinto assertore
dell'Assunzione della Vergine, su richiesta di Papa Gregorio IX nel 1228 tiene
le prediche della settimana di Quaresima e da questo Papa è definito "arca del Testamento". Si racconta che
le prediche furono tenute davanti ad una folla cosmopolita e che ognuno lo sentì
parlare nella propria lingua.
Per tre anni viaggia senza
risparmio, è stanco, soffre d'asma ed è gonfio per l'idropisia, torna a Padova e
memorabili sono le sue prediche per la Quaresima del 1231. Per riposarsi si ritira a
Camposampiero, vicino Padova, dove il conte Tiso, che aveva regalato un eremo ai
Frati, gli fa allestire una stanzetta tra i rami di un grande albero di noce. Da
qui Antonio predica, ma scende anche a confessare e la sera torna alla sua cella
arborea.
Una notte che si era recato a
controllare come stesse Antonio, il conte Tiso è attirato da una grande luce che
esce dal suo rifugio e assiste alla visita che Gesù Bambino fa al
Santo.
A mezzogiorno del 13 giugno, era
un venerdì, Antonio si sente mancare e prega i confratelli di portarlo a Padova,
dove vuole morire. Caricato su un carro trainato da buoi, alla periferia della
città le sue condizioni si aggravano al punto che si decide di ricoverarlo nel
vicino convento dell'Arcella dove muore in serata. Si racconta che mentre stava
per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella
città di Padova frotte di bambini presero a correre e a gridare che il Santo era
morto.
Nei giorni seguenti la sua morte,
si scatenano “guerre intestine” tra
il convento dove era morto che voleva conservarne le spoglie e quello di Santa
Maria Mater Domini, il suo convento, dove avrebbe voluto morire. Durante la
disputa si verificano persino disordini popolari, infine il padre provinciale
decide che la salma sia portata a Mater Domini. Non appena il corpo giunge a
destinazione iniziano i miracoli, alcuni documentati da
testimoni.
Anche in vita Antonio aveva operato miracoli
quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba, o un
piede, recisa, fece ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno, ad una donna
riattaccò i capelli che il marito geloso le aveva strappato, rese innocui cibi
avvelenati, predicò ai pesci, costrinse una mula ad inginocchiarsi davanti
all'Ostia, fu visto in più luoghi contemporaneamente, da qualcuno anche con Gesù
Bambino in braccio. Poiché un marito accusava la moglie di adulterio, fece
parlare il neonato, “frutto del
peccato” secondo l'uomo, per testimoniare l'innocenza della donna.
I suoi miracoli in vita e dopo la
morte hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano e
Donatello.
Antonio fu canonizzato l'anno
seguente la sua morte dal Papa Gregorio IX.
La grande Basilica a lui dedicata
sorge vicino al convento di Santa Maria Mater Domini.
Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua di Antonio incorrotta, ed è conservata nella cappella del Tesoro pressola
Basilica della città patavina di cui è
patrono.
Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua di Antonio incorrotta, ed è conservata nella cappella del Tesoro presso
Nel 1946 Pio XII lo ha proclamato
Dottore della Chiesa.
mercoledì 6 giugno 2012
Catena di preghiera per i fratelli terremotati dell'Emilia Romagna.
Signore Padre Santo, Dio misericordioso ed eterno, ti preghiamo perché cessino i movimenti continui di questa benedetta terra che tu ci hai donato, per abitarvi in pace e costruire un'esistenza sempre migliore, improntata alla giustizia e alla solidarietà.Vergine Maria, Signora del Cielo e della Terra, Mamma celeste che conosci ogni pianto e dolore dei tuoi figli terremotati d'ogni angolo della terra e della storia, prega Gesù nostro Signore perchè la Sorella Terra cessi ogni suo movimento.
Per Cristo nostro Signore.
1 Padre nostro
1Ave Maria
1 Gloria al Padre
sabato 2 giugno 2012
3 giugno: solennità della Santissima Trinità - Breve analisi e atto di consacrazione.
Che cosa è la Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo?Introduzione
“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. (Mt, 28, 19 – 20).
Nella figura riportata nel blog, vi sono: Dio Padre fonte dalla creazione, il Figlio autore della redenzione, per mezzo della sua passione morte e resurrezione, “subentrato” con la sua nascita a Betlemme e consacrato da Dio, come “L’Amato” il girono del battesimo nel fiume Giordano ad opera di San Giovanni il Battista e lo Spirito Santo (rappresentato abitualmente da una colomba) ispiratore della santificazione iniziata il girono della sua discesa nel cenacolo quando Maria, Madre di Gesù e gli Apostoli erano riuniti “Mentre stavano per compiersi i giorni della Pentecoste…” (Atti degli Apostoli, capitolo 2, versetti 1 – 28). Sebbene, i tre protagonisti della Trinità si manifestino in tempi e con modalità differenti essi esistevano da sempre ed in perfetta unità consustanziale.
Cenni storici
Ma cosa significa consustanzialità? In senso etimologico significa identità quanto alla sostanza. Il termine deriva dal greco homooúsios e significa, appunto, “della stessa sostanza”. L’espressione fu usata al concilio di Nicea nel 325 per definire la natura di Cristo, consustanziale a Dio Padre. Il concilio si pronunciò così contro la dottrina di Ario, che affermava che il Verbo incarnato, Gesù Cristo, è la prima e la più perfetta delle creature, ma è inferiore e subordinato a Dio. La presa di posizione del concilio di Nicea si è espressa nel “simbolo” di fede, che introdusse nel Credo la precisazione che Gesù Cristo è “generato, non creato”, “Dio vero da Dio vero”, e, soprattutto, “consustanziale al Padre”. Il concilio sostenne la perfetta uguaglianza tra il Padre e il Figlio nell’identità a misura di natura divina. La consustanzialità indica che la natura del Figlio è divina come quella del Padre e che il Figlio è egualmente Dio come il Padre e che è eterno come il Padre, e che non è, perciò, creatura. Il simbolo di Nicea, completato al concilio di Costantinopoli per l’articolo sullo Spirito Santo (381), è il testo ecumenico per eccellenza ed è considerato la professione di fede delle varie confessioni cristiane
Il dogma
Il dogma della Trinità è in relazione alla natura divina: esso afferma che Dio è uno solo, unica e assolutamente semplice è la sua Sostanza, ma comune a tre Persone uguali (consustanziali) e distinte. Le tre persone (o, secondo il linguaggio mutuato dalla tradizione greca, ipostasi), sono distinte come:
• Dio Padre, creatore del cielo e della terra;
• il Figlio: generato dal Padre prima della creazione del mondo, fatto uomo nella persona di Gesù Cristo nel seno della Vergine Maria, il Redentore.
• lo Spirito Santo che il Padre manda nel nome di Cristo ai suoi discepoli per far loro comprendere e testimoniare le verità rivelate.
Al mistero della Trinità è dedicata, nella Chiesa cattolica, la solennità della Santissima Trinità, che ricorre ogni anno, la domenica successiva alla Pentecoste.
Attualizzare
Come rapportarsi ad un mistero tanto grande quanto insondabile come quello della Trinità il quale ci rivela che Dio è uno, ma allo stesso tempo trino? Dato che è, per l’appunto, insondabile cioè non conoscibile a noi creature, create per amore infinito, non resta che pregare ed affidarci a Dio, al Signore Gesù e allo Spirito Santo che, seppur distinti, sono Dio stesso.
Ecco perché qui di seguito propongo una piccola preghiera per rendere grazie, onore e gloria a questo stupefacente, immenso e imprescutabile mistero, che biblicamente, da mysterion, significa strumento di rivelazione.
Atto di consacrazione nalla SS Trinità
Dio infinitamente buono e misericordioso, che hai stabilito nel nostro cuore la tua dimora, noi ti ringraziamo, ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, e tutti, prostrati dinanzi al trono della tua divina maestà, rinnoviamo oggi le promesse del santo Battesimo e ci affidiamo a te assieme ai nostri cari, perchè tu possa regnare sempre in mezzo a noi con il tuo dolcissimo regno di grazia, di pace e di amore.
Padre Celeste, principio d'ogni cosa, ti raccomandiamo tutti i Sacerdoti perchè siano forti nelle difficoltà della vita e fedeli alla loro santa missione.
Gesù, Figlio del Dio vero, ti affidiamo i cristiani, perché continuino ad essere puri e santi imitando con gioia le virtù che tu praticasti nella tua Missione redentrice.
Spirito Santo, Amore del Padre e del Figlio, ti rivolgiamo la nostra ardente supplica, perché sia sempre vivo in tutti gli uomini lo Spirito di concordia, di unità e di amore.
O Trinità amabilissima, degnati di accettare questa nostra offerta, vivi e resta in noi, benedici il nostro lavoro, guidaci con Maria, Vergine e Madre, nel sentiero della virtù, perché lodando, servendo e amando te in questa vita, possiamo compiere il tuo disegno divino, contribuire all'estensione del tuo regno nelle anime e nel mondo e goderti poi in cielo per tutta l'eternità.
3 Gloria al Padre
3 Gloria al Padre
giovedì 31 maggio 2012
Festa della visitazione: Maria si reca da Santa Elisabetta.
GRAZIE GESU' PER AVERCI DONATO MARIA!
GRAZIE MARIA PER AVER DETTO SI ALLA VOLONTA' DI DIO CHE CI HA DONATO LA
VITA ETERNA: GESU' CRISTO SIGNORE NOSTRO!
MARIA MADRE DELLA PERPETUA VISITAZIONE:
PREGA PER NOI!
PREGA PER NOI!
3 AVE MARIA
lunedì 28 maggio 2012
Catena di preghiera per la Santa Chiesa e il Santo Padre
Formiamo
una catena di preghiera per sostenere il Santo Padre, Benedetto XVI e la Santa Chiesa
affinché i venti contrari che satana cerca di scagliare contro di essa, per
discreditarla e portare tante anime alla perdizione, l’inferno, si infrangano
sullo scudo della fede e della perseveranza dei suoi fedeli che hanno in Cristo
Gesù' l'unico Signore e Maestro, reale Via,
Verità e Vita.
Ogni
giorno impegnamoci a recitare:
1 Padre nostro
1Ave
Maria
1
Gloria al Padre...
…per
le intenzioni del Sommo Pontefice e le necessità della Chiesa.
Grazie
a tutti!
Che
Iddio, Padre onnipotente e di misericordia, vi ricompensi per quest’atto di carità
a favore di tutto il genere umano, perché è dalla Chiesa che sgorgano gl’unici
sacramenti di vita eterna: la Santa confessione e nella Messa, l'Eucaristia.
sabato 26 maggio 2012
Domenica di Pentecoste: "Vieni Santo Spirito"!
Per gli Ebrei è la festa che ricorda il giorno in cui sul Monte Sinai, Dio diede
a Mosè le tavole della Legge – Per la Chiesa Cattolica è la festa che ricorda la
discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.Origini della festa
Presso gli Ebrei la festa era inizialmente denominata “festa della mietitura” e “festa dei primi frutti”; si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano; nei testi biblici è sempre una gioiosa festa agricola.
È chiamata anche “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua; nel greco ‘Pentecoste’ significa 50ª giornata. Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12, 31-32..
Quindi lo scopo primitivo di questa festa, era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai.
Secondo il rituale ebraico, la festa comportava il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra e particolari sacrifici; ed era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare a Gerusalemme.
La discesa dello Spirito Santo
L’episodio della discesa dello Spirito Santo è narrato negli Atti degli Apostoli, cap. 2; gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo, probabilmente della casa della vedova Maria, madre del giovane Marco, il futuro evangelista, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando erano in città; e come da tradizione, erano affluiti a Gerusalemme gli ebrei in gran numero, per festeggiare la Pentecoste con il prescritto pellegrinaggio.
“Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano.
Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.
Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua.
Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: ‘Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?…”.
Il passo degli Atti degli Apostoli, scritti dall’evangelista Luca in un greco accurato, prosegue con la prima predicazione dell’apostolo Pietro, che unitamente a Paolo, narrato nei capitoli successivi, aprono il cristianesimo all’orizzonte universale, sottolineando l’unità e la cattolicità della fede cristiana, dono dello Spirito Santo.
Lo Spirito Santo
È il nome della terza persona della SS. Trinità, principio di santificazione dei fedeli, di unificazione della Chiesa, di ispirazione negli autori della Sacra Scrittura. È colui che assiste il magistero della Chiesa e tutti i fedeli nella conoscenza della verità (è detto anche ‘Paraclito’, cioè ‘Consolatore’).
L’Antico Testamento, non contiene una vera e propria indicazione sullo Spirito Santo come persona divina. Lo “spirito di Dio”, vi appare come forza divina che produce la vita naturale cosmica, i doni profetici e gli altri carismi, la capacità morale di obbedire ai comandamenti.
Nel Nuovo Testamento, lo Spirito appare talora ancora come forza impersonale carismatica. Insieme però, avviene la rivelazione della ‘personalità’ e della ‘divinità’ dello Spirito Santo, specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità (Giov. 14-16) e in san Paolo, dove la dottrina dello Spirito Santo è congiunta con quella della divina redenzione.
Il magistero della Chiesa insegna che la terza Persona procede dalla prima e dalla seconda, come da un solo principio e come loro reciproco amore; che lo Spirito Santo è inviato per via di ‘missione’ nel mondo, e che esso ‘inabita’ nell’anima di chi possiede la Grazia santificante.
Concesso a tutti i battezzati (1 Corinzi, 12, 13), lo Spirito fonda l’uguale dignità di tutti i credenti. Ma nello stesso tempo, in quanto conferisce carismi e ministeri diversi, l’unico Spirito, costruisce la Chiesa con l’apporto di una molteplicità di doni.
L’insegnamento tradizionale, seguendo un testo di Isaia (11, 1 sgg.) enumera sette doni particolari, sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Essi sono donati inizialmente con la grazia del Battesimo e confermati dal Sacramento della Cresima.
Simbologia
Lo Spirito Santo, rarissimamente è stato rappresentato sotto forma umana; mentre nell’Annunciazione e nel Battesimo di Gesù è sotto forma di colomba, e nella Trasfigurazione è come una nube luminosa.
Ma nel Nuovo Testamento, lo Spirito divino è esplicitamente indicato, come lingue di fuoco nella Pentecoste e come soffio nel Vangelo di Giovanni (20, 22); “Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
Lo Spirito Santo, più volte preannunciato nei Vangeli da Gesù, è stato soprattutto assimilato al fuoco che come l’acqua è simbolo paradossale di vita e di morte.
Lo Spirito Santo, rarissimamente è stato rappresentato sotto forma umana; mentre nell’Annunciazione e nel Battesimo di Gesù è sotto forma di colomba, e nella Trasfigurazione è come una nube luminosa.
Ma nel Nuovo Testamento, lo Spirito divino è esplicitamente indicato, come lingue di fuoco nella Pentecoste e come soffio nel Vangelo di Giovanni (20, 22); “Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
Lo Spirito Santo, più volte preannunciato nei Vangeli da Gesù, è stato soprattutto assimilato al fuoco che come l’acqua è simbolo paradossale di vita e di morte.
Nell’Antico Testamento, Dio si rivela a Mosè sotto forma di fuoco nel roveto
ardente che non si consuma; nella colonna di fuoco Dio Illumina e guida il
popolo ebraico nelle notti dell’Esodo; durante la consegna delle Tavole della
Legge a Mosè, per la presenza di Dio il Monte Sinai era tutto avvolto da
fuoco.
Nelle visioni profetiche dell’Antico Testamento, il fuoco è sempre presente e Dio apparirà alla fine dei tempi con il fuoco e farà giustizia su tutta la terra; anche nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista annuncia Gesù come colui che battezza in Spirito Santo e fuoco (Matteo, 3, 11).
La Pentecoste nel cristianesimo
I cristiani inizialmente chiamarono Pentecoste, il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua. A quanto sembra, fu Tertulliano, apologista cristiano (155-220), il primo a parlarne come di una festa particolare in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, la Pentecoste era una festa solenne, durante la quale era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale.
Le costituzioni apostoliche testimoniano l’Ottava di Pentecoste per l’Oriente, mentre in Occidente compare in età carolingia. L’Ottava liturgica si conservò fino al 1969; mentre i giorni festivi di Pentecoste furono invece ridotti nel 1094, ai primi tre giorni della settimana; ridotti a due dalle riforme del Settecento.
All’inizio del XX secolo, fu eliminato anche il lunedì di Pentecoste, che tuttavia è conservato come festa in Francia e nei Paesi protestanti.
La Chiesa, nella festa di Pentecoste, vede il suo vero atto di nascita d’inizio missionario, considerandola insieme alla Pasqua, la festa più solenne di tutto il calendario cristiano.Nella LiturgiaLo Spirito Santo viene invocato nel conferimento dei Sacramenti e da vero protagonista nel Battesimo e nella Cresima e con liturgia solenne nell’Ordine Sacro; e in ogni cerimonia liturgica, ove s’implora l’aiuto divino, con il magnifico e suggestivo inno del “Veni Creator”, il cui testo in latino è incomparabile.
Nella solennità di Pentecoste si recita la Sequenza, il cui testo della più alta innologia liturgica, si riporta a conclusione di questa scheda come preghiera, meditazione, invocazione allo Spirito Santo.
Nelle visioni profetiche dell’Antico Testamento, il fuoco è sempre presente e Dio apparirà alla fine dei tempi con il fuoco e farà giustizia su tutta la terra; anche nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista annuncia Gesù come colui che battezza in Spirito Santo e fuoco (Matteo, 3, 11).
La Pentecoste nel cristianesimo
I cristiani inizialmente chiamarono Pentecoste, il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua. A quanto sembra, fu Tertulliano, apologista cristiano (155-220), il primo a parlarne come di una festa particolare in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, la Pentecoste era una festa solenne, durante la quale era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale.
Le costituzioni apostoliche testimoniano l’Ottava di Pentecoste per l’Oriente, mentre in Occidente compare in età carolingia. L’Ottava liturgica si conservò fino al 1969; mentre i giorni festivi di Pentecoste furono invece ridotti nel 1094, ai primi tre giorni della settimana; ridotti a due dalle riforme del Settecento.
All’inizio del XX secolo, fu eliminato anche il lunedì di Pentecoste, che tuttavia è conservato come festa in Francia e nei Paesi protestanti.
La Chiesa, nella festa di Pentecoste, vede il suo vero atto di nascita d’inizio missionario, considerandola insieme alla Pasqua, la festa più solenne di tutto il calendario cristiano.Nella LiturgiaLo Spirito Santo viene invocato nel conferimento dei Sacramenti e da vero protagonista nel Battesimo e nella Cresima e con liturgia solenne nell’Ordine Sacro; e in ogni cerimonia liturgica, ove s’implora l’aiuto divino, con il magnifico e suggestivo inno del “Veni Creator”, il cui testo in latino è incomparabile.
Nella solennità di Pentecoste si recita la Sequenza, il cui testo della più alta innologia liturgica, si riporta a conclusione di questa scheda come preghiera, meditazione, invocazione allo Spirito Santo.
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Veni creator Veni, creator Spiritus, mentes tuorum visita, imple superna gratia quae tu creasti pecora. Qui diceris Paraclitus, donum Dei altissimi, fons vivus, ignis, caritas et spiritalis unctio. Tu semptiformis munere, dextrae Dei tu digitus, tu rite promissum Patris sermone ditans guttura. Accende lumen sensibus, infunde amorem cordibus, infirma nostri corporis virtute firmans perpeti. Hostem repellas longius pacemque dones protinus; ductore sic te praevio vitemus omne noxium. Per te sciamus da Patrem, noscamus atque Filium, te utriusque Spiritum credamus omni tempore. Amen. | <><>
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Vieni Santo Spirito (Sequenza) Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto conforto. O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, sana ciò ch’è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen. |
Autore:
Antonio Borrelli
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