Citazione della settimana...


"LA MORTE È LA GRAZIA DELLE GRAZIE E IL CORONAMENTO DELLA
VITA CRISTIANA. ESSA NON È UNA FINE, COME TROPPI ANCORA PENSANO, MA L'INIZIO DI
UNA BELLA RINASCITA".

- Marthe Robin -

"NON ABBIATE PAURA DELLA GIOIA".

- Papa Francesco -



SIGNORE GESU' SONO QUI DAVANTI A TE

Signore Gesù, sono davanti a te con tutte le mie miserie. So che non mi respingerai perché tu mi ami così come sono. Mi dolgo e mi pento con tutto il cuore dei miei peccati: ti prego perdonami! Nel tuo Nome perdono tutte le persone per quanto hanno fatto contro di me. Rinuncio a Satana, a tutti gli spiriti maligni ed alle loro opere e seduzioni. Ti dono tutto il mio essere, o Signore Gesù, ora e sempre. Ti invito nella mia vita, o Gesù; ti accetto come Signore, Dio e Salvatore. Guariscimi, trasformami, rafforza il mio corpo, la mia anima ed il mio spirito. Vieni Signore Gesù, immergimi nel tuo Preziosissimo Sangue e riempimi del tuo Santo Spirito. Ti Amo, Signore Gesù. Ti lodo, Gesù. Ti ringrazio. Ti seguirò per tutti i giorni della mia vita. Aiutami a non voltarmi mai indietro. A non desiderare nient'altro che te. Fammi sentire il tepore del tuo amore e la potenza del tuo Santo Corpo. Rendimi cosciente della grandezza del tuo donarti a me, misera creatura. Illumina la mia mente e il mio cuore. Irrompi con la tua luce l'intensità delle tenebre che offuscano la mia vita. Rendimi la gioia di essere salvato affinché possa vivere con te per sempre in paradiso.
Maria, mia dolce Madre, Regina della Pace, Angeli e Santi, aiutatemi, ve ne prego. Amen, Alleluia, Amen.
- Fr. Peter Mary Rookey -


IL SILENZIO

Il silenzio è mitezza. Quando non rispondi alle offese, quando non reclami i tuoi diritti, quando lasci a Dio la difesa del tuo onore, il silenzio è mitezza.
Il silenzio è misericordia. Quando non riveli le colpe dei fratelli, quando perdoni senza indagare nel passato, quando non condanni, ma intercedi nell'intimo, il silenzio è misericordia.
Il silenzio è pazienza. Quando soffri senza lamentarti, quando non cerchi consolazione dagli uomini, quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli lentamente, il silenzio è pazienza.

Il silenzio è umiltà. Quando taci per lasciare
emergere i fratelli, quando celi nel riserbo i doni di Dio, quando lasci che il tuo agire sia interpretato male, quando lasci agli altri la gloria dell'impresa, il silenzio è umiltà.
Il silenzio è fede. Quando taci, perchè è LUI che agisce, quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo per stare alla Sua presenza, quando non cerchi comprensione, perchè ti basta essere conosciuto da Lui, il silenzio è fede.


martedì 2 ottobre 2012

I Santi Angeli Custodi

Di Antonio Borrelli
 
Nella storia della salvezza, Dio affida agli Angeli l'incarico di proteggere i patriarchi, i suoi servi e tutto il popolo eletto. Pietro in carcere viene liberato dal suo Angelo. Gesù a difesa dei piccoli dice che i loro Angeli vedono sempre il volto del Padre che sta nei Cieli.

Figure celesti presenti nell'universo religioso e culturale della Bibbia e quasi sempre rappresentati come esseri alati (in quanto forza mediatrice tra Dio e la Terra), gli Angeli trovano l'origine del proprio nome nel vocabolo greco anghelos =messaggero. Non a caso, nel linguaggio biblico, il termine indica una persona inviata per svolgere un incarico, una missione.

Ed è proprio con questo significato che la parola ricorre circa 175 volte nel Nuovo Testamento e 300 nell'Antico Testamento, che ne individua anche la funzione di milizia celeste, suddivisa in 9 gerarchie: Cherubini, Serafini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù celesti, Principati, Arcangeli, Angeli.

Oggi il tema degli Angeli, quasi scomparso dai sermoni liturgici, riecheggia stranamente nei pulpiti dei media in versione new age, nei film e addirittura negli spot pubblicitari, che hanno voluto recepirne esclusivamente l'aspetto estetico e formale.

Martirologio Romano: Memoria dei Santi Angeli Custodi, che, chiamati in primo luogo a contemplare il volto di Dio nel suo splendore, furono anche inviati agli uomini dal Signore, per accompagnarli e assisterli con la loro invisibile ma premurosa presenza.


La memoria dei Santi Angeli, oggi espressamente citati nel “Martirologio Romano” della Chiesa Cattolica, come Angeli Custodi, si celebra dal 1670 il 2 ottobre, data fissata da Papa Clemente X (1670-1676).

Ma chi sono gli Angeli e che rapporto hanno nella storia del genere umano? Prima di tutto l’esistenza degli Angeli è un dogma di Fede, definito più volte dalla Chiesa (Simbolo Niceno, Simbolo Costantinopolitano, IV Concilio Lateranense (1215), Concilio Vaticano I (1869-70).

Tutto ciò che riguarda gli Angeli, ha costituito una scienza propria detta ‘angelologia’; e tutti i Padri della Chiesa e i teologi, hanno nelle loro argomentazioni, espresso ed elaborato varie interpretazioni e concetti, riguardanti la loro esistenza, creazione, spiritualità, intelligenza, volontà, compiti, elevazione e caduta. Come si vede la materia è così vasta e profonda, che è impossibile in questa scheda succinta, poter esporre esaurientemente l’argomento, ci limiteremo a dare qualche cenno essenziale.

Esistenza e creazione

La creazione degli Angeli è affermata implicitamente almeno in un passo del Vecchio Testamento, dove al Salmo 148 (Lode cosmica), essi sono invitati con le altre creature del Cielo e della terra a benedire il Signore: “Lodate il Signore dai Cieli, lodatelo nell’alto dei Cieli. Lodatelo, voi tutti suoi Angeli, lodatelo, voi tutte sue schiere… Lodino tutti il nome del Signore, perché al suo comando ogni cosa è stata creata”.

Nel nuovo Testamento (Col 1,16) si dice: “Per mezzo di Cristo sono state create tutte le cose nei Cieli e sulla terra”. Quindi anche gli Angeli sono stati creati e se pure la tradizione è incerta sul tempo e nell’ordine di questa creazione, essa è ritenuta dai Padri indubitabile; certamente prima dell’uomo, perché alla cacciata dal Paradiso terrestre di Adamo ed Eva, era presente un Angelo, posto poi a guardia dell’Eden, per impedirne il ritorno dei nostri progenitori.

Spiritualità

La spiritualità degli Angeli, è stata oggetto di considerazioni teologiche fra i più grandi Padri della Chiesa; S. Giustino e S. Ambrogio attribuivano agli Angeli un corpo, non come il nostro, ma luminoso, imponderabile, sottile; S. Basilio e S. Agostino furono esitanti e si espressero non chiaramente; S. Giovanni Crisostomo, S. Gerolamo, S. Gregorio Magno, asserirono invece l’assoluta spiritualità; il già citato Concilio Lateranense IV, quindi il Magistero della Chiesa, affermò che gli Angeli sono spirito senza corpo.

L’angelo per la sua semplicità e spiritualità è immortale e immutabile, privo di quantità non può essere localmente presente nello spazio, però si rende visibile in un luogo per esplicare il suo operato; non può moltiplicarsi entro la stessa specie e S. Tommaso d’Aquino afferma che tante sono le specie angeliche quanti sono gli stessi Angeli, l’uno diverso dall’altro.

Nella Bibbia si parla di Angeli come di messaggeri ed esecutori degli ordini divini; nel Nuovo Testamento essi appaiono chiaramente come puri spiriti. Nella credenza ebraica essi furono talvolta avvicinati a esseri materiali, ai quali si offriva ospitalità, che essi ricambiavano con benedizioni, promesse di prosperità, ecc.

Intelligenza e volontà

L’Angelo in quanto essere spirituale non può essere sprovvisto della facoltà dell’intelligenza e della volontà; anzi in lui debbono essere molto più potenti, in quanto egli è puro di spirito; sulla prontezza e infallibilità dell’intelligenza angelica, come pure sull’energia, la tenace volontà, la libertà superiore: il grande Dottore Angelico, S. Tommaso d’Aquino, ha scritto ampiamente nella sua “Summa Theologica”, alla quale si rimanda per un approfondimento.

Elevazione

La Sacra Scrittura suggerisce più volte che gli Angeli godono della visione del volto di Dio, perché la felicità alla quale furono destinati gli spiriti celesti, sorpassa le esigenze della natura ed è soprannaturale. E nel Nuovo Testamento frequentemente viene stabilito un paragone fra uomini, Santi e Angeli, come se la meta cui sono destinati i primi, altro non sia che una partecipazione al fine già conseguito dagli Angeli buoni, i quali vengono indicati come ‘santi’, ‘figli di Dio’, ‘Angeli di luce’ e che sono ‘innanzi a Dio’, ‘al cospetto di Dio o del suo trono’; tutte espressioni che indicano il loro stato di beatitudine; essi furono santificati nell’istante stesso della loro creazione.

Caduta

Il Concilio Lateranense IV, definì come verità di Fede che molti Angeli, abusando della propria libertà caddero in peccato e diventarono cattivi. San Tommaso affermò che l’Angelo poté commettere solo un peccato d’orgoglio, lo spirito celeste deviò dall’ordine stabilito da Dio e non accettandolo, non riconobbe al disopra della sua perfezione, la supremazia divina, quindi peccato d’orgoglio cui conseguì immediatamente un peccato di disobbedienza e d’invidia per l’eccellenza altrui.

Altri peccati non poté commetterli, perché essi suppongono le passioni della carne, ad esempio l’odio, la disperazione. Ancora S. Tommaso d’Aquino specifica, che il peccato dell’Angelo è consistito nel volersi rendere simile a Dio.

La tradizione cristiana ha dato il nome di Lucifero al più bello e splendente degli Angeli e loro capo, ribellatosi a Dio e precipitato dal Cielo nell’inferno; l’orgoglio di Lucifero per la propria bellezza e potenza, lo portò al grande atto di superbia con il quale si oppose a Dio, traendo dalla sua parte un certo numero di Angeli.

Contro di lui si schierarono altri Angeli dell’esercito celeste capeggiati da Michele, ingaggiando una grande e primordiale lotta nella quale Lucifero con tutti i suoi, soccombette e fu precipitato dal Cielo; egli divenne capo dei demoni o diavoli nell’inferno e simbolo della più sfrenata superbia.

Il nome Lucifero e la sua identificazione con il capo ribelle degli angeli, derivò da un testo del profeta Isaia (14,12-15) in cui una satira sulla caduta di un tiranno babilonese, venne interpretata da molti scrittori ecclesiastici e dallo stesso Dante (Inf. XXIV), come la descrizione in forma poetica della ribellione celeste e della caduta del capo degli angeli.
“Come sei caduto dal Cielo, astro del mattino, figlio dell’aurora! Come sei stato precipitato a terra, tu che aggredivi tutte le nazioni! Eppure tu pensavi in cuor tuo: Salirò in Cielo, al di sopra delle stelle di Dio innalzerò il mio trono… salirò sulle nubi più alte, sarò simile all’Altissimo. E invece sei stato precipitato nell’abisso, nel fondo del baratro!”.

L’esercito celeste

La figura dell’Angelo come simbolo delle gerarchie celesti, in genere appare fin dai primi tempi del cristianesimo, collocandosi in prosecuzione della tradizione ebraica e come trasformazione dei tipi precristiani delle Vittorie e dei Geni alati, che avevano anche la funzione mediatrice, tra le supreme divinità e il mondo terrestre.

Attraverso l’insegnamento del “De celesti hierarchia” dello pseudo Dionigi l’Areopagita, essi sono distribuiti in tre gerarchie, ognuna delle quali si divide in tre cori.

La prima gerarchia comprende i Serafini, i Cherubini e i Troni; la seconda le Dominazioni, le Virtù, le Potestà; la terza i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli.

I cori si distinguono fra loro per compiti, colori, ali e altri segni identificativi, sempre secondo lo pseudo Areopagita, i più vicini a Dio sono i serafini, di colore rosso, segno di amore ardente, con tre paia di ali; poi vengono i cherubini con sei ali cosparse di occhi come quelle del pavone; le potestà hanno due ali dai molti colori; i principati sono Angeli rivolti verso Dio e così via.

Più distinti per la loro specifica citazione nella Bibbia, sono gli Arcangeli, i celesti messaggeri, presenti nei momenti più importanti della Storia della Salvezza; Michele presente sin dai primordi a capo dell’esercito del cielo contro gli angeli ribelli, apparve anche a Papa S. Gregorio Magno sul Castel S. Angelo a Roma, lasciò il segno della sua presenza nel Santuario di Monte S. Angelo nel Gargano; Gabriele il messaggero di Dio, apparve al profeta Daniele; a Zaccaria annunciante la nascita di S. Giovanni Battista, ma soprattutto portò l’annuncio della nascita di Cristo alla Vergine Maria; Raffaele è citato nel Libro di Tobia, fu guida e salvatore dai pericoli del giovane Tobia.

L’Angelo nella Bibbia

Specifici episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, indicano la presenza degli Angeli: la lotta con l’Angelo di Giacobbe (Genesi 32, 25-29); la scala percorsa dagli Angeli, sognata da Giacobbe (Genesi, 28, 12); i tre Angeli ospiti di Abramo (Genesi, 18); l’intervento dell’Angelo che ferma la mano di Abramo che sta per sacrificare Isacco; l’Angelo che porta il cibo al profeta Elia nel deserto.

L’annuncio ai pastori della nascita di Cristo; l’Angelo che compare in sogno a Giuseppe, suggerendogli di fuggire con Maria e il Bambino; gli Angeli che adorano e servono Gesù dopo le tentazioni nel deserto; l’Angelo che annunciò alla Maddalena e alle altre donne, la resurrezione di Cristo; la liberazione di S. Pietro dal carcere e dalle catene a Roma; senza dimenticare la cosmica e celeste simbologia angelica dell’Apocalisse di S. Giovanni Evangelista.

L’Angelo Custode

Infine l’Angelo Custode, l’esistenza di un Angelo per ogni uomo, che lo guida, lo protegge, dalla nascita fino alla morte, è citata nel Libro di Giobbe, ma anche dallo stesso Gesù, nel Vangelo di Matteo, quando indicante dei fanciulli dice: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro Angeli nel Cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei Cieli”.

La Sacra Scrittura parla di altri compiti esercitati dagli Angeli, come quello di offrire a Dio le nostre preghiere e sacrifici, oltre quello di accompagnare l’uomo nella via del bene.

venerdì 21 settembre 2012

Gesù Cristo: il povero per amore!



Un uomo, camminando, parlava con se stesso, senza amici con cui confidarsi. -

"Ecco" - diceva -, "nessuno è più povero di me; avevo.un cappello e me l'ha portato via il vento; avevo un mantello e me l'hanno rubato; avevo un bastone e ho dovuto bruciarlo per fame fuoco; avevo una ciotola per il cibo e la bevanda e il fiume me l'ha portata via; non ho che
le mani per raccogliere acqua da bere. C'è al mondo qualcuno più povero di me? -
Io fratello". L'uomo si volta e vede davanti a sé il Signore in abito da pellegrino. - "Io sono più povero di te. Tu, se hai sete, puoi raccogliere acqua con le mani: io no, perché me le hanno trafitte.

 
GRAZIE GESU' DI OGNI NUOVO GIORNO... VEGLIA SUL NOSTRO RIPOSO, AFFINCHE' RINTEMPRATI NEL CORPO E NELLO SPIRITO, POSSIAMO ESSERE SEGNO PER LA TUA GLORIA E IL BENE DEI FRATELLI...
 
TI AMO GESU'. MI HA DONATO TANTO, SENZA CHIEDERMI MAI NULLA IN CAMBIO....E' VERO! DIO E' AMORE...

venerdì 14 settembre 2012

14 settembre: Festa dell'Esaltazione della Santa Croce. La suprema delle testimonianze!


La festa dell'Esaltazione della Santa Croce è immersa in una paradossale quanto sconcertante verità: ciò che viene celebrata, festeggiata, osannata e dunque esaltata è, nella sua essenza, uno strumento terribile di tortura, violenza e morte. Dunque: cosa c’è mai da solennizzare?

La croce, a cui il Signore Gesù Cristo è stato inchiodato, nella sua ideazione, è stata pensata per umiliare gli schiavi ed i ribelli, per far morire tra sofferenze atroci, davanti agli occhi di tutti, dopo una lunga e terribile agonia, il condannato, affinché, come in tutte le pene infamanti, fosse di esempio e fungesse, per l’avvenire, da deterrente. Per queste ragioni ritorna roboante, quanto pressante, l’interrogativo: come è possibile benedire questo “legno” intriso di sudore e sangue, che ha raccolto il respiro affannoso e gli ultimi spasmi di Colui che “…amò i suoi sino alla fine” (Gv 13,1)?

La risposta è racchiusa in una parola: testimonianza. È necessario, oggi più che mai, riscoprire il valore di questo atteggiamento, di quest’azione, di questo modo di affrontare il confronto  dover-essere, inserito nel Vangelo la cui piena e perfetta attuazione rispecchia l’impegno primario, non sempre rispettato, dell’uomo e l’essere ovvero la realtà che ognuno vive in relazione a quanto ha appreso alla Fonte della Verità, Cristo Gesù. In sostanza, ciò che rende il cammino alla sequela del Signore pieno e, asceticamente parlando, proficuo è sforzarsi ogni giorno di armonizzare e rendere quanto più coerente possibile la Parola di Dio con le nostre occupazioni quotidiane in ragione del nostro stato e grado di inserimento nella società civile.

Pertanto, la celebrazione di questo giorno testimonia una trasformazione, che in pienezza, santità e perfezione, solo Gesù poteva operare, giacché è stato Lui, con il suo sconfinato, incommensurabile ed impareggiabile atto donativo, ovvero il sacrificio della sua vita, a trasformare un simbolo di morte in un segno di salvezza e di liberazione, a trasfigurare uno strumento di crudeltà in un’icona della tenerezza  e della misericordia di Dio Padre per i suoi figli.   



PREGHIERE

 
Eccomi o mio amato e buon Gesù 
Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che prostrato alla tua santissima Presenza ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non offenderti più, mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o mio Gesù, il santo profeta Davide: “Hanno forato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa”.
 
 


Anima Di Cristo 
 
Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Dentro le tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io mi separi da Te.
Dal nemico maligno, difendimi.
Nell’ora della mia morte, chiamami:
e comanda che io venga a Te,
affinché ti lodi con i tuoi Santi,
nei secoli dei secoli.
Amen

lunedì 3 settembre 2012

Il processo di rinnegamento per salire i gradi della santità

 
Del perché sia così difficile ascendere a Dio Padre, non può e non deve partire da una considerazione tutta umana. Essa, difatti, condurrebbe nient’altro che alla superbia e alla perdizione eterna, sul satanico convincimento dell’equivalenza per la quale: non ci si può santificare perché l’uomo da solo non ne è in grado, ergo, meglio peccare! E la grazia santificante? Da chi proviene? E l’Altissimo dov’è? Qual è lo spazio dell’Oggetto amato affinché lavori con l’anima alla sua elevazione? Chi fa a meno di Dio, fa a meno di se stesso. Chi non si lascia amare dal Signore, rinuncia alla sua creaturalità, alla sua essenzialità, alla propria presenzialità: ad essere un uomo! È bene e doveroso convincersi che è Cristo Gesù che ci ha amati per primo ed è dalla Fonte dell’amore che si apprende come amare. Il letto della fonte? La Santa Croce! Il mare in cui esso sfocia? La santa Madre Chiesa! Gli esseri viventi a cui è destinato questo mare in piena d’amore santificante? Gli esseri umani!
Può sconvolgere la mente ed il cuore una certa consapevolezza che a mio avviso l’uomo cela a se stesso in ragione di questo timore, ovvero: ammettere che Dio ama ogni essere con unicità premurosa e zelante, ma soprattutto con unicità. Nella maniera più bassa e rozza, umanamente parlando, è possibile affermare che Iddio è santamente geloso, al grado più perfetto e positivo immaginabile. Egli ha spasmodicamente, visceralmente, carnalmente, spiritualmente, mentalmente necessità di ogni uomo. Non è possibile fare esperienza di Dio se non ci si sofferma su questo evento: Gesù ama alla follia tutti, dove la follia è La Santa Croce! Si esamini la propria vita, si scorga l’episodio in cui si pesi di aver amato come non mai una persona, lo si riporti alla mente ed al cuore, lo si riviva interamente, anche sino alle lacrime se necessario, anche se è un lutto, non lo si lasci frenare, anzi vi si dia seguito sino allo sfinimento nell’amore profuso per quell’essere benedetto e si avrà solo una pallidissima, insignificante, riduttiva, superficiale idea di come Cristo Gesù ama singolarmente, unicamente, personalmente ogni uomo. Ben poteva, dunque, Sant’Agostino, affermare, senza che vi si cadesse in fraintendimenti: “Ama e fa ciò che vuoi”. Quale il motivo? La ragione risiede in questo breve assioma: l’amore presuppone il Giudizio iniquo e violento dei fratelli bugiardi, il Mantello regale, sangue – purpureo, della flagellazione, lo Scettro ligneo e brutale dei falsi adoratori, la Corona del martirio di pungentissime spine, la gloriosa Camminata tra i figli amati sul Monte delle cadute, il Letto durissimo, ruvido e scarnificante della Santa Croce. In sostanza: è possibile amare e far ciò che si crede se si è prima morti a se stessi rinunciando alla propria vita sino allo spargimento dell’ultima goccia del proprio sangue per amore di Dio e del prossimo.
È, dunque, questo il motivo per cui fa paura ammettere che Dio ci ama in Cristo Gesù suo Figlio e nostro Signore, perché siamo consapevoli che per amare realmente saremmo obbligati, per non cadere in contraddizione rispetto a ciò che professiamo, ad amare come Lui ci ha amati, cioè: sino alla morte!  
Fatto questo doveroso posizionamento dell’Amore (Dio Padre) nell’amato (l’essere umano), è possibile cercare di capire perché amare è così complesso nell’ascendere i gradi della santità, mentre è così facile e rapido cadere nel peccato e nella morte eterna. Al riguardo può essere esplicativo un esempio attinente all’alimentazione. L’assillo è: per quale ragione aumentare di peso è così semplice, ma non è altrettanto facile perderlo, tranne in rarissimi casi? La risposa è semplice. Il nostro corpo è fatto per conservare, per accumulare scorte, per auto – curarsi, per avere dentro di se quanto più è possibile per espandersi e crescere. In una sola parola? L’organismo vuole vivere per non morire! Tuttavia, esso deve essere regolato, educato e se così non avviene questa naturale tendenza a sommare sostanze nutrienti, si rovescia a sfavore dell’organismo stesso che non riuscendo più a smaltire gli eccessi si avvelena da se stesso, dal proprio interno, morendo. Qual è il motivo primario? La ragione risiede nel fatto che l’accumulo non ordinato, falsa la naturale capacità organica nel discernere tra ciò che serve e ciò che non serve, ed il fisico istruito ad avere solo eccessi e mai il giusto, o talvolta un salutare difetto di sostanze, divine auto – distruttivo. Il sistema di equilibratura di quanto serve realmente si blocca, e da che la sua istruzione primaria era quella di generare vita, ora è divenuto quello di generare, anche inconsapevolmente, morte. Da questo processo egoistico ed auto – incentrato, si comprenderà, benissimo, che nel momento in cui incominciamo a sottrarre l’eccesso il corpo si rifiuta, nella veste della mente, poiché nell’eccesso costante tutto l’organismo aveva trovato la modalità per risolvere ogni istanza, necessità e richiesta, sia fisica, che psichica, e se il dimagrimento non avviene in maniera graduale ciò comporterà un riacquisto del peso perduto, maggiorato di quanto si è disarmonicamente sottratto al corpo e una fastidiosa irritabilità nei riguardi della vita dovuta al fatto che: se non si mangia ci si sente nervosi, se, al contrario, si continuasse ad ingerire più del dovuto ugualmente ci si sentirebbe nervosi per non essere stati in grado di perdere peso e/o aver saputo rispettare il programma alimentare. In proposito le rare eccezioni alimentari di chi non ha bisogno di regolarsi perché non soffre possibili aumenti, non significa che non abbia necessità di disciplina alimentare giacché potrebbero nel tempo rovinare all’interno il suo organismo.   
Nella stessa ed identica modalità funziona la vita dello spirito. La naturale tendenza alla santità è stata interrotta dal peccato. Ciò nonostante l’uomo è stato comunque messo in grado di riacquistare la vita eterna per mezzo dell’elezione a figli in Cristo Gesù nostro Signore. Ma cosa accade se ci si lascia per troppo tempo alle spalle la cura dell’anima facendola cibare solo del peccato e non del Pane di vita eterna, ovvero l’Eucaristia preparandosi adeguatamente con la Santa Confessione? Che come la veste carnale fatica a dimagrire, così l’uomo avvezzo a lasciarsi andare ad ogni desiderio impuro, di mente e di corpo, ed essendo stato educato, dallo stato di peccato, a non privarsi mai di nulla, anzi ad abbondare quanto alle nefandezze spirituali ed umane, nel momento in cui si decide per la vita e non per la morte dell’anima sottraendo il tanfo orrendo del peccato, avviene la ribellione. L’aggravante? Satana desidera la nostra morte ed a spada tratta difende la sete d’anime da distruggere e, con ogni mezzo, cercherà di risucchiare il penitente verso i suoi antichi percorsi di morte! La soluzione è educare, sin da quando si è adolescenti, l’anima e il corpo alla scuola del Vangelo, dei Sacramenti (Confessione e Comunione) e delle opere di carità, perché nel momento in cui ci si trovi a gustare dei bene umani e spirituali il Signore ci doni l’equilibrio e la sapienza per godere santamente di essi. Perché tutto torni alla maggiore gloria di Dio, del bene delle anime e della propria santificazione.

giovedì 2 agosto 2012

IL PERDONO DI ASSISI

COME OTTENERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI

(Per sé o per i defunti)


Dal mezzogiorno del primo agosto

alla mezzanotte del giorno seguente (2 agosto),

si può lucrare una volta sola l’indulgenza plenaria.



CONDIZIONI RICHIESTE:

1 - Visita, entro il tempo prescritto, a una Chiesa Cattedrale o parrocchiale o francescana e recita del “Padre Nostro” (per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo) e del “Credo” (con cui si rinnova la propria Professione di Fede).

2 - Confessione Sacramentale per essere in Grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti).

3 - Partecipazione alla Santa Messa e Comunione Eucaristica.

4 - Una preghiera secondo le intenzioni del Papa (almeno un Padre Nostro e un’Ave Maria) per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

5 - Disposizione d’animo che escluda ogni affetto al peccato, anche veniale.

Le condizioni di cui ai numeri 2, 3 e 4 possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti quello in cui si visita la Chiesa; tuttavia è conveniente che la Santa Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Papa siano fatte nello stesso giorno in cui si compie la visita.


L’INDULGENZA: che cosa è?

I peccati non solo distruggono o feriscono la comunione con Dio, ma compromettono anche l’equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature. Per un risanamento totale, non occorrono solo il pentimento e la remissione delle colpe, ma anche una riparazione del disordine provocato, che di solito continua a sussistere.

In questo impegno di purificazione il penitente non è isolato. Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei Santi giova anche a lui. Dio gli comunica le Grazie da altri meritate con l’immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione.

La Chiesa ha sempre esortato i fedeli a offrire preghiere, opere buone e sofferenze come intercessione per i peccatori e suffragio per i defunti. Nei primi secoli i Vescovi riducevano ai penitenti la durata e il rigore della penitenza pubblica per intercessione dei testimoni della Fede sopravvissuti ai supplizi. Progressivamente è cresciuta la consapevolezza che il potere di legare e sciogliere, ricevuto dal Signore, include la facoltà di liberare i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei Santi, in modo da ottenere la Grazia di una fervente carità. I pastori concedono tale beneficio a chi ha le dovute disposizioni interiori e compie alcuni atti prescritti. Questo loro intervento nel cammino penitenziale è la concessione dell’indulgenza.

(C.E.I. - Catechismo degli adulti, n. 710)


COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE

L’INDULGENZA DEL PERDONO

Una notte dell’anno del Signore 1216, Frate Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Frate Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Frate Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore!

Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Frate Francesco fu immediata: “Signore, benché io sia misero e peccatore, Ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa Chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”.

“Quello che tu chiedi, o Frate Francesco, è grande -gli disse il Signore-, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio Vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.

E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Frate Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Frate Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento: questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.

E qualche giorno più tardi, insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.

venerdì 27 luglio 2012

L'uomo che pregava in silenzio

Una volta un sacerdote stava camminando in chiesa, verso mezzogiorno, passando dall'altare decise di fermarsi lì vicino per vedere chi era venuto a pregare. In quel momento si aprì la porta, il sacerdote inarcò il sopracciglio vedendo un uomo che si avvicinava; l'uomo aveva la barba lunga di parecchi giorni, indossava una camicia consunta, aveva una giacca vecchia i cui bordi avevano iniziato a disfarsi. L'uomo si inginocchiò, abbassò la testa, quindi si alzò e uscì. Nei giorni seguenti lo stesso uomo, sempre a mezzogiorno, tornava in chiesa con una valigia... si inginocchiava brevemente e quindi usciva.

Il sacerdote, un po' spaventato, iniziò a sospettare che si trattasse di un ladro, quindi un giorno si mise davanti alla porta della chiesa e quando l'uomo stava per uscire dalla chiesa gli chiese: "Che fai qui?". L'uomo gli rispose che lavorava nella zona e aveva mezz'ora libera per il pranzo e approfittava di questo momento per pregare, "Rimango solo un momento, sai, perché la fabbrica è un po' lontana, quindi mi inginocchio e dico: "Signore, sono venuto nuovamente per dirTi quanto mi hai reso felice quando mi hai liberato dai miei peccati... non so pregare molto bene, però Ti penso tutti i giorni... Beh Gesù... qui c'è Jim a rapporto".

Il padre si sentì uno stupido, disse a Jim che andava bene, che era il benvenuto in chiesa quando voleva. Il sacerdote si inginocchiò davanti all'altare, si sentì riempire il cuore dal grande calore dell'amore e incontrò Gesù. Mentre le lacrime scendevano sulle sue guance, nel suo cuore ripeteva la preghiera di Jim: "Sono venuto solo per dirti, Signore, quanto sono felice da quando ti ho incontrato attraverso i miei simili e mi hai liberato dai miei peccati... non so molto bene come pregare, però penso a te tutti i giorni... beh, Gesù... eccomi a rapporto!".
 Un dato giorno il sacerdote notò che il vecchio Jim non era venuto. I giorni passavano e Jim non tornava a pregare. Il padre iniziò a preoccuparsi e un giorno andò alla fabbrica a chiedere di lui; lì gli dissero che Jim era malato e che i medici erano molto preoccupati per il suo stato di salute, ma che tuttavia credevano che avrebbe potuto farcela. Nella settimana in cui rimase in ospedale Jim portò molti cambiamenti, egli sorrideva sempre e la sua allegria era contagiosa. La caposala non poteva capire perché Jim fosse tanto felice dato che non aveva mai ricevuto né fiori, né biglietti augurali, né visite. Il sacerdote si avvicinò al letto di Jim con l'infermiera e questa gli disse, mentre Jim ascoltava: "Nessun amico è venuto a trovarlo, non ha nessuno". Sorpreso il vecchio Jim disse sorridendo: "L'infermiera si sbaglia, però lei non può sapere che tutti i giorni, da quando sono arrivato qui, a mezzogiorno, un mio amato amico viene, si siede sul letto, mi prende le mani, si inclina su di me e mi dice: «Sono venuto solo per dirti, Jim , quanto sono stato felice da quando ho trovato la tua amicizia e ti ho liberato dai tuoi peccati. Mi è sempre piaciuto ascoltare le tue preghiera, ti penso ogni giorno... beh, Jim... qui c'è Gesù a rapporto!»".

8 luglio, 2012 - Nuovo studio: la Sindone è vera, miracolo in linea con la fisica

Nel novembre 2011 il fisico e dirigente di ricerca presso l’ENEA di Frascati, Paolo Di Lazzaro, ha presentato in anteprima uno studio scientifico svolto sulla Sacra Sindone, concentratosi sulla formazione dell’immagine. La conclusione è stata la presa di coscienza che oggi la scienza non è in grado di spiegare come si sia formata l’immagine corporea sulla Sindone, facendo diventare dunque non ragionevole l’ipotesi di un falsario medioevale. Soltanto utilizzando la luce UV e VUV di un laser eccimero impulsato della durata di alcuni miliardesimi di secondo, si è potuto colorare il lino in modo similsindonico.
In questi giorni è stato pubblicato un altro studio, realizzato dal dott. Giuseppe Baldacchini, fisico e già dirigente presso il Centro di Ricerca ENEA di Frascati. Egli ha riconosciuto che «accurati studi condotti con il metodo scientifico hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che non si tratta di un falso, ed inoltre l’ipotesi più accreditata chiama in causa un processo energetico radiante compatibile con la Resurrezione». Nell’introduzione si è soffermato sulla storia delle religioni, evidenziando come «il Cristianesimo è alla base della nascita della civiltà occidentale e del metodo scientifico». Se non vi sono prove per capire quale delle tante religioni sia quella vera, «la Sindone di Torino può dare una risposta a questo quesito, ed è singolare il fatto che le prove che lo dimostrano vengano dalla Scienza che spesso è contrapposta alla Religione, mentre non c’è confitto tra queste due categorie mentali dell’uomo». Il dott. Baldacchini ha quindi riflettuto sul fatto che «numerosi studiosi hanno messo in dubbio la validità delle misure con il 14C perché i campioni utilizzati per la misura non erano rappresentativi della Sindone e/o sono stati contaminati», una datazione molto probabilmente pilotata come ha mostrato un recente documentario.
Nella prima parte dello studio è stata confutata la tesi secondo cui la Sindone sarebbe un’opera artistica, in quanto «negli ultimi decenni è stato scoperto che l’immagine corporea non è un disegno o una pittura eseguita con tecniche conosciute, e alcune macchie rossastre sono state causate da sangue umano». La Sindone, altrimenti, sarebbe stata «realizzata dal più geniale falsario mai apparso sulla Terra e ancora oggi sconosciuto», il quale avrebbe dovuto conoscere «alcune tecnologie o informazioni prima della loro invenzione e divulgazione [...] non poteva essere a conoscenza di scoperte moderne sia perché le tecniche a disposizione a quel tempo non permettevano di eseguire una simile opera dal punto di vista macroscopico e microscopico». Ma chi sostiene questa tesi, assume una posizione irragionevole, in quanto:
1) L’immagine corporea della Sindone è un falso negativo: tecnologia scoperta ed utilizzata nella fotografia solo nel 1850.2) I chiodi sono infissi nei polsi dell’uomo della Sindone: ma in tutte le rappresentazioni antiche della crocifissione i chiodi sono piantati nelle mani, anche se in questo modo il corpo non poteva rimanere appeso in croce. L’ipotetico falsario medioevale non poteva saperlo o comunque non avrebbe avuto motivi per contraddire le rappresentazioni della tradizione, rischiando così di dare adito a sospetti.3) L’immagine della gamba sinistra è più corta della destra: una conseguenza del metodo di inchiodatura dei piedi e della rigidità cadaverica repentina, due aspetti sconosciuti nel Medioevo, essendo statiscoperti solo in tempi recenti.4) Sul lato destro della cassa toracica c’è una grande macchia di sangue e siero: nessun ipotetico falsario medievale poteva sapere che ciò è una conseguenza della morte istantanea per rottura della parete del cuore, una scoperta recente della medicina.5) Le macchie di sangue sono nette e sotto di esse non c’è immagine corporea: queste caratteristiche sono incompatibili con un’opera artistica.6) Ci sono numerose macchie di sangue sulla fronte e sulla calotta cranica: la rappresentazione tradizionale di Gesù è sempre stata con una corona di spine mentre le ferite sulla Sindone presuppongono un casco di spine, un fatto sconosciuto fino a tempi recenti. Nessun falsario, ancora una volta, avrebbe avuto motivi per contraddire di punto in bianco la rappresentazione tradizionale.7) L’immagine corporea è assente in alcuni punti quali la parte destra della faccia e della fronte e altre parti del corpo: solo recentemente se ne è spiegata la ragione che è collegata alle formalità rituali della sepoltura.8) L’immagine corporea contiene informazioni tridimensionali: i dipinti e le foto sono generalmente piatti e, a parte le difficoltà tecniche di riproduzione, non si spiegano i motivi che possono aver indotto l’ipotetico falsario a creare un simile effetto, inutile e sconosciuto nella storia dell’arte.9) L’immagine corporea è estremamente superficiale e consiste di fibrille colorate giallo-seppia che risultano ossidate e disidratate: per le tecniche chimiche e fisiche antiche conosciute non sarebbe stato possibile, mentre esiste una tecnica optoelettronica moderna compatibile.
Si deduce, dunque, che «la Sindone non è un falso e tanto meno medievale, ed ha contenuto realmente il corpo morto di un uomo crocifisso in tempi antichi».


L’altra ipotesi è che la Sindone abbia contenuto un corpo di uno sconosciuto, non quello di Gesù, anch’esso crocifisso nello stesso modo più o meno alla stessa epoca. Una tesi ancora una volta irragionevole, perché:
1) Il lenzuolo funebre utilizzato per avvolgere il cadavere era pregiato e costoso: simili lini venivano utilizzati in Israele solo per persone di rango reale e/o posizione sociale elevata, ed in questo caso la storia ne avrebbe parlato.2) L’uomo della Sindone è stato fustigato metodicamente su tutta la superficie del corpo: ci sono segni evidenti di flagello romano in numero così elevato che, a parte i Vangeli, nessun documento storico li ha mai riportati per qualsiasi altro condannato.3) L’uomo della Sindone è stato incoronato con una corona/casco di spine: ci sono segni evidenti delle ferite delle spine e non si conoscono storicamente altre crocifissioni avvenute con questa aggiunta singolare.4) Il costato è stato trafitto da una lancia: c’è una vistosa macchia di sangue e siero nel fianco destro dell’uomo causata da una ferita da lancia, un fatto piuttosto irrituale.5) Le gambe dell’uomo della Sindone sono integre, mentre quelle dei condannati alla crocifissionevenivano generalmente rotte per affrettarne la morte, che sarebbe avvenuta solo molto più tardi per soffocamento.6) La Sindone non contiene tracce di liquidi e gas putrescenti: questi segni sono prodotti dopo circa 40 ore dalla morte, e quindi il corpo non c’era già più prima di allora ma non troppo prima, per via delle macchie di sangue che hanno richiesto del tempo per formarsi per la liquefazione del sangue già coagulato, processo di emolisi.7) Il corpo non è stato rimosso manualmente: non ci sono tracce di trascinamento in corrispondenza delle macchie di sangue.
Secondo l’ipotesi del falso, si dovrebbe supporre che «un’altra persona sia stata sottoposta alla stesse torture del Gesù descritto dai Vangeli, tenendo conto però che nessuno all’epoca conosceva le conseguenze di tali azioni, e che sarebbe stato praticamente impossibile riprodurre le stesse condizioni temporali e spaziali». La spiegazione più logica è che «la Sindone è stata realmente il lenzuolo utilizzato per coprire il cadavere di Gesù circa 2.000 anni fa, dopo essere stato flagellato e crocifisso in una città della Galilea chiamata Gerusalemme, come è stato descritto nei Vangeli canonici».
Rispetto alle ipotesi scientifiche sulla formazione dell’immagine, «quella della esplosione di energia radiante (REB) è la più credibile attualmente, e la sua variante AMA (annichilazione materia-antimateria) risolve alcune difficoltà non altrimenti superabili». Attualmente, «l’unico modo di spiegare la Sindone nella sua interezza è che l’uomo descritto dai Vangeli come Gesù Cristo abbia subito un processo di annichilazione quando era cadavere e avvolto nella Sindone». Baldacchini riflette che «se la Resurrezione è realmente avvenuta allora, secondo la mia opinione, deve anche essere stato come per la creazione dell’universo. Infatti l’inizio del Big Bang può essere considerato un evento casuale (dagli agnostici) o sovrannaturale (dai credenti), ma il suo sviluppo è sicuramente avvenuto seguendo le leggi della Fisica, che molto probabilmente sono nate come le conosciamo oggi nel momento stesso del Big Bang. Quindi anche alla Resurrezione si può applicare lo stesso modello di una causa iniziale casuale o sovrannaturale, seguita poi da eventi spiegabili con le leggi della Fisica».
In conclusione, il fisico dell’ENEA ha affermato: «la Sindone di Torino è un testimonio muto della Resurrezione di Gesù Cristo, che quindi è realmente il figlio di Dio come più volte egli stesso ha asserito personalmente. Ma allora anche quello che ha detto, e che in parte ci è stato tramandato nei Vangeli e dalla tradizione della Chiesa, sulla vita e sulla morte è importante per noi».
UCCR

sabato 7 luglio 2012

Beato Giovanni Paolo II: "Ratzinger, lo volli come colonna della Chiesa"


"Ricordo, in particolare, l'allora giovanissimo professor Ratzinger. Accompagnava al Concilio il cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia, in qualità di esperto di teologia. Fu successivamente nominato arcivescovo di Monaco da papa Paolo VI, che lo creò cardinale, e partecipò al Conclave che mi affidò il ministero petrino. Quando morì il cardinale Franjo Seper, gli chiesi di succedergli nell'incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Lo volli come colonna della Chiesa. Rendo grazie a Dio per la presenza e l'aiuto del cardinale Ratzinger, che è un amico fidato".

Beato Giovanni Paolo II, dal libro "Alzatevi, andiamo!"

domenica 1 luglio 2012

Estate: tempo di relax e preghiera!



In questi giorni mi è capitato di leggere, da un quotidiano on line, un articolo riguardante l’inizio della stagione estiva che, riportato nelle sue parti essenziali, afferma testualmente (per la versione integrale v.http://www.tgcom.mediaset.it/perlei/articoli/1014259/estate-vacanze-e-sesso-sicuro.shtml ): <<Estate, mare, corpi svestiti e tanta voglia di amore. Fin qui tutto bene: attenzione però che il periodo delle vacanze è anche quello in cui più si rischia di incappare in una gravidanza indesiderata o di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Particolarmente a rischio sono giovani e giovanissimi: per questo è nata una guida al sesso sicuro pensata in particolare per loro. I rischi legato agli "amori estivi" sono più comuni soprattutto tra i giovani tra i 15 e 19 anni (…). A loro è quindi dedicata la guida "TravelSex! Contraccezione e prevenzione in viaggio",(…) facilmente reperibile in libreria. Si tratta di un volume pensato per i ragazzi in procinto di partire per le località di vacanza in Italia o all'estero e contiene una sezione generale su metodi contraccettivi e salute sessuale, seguita da indicazioni utili, dall'indirizzo dei consultori familiari in Italia alle caratteristiche del panorama culturale sanitario e sociale di ogni paese straniero in materia di sessualità.>>
Bene! Quest’articolo seppur, ne sono certo, sorretto da positive intenzioni educative, fallisce nella sua complessità perché è, a mio avviso, scorretto il punto di vista da cui parte. L’azione pedagogica, per evitare che si possano generare tragiche conseguenze, e questo vale in tutti gli ambiti non solo nella sfera della sessualità, non può e soprattutto non deve puntare a risolvere le conseguenze dell’azione diseducata ma deve agire per correggere ciò che genera la stessa scelta errata. Un esempio? Non basta combattere la febbre, ma occorre individuarne la causa scatenate e curarla! Ancora: Ghandi sosteneva che non ci si poteva limitare a sfamare coloro che vivevano nella povertà, ma era necessario metterli nella condizione di procurarsi autonomamente il necessario per sopravvivere. Ecco! È questa la misura della crescita umana: imparare ad avere gli strumenti per discernere ciò che bene da ciò che è male. Se, come le statistiche rilevano, ormai la sessualità si sta spingendo a ridosso dell’età puberale (che inizia ad 11 anni per le femmine ed a 13 anni per i maschi con una linea di confine che non supera i 15 anni) non serve a nulla ed è altrettanto diseducativo, quanto non parlarne, una “guida”, tra le altre cose dal nome sconveniente (TravelSex, che tra le sue molteplici traduzioni può significare: sesso in viaggio, viaggio erotico, ecc..), che ri-cito testualmente: “…contiene una sezione generale su metodi contraccettivi e salute sessuale, seguita da indicazioni utili, dall'indirizzo dei consultori familiari in Italia alle caratteristiche del panorama culturale sanitario e sociale di ogni paese straniero in materia di sessualità”. Attenzione!!! Contiene: “…caratteristiche del panorama culturale sanitario e sociale di ogni paese straniero in materia di sessualità”. Chi non conosce il turismo sessuale? Penso, purtroppo, ormai tutti. Il che equivale a dire che invece di educare su cosa sia l’unione, e la sua sacralità innanzi al Signore, di due corpi, tra due persone (esseri viventi e non pezzi di carne!) che si amano, ed approfondire il senso della donazione reciproca come vicendevole offerta, ma anche come impegno del mutuo rispetto, questa, chiamiamola ancora “guida”, si limita a dare consigli su come svolgere attività sessuali secondo gli usi e i costumi del posto in cui ci si reca per “distrarsi” e cercare di evitare quella casa di tolleranza al posto di quell’altra, ma… in modo sicuro, ovviamente, come se per ricaricare le batterie di un anno lavorativo il sesso sia l’unica possibilità ed aspirazione!!!

Non sono certo qui per aumentare fiumi di polemiche, ma non posso fare a meno di notare questo grossolano impoverimento della concezione dell’essere uomo. Filosofi, antropologi, Santi, e Dio stesso in millenni di vita hanno cercato di esaltare l’essenza dell’essere vivente desiderando disperatamente di trovare le ragioni di massacri e genocidi intollerabili. E si rifletta su questo: insegnare a milioni di esseri come gettare la propria individualità in nome di una concezione orrendamente quanto bassamente progressista, non è forse rendersi responsabili della morte spirituale, morale e fisica di coloro che sono fatti a immagine e somiglianza di Dio? E non guidare coloro che ci sono stati affidati (dai figli, passando per gli alunni delle scuole sino ad arrivare a tutta la società costituita) per la loro cura materiale, intellettuale e spirituale non grida contro gli insegnamenti, di puro amore, di Cristo Gesù il quale ci ha ammoniti testualmente ricordandoci: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare”(Mc 9, 42).
Detto questo, di certo l'estate è un tempo importante e necessario per ritrovare energie sufficienti per ricominciare le svariate attività, ma: non potrebbe anche diventare il tempo per meditare e riflettere sul rapporto con Dio, il prossimo e se stessi? Chi ha mai sostenuto che ritrovare un equilibrio spirituale debba necessariamente essere in controtendenza con il sano divertimento? Per attuare un simile progetto basta coniugare un fecondo silenzio introspettivo, raggiungibile, ad esempio, nelle varie mete francescane site soprattutto in Toscana e nella provincia di Arezzo, e volendo nuovamente esemplificare, presso "Le Celle" di Cortona, posto privilegiato dal Santo di Assisi, Francesco, ma anche, semplicemente chiedendo informazioni al proprio parroco o in qualsiasi chiesa se non ci si volesse spostare necessariamente in Toscana. L’importante è cercare di incontrare Cristo ed il silenzio della preghiera è il “luogo” privilegiato affinché si incrocino Maestro e discepolo, Creatore e creatura, Amante, e amato. Si legge nel Vangelo di Matteo al cap. 14, versetto 13: "Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte (a pregare n.d.r.)": A quest’azione meditativa, poi è possibile aggiungere salutari escursioni e/o visite ai centri storici senza dover necessariamente rinunciare a mete turistiche più note. L’importante è coniugare le due cose e se possibile dare spazio ad entrambe con la consapevolezza che con Dio, importante non è la quantità ma la qualità del tempo che a Lui dedichiamo

Auguro a tutti una sana e costruttiva estate; che possa essere per molti l’inizio di un rinnovato rapporto con Dio Padre e il Figlio suo Gesù Cristo per mezzo dell’azione dello Spirito Santo e l’intercessione della Vergine Maria, Madre di Dio

Auguri!