La festa dell'Esaltazione della
Santa Croce è immersa in una paradossale quanto sconcertante verità: ciò che
viene celebrata, festeggiata, osannata e dunque esaltata è, nella sua essenza,
uno strumento terribile di tortura, violenza e morte. Dunque: cosa c’è mai da solennizzare?
La croce, a cui il Signore Gesù
Cristo è stato inchiodato, nella sua ideazione, è stata pensata per umiliare
gli schiavi ed i ribelli, per far morire tra sofferenze atroci, davanti agli
occhi di tutti, dopo una lunga e terribile agonia, il condannato, affinché, come
in tutte le pene infamanti, fosse di esempio e fungesse, per l’avvenire, da
deterrente. Per queste ragioni ritorna roboante, quanto pressante, l’interrogativo:
come è possibile benedire questo “legno” intriso di sudore e sangue, che ha
raccolto il respiro affannoso e gli ultimi spasmi di Colui che “…amò i suoi sino alla fine” (Gv 13,1)?
La risposta è racchiusa in una
parola: testimonianza. È necessario, oggi più che mai, riscoprire il valore di
questo atteggiamento, di quest’azione, di questo modo di affrontare il confronto
dover-essere, inserito nel Vangelo la cui piena e perfetta
attuazione rispecchia l’impegno primario, non sempre rispettato, dell’uomo e l’essere ovvero la realtà che ognuno
vive in relazione a quanto ha appreso alla Fonte della Verità, Cristo Gesù. In sostanza,
ciò che rende il cammino alla sequela del Signore pieno e, asceticamente
parlando, proficuo è sforzarsi ogni giorno di armonizzare e rendere quanto più
coerente possibile la Parola di Dio con le nostre occupazioni quotidiane in
ragione del nostro stato e grado di inserimento nella società civile.
Pertanto, la celebrazione di
questo giorno testimonia una trasformazione, che in pienezza, santità e
perfezione, solo Gesù poteva operare, giacché è stato Lui, con il suo sconfinato,
incommensurabile ed impareggiabile atto donativo, ovvero il sacrificio della
sua vita, a trasformare un simbolo di morte in un segno di salvezza e di
liberazione, a trasfigurare uno strumento di crudeltà in un’icona della tenerezza e della misericordia di Dio Padre per i suoi
figli.
PREGHIERE
Eccomi o mio amato e buon Gesù
Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che prostrato alla tua santissima
Presenza ti prego con il fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti
di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di
non offenderti più, mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado
considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Te, o mio
Gesù, il santo profeta Davide: “Hanno forato le mie mani e i miei piedi, hanno
contato tutte le mie ossa”.
Anima Di Cristo
Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Dentro le tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io mi separi da Te.
Dal nemico maligno, difendimi.
Nell’ora della mia morte, chiamami:
e comanda che io venga a Te,
affinché ti lodi con i tuoi Santi,
nei secoli dei secoli.
Amen