"Ricordo, in particolare, l'allora giovanissimo professor Ratzinger. Accompagnava al Concilio il cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia, in qualità di esperto di teologia. Fu successivamente nominato arcivescovo di Monaco da papa Paolo VI, che lo creò cardinale, e partecipò al Conclave che mi affidò il ministero petrino. Quando morì il cardinale Franjo Seper, gli chiesi di succedergli nell'incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Lo volli come colonna della Chiesa. Rendo grazie a Dio per la presenza e l'aiuto del cardinale Ratzinger, che è un amico fidato". Beato Giovanni Paolo II, dal libro "Alzatevi, andiamo!"

Fino a che punto la stima era ricambiata? Forse che certe scelte recenti non sono forse state lette come " correzione" del luminoso pontificato dell'indimenticabile Papa Beato, una bocciatura di alcuni modi e di un certo approccio?
RispondiEliminaGentile Anonimo, grazie in primis per aver condiviso le tue idee con il blog e quindi con tutti.
EliminaIo direi, personalmente, il, come tu lo hai definito e concordo pienamente, luminoso pontificato del Beato Giovanni Paolo II aveva nella forma una linea differente da quella dell'attuale Pontefice, ma nella sostanza condividevano la stessa idea di Chiesa, ovvero: una comunità che ama nella responsabilità. Il fatto che Benedetto XVI sia più riservato, meno comunicativo (ed è oggettivo) non sminuisce la forza delle sue decisioni che, ad esempio in tema di sessualità, di comunione ai divorziati, di PAX (o DICO) si innestano perfettamente sulle linee di Papa Wojtyla. Se leggessi il libro "Il progetto di Dio", de Papa Beato, vedresti e ti sorprenderesti, forse, al quanto, che in tema di famiglia, relativismo morale, responsabilità procreativa, educazione e protezione della vita sin dal concepimento i due Pontefici sono perfettamente in comunione (in particolare v pagg. 87-112). Inoltre, storicamente, Iddio nella Spirito Santo ha suscitato un Papa ecumenico come Giovanni Paolo II perché era ciò di cui l’umanità necessitava in quell’epoca. Infatti, divisioni geografiche, umane e spirituali che annebbiavano il Vangelo esigevano un Papa che con la forza di Dio raggiungesse tutto ciò che le guerre (I, II e successive) avevano distrutto (soprattutto a livello umano e spirituale, al riguardo ti consiglio: “L’uomo del secolo” di Jonathan Kwitny) riunendo le generazioni sotto la protezione di Dio. Il pontificato di Benedetto XVI prosegue perfettamente quanto il precedente Papa aveva terminato rispondendo a quanto oggi v’è bisogno in tutta la Chiesa, e giacché la Chiesa non è solo San Pietro, ma il mondo dei fedeli, rispondendo alle necessità di ogni singolo uomo. Questa continuità nel soddisfacimento delle istanze del popolo santo di Dio, inoltre, ci fa anche comprendere che lo Spirito Santo ascolta le urgenza dei figli di Dio. Ciò di cui parlo e che è essenziale come l’aria, oggi, è: il ritorno all’ortodossia della fede! È un inganno satanico pensare che la Chiesa stia tornando indietro. Al contrario! I giovani, più notano rettitudine, serietà e rispetto delle regole anche e soprattutto dai pastori d’anime (e so che non tutti sono così e c’è chi ha dato molto scandalo, ma ciò non significa che tutta la Santa Chiesa è marcia) più si avvicinano al Signore. Dunque, oggi più che di ecumenismo, che tuttavia va perseguito in termini di unità, c’è urgenza di rettitudine e ritorno ai precetti fondamentali della Chiesa vissuti con serietà, consapevolezza ed anche una certa rigidità. Non so quanti anni tu abbia, caro Anonimo, ma sai perfettamente, o almeno ne hai fatto esperienza, che le regole sono fondamentali e da inchieste recenti, per quanto possa sorprendere, emerge che i giovani desiderano le regole. Oggi la potremmo definire un era molto simile a quella in cui si è sviluppato il francescanesimo, che pur ritenuto dai “sapienti” del tempo un’esagerazione, perché troppo aspro in termini di privazioni e ortodossia, cioè di fedeltà alla lettera nel mettere in pratica il Vangelo, dura da più di 800 anni (dal 1200 all’incirca ad oggi) ed è l’Ordine religioso con il maggior numero di consacrati e consacrate (tra sacerdoti, suore, e frati semplici, senza contare i terziari e i laici che donano la loro vita al servizio dei fratelli). Ieri (Papa Giovanni Paolo II) c’era necessità di comunicazione ecumenica; oggi (Papa Benedetto XVI) c’è bisogno di ritorno alla fedeltà più integra ai precetti del Vangelo. Potremmo dire anche così: Papa Wojtyla ha preparato il letto su cui far adagiare il fiume dei precetti evangelici affinché possano raggiungere tutti quei popoli che il Papa polacco ha cercato di riunire sotto le ali protettive della Santa Croce del Signore Gesù.
Ti saluto in Cristo. Dario.