Citazione della settimana...


"LA MORTE È LA GRAZIA DELLE GRAZIE E IL CORONAMENTO DELLA
VITA CRISTIANA. ESSA NON È UNA FINE, COME TROPPI ANCORA PENSANO, MA L'INIZIO DI
UNA BELLA RINASCITA".

- Marthe Robin -

"NON ABBIATE PAURA DELLA GIOIA".

- Papa Francesco -



SIGNORE GESU' SONO QUI DAVANTI A TE

Signore Gesù, sono davanti a te con tutte le mie miserie. So che non mi respingerai perché tu mi ami così come sono. Mi dolgo e mi pento con tutto il cuore dei miei peccati: ti prego perdonami! Nel tuo Nome perdono tutte le persone per quanto hanno fatto contro di me. Rinuncio a Satana, a tutti gli spiriti maligni ed alle loro opere e seduzioni. Ti dono tutto il mio essere, o Signore Gesù, ora e sempre. Ti invito nella mia vita, o Gesù; ti accetto come Signore, Dio e Salvatore. Guariscimi, trasformami, rafforza il mio corpo, la mia anima ed il mio spirito. Vieni Signore Gesù, immergimi nel tuo Preziosissimo Sangue e riempimi del tuo Santo Spirito. Ti Amo, Signore Gesù. Ti lodo, Gesù. Ti ringrazio. Ti seguirò per tutti i giorni della mia vita. Aiutami a non voltarmi mai indietro. A non desiderare nient'altro che te. Fammi sentire il tepore del tuo amore e la potenza del tuo Santo Corpo. Rendimi cosciente della grandezza del tuo donarti a me, misera creatura. Illumina la mia mente e il mio cuore. Irrompi con la tua luce l'intensità delle tenebre che offuscano la mia vita. Rendimi la gioia di essere salvato affinché possa vivere con te per sempre in paradiso.
Maria, mia dolce Madre, Regina della Pace, Angeli e Santi, aiutatemi, ve ne prego. Amen, Alleluia, Amen.
- Fr. Peter Mary Rookey -


IL SILENZIO

Il silenzio è mitezza. Quando non rispondi alle offese, quando non reclami i tuoi diritti, quando lasci a Dio la difesa del tuo onore, il silenzio è mitezza.
Il silenzio è misericordia. Quando non riveli le colpe dei fratelli, quando perdoni senza indagare nel passato, quando non condanni, ma intercedi nell'intimo, il silenzio è misericordia.
Il silenzio è pazienza. Quando soffri senza lamentarti, quando non cerchi consolazione dagli uomini, quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli lentamente, il silenzio è pazienza.

Il silenzio è umiltà. Quando taci per lasciare
emergere i fratelli, quando celi nel riserbo i doni di Dio, quando lasci che il tuo agire sia interpretato male, quando lasci agli altri la gloria dell'impresa, il silenzio è umiltà.
Il silenzio è fede. Quando taci, perchè è LUI che agisce, quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo per stare alla Sua presenza, quando non cerchi comprensione, perchè ti basta essere conosciuto da Lui, il silenzio è fede.


mercoledì 23 aprile 2014

TEMPO DI PASQUA: CRISTO E' RISORTO!

 
La veglia pasquale del sabato notte ha come centro l'annuncio di vita eterna: "Alleluia! Cristo è risorto! Alleluia! Vinta è la morte! Alleluia! Vinse il leone di Giuda! Alleluia!". Dirà San Paolo nella I lettera ai Corinti, vv. 55 - 56: "La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!". Dunque, ciò che diventa la nostra forza, la spinta primigenia di qualunque nostro fare e divenire, ragione e fondamento di ogni nostra prossimità, pegno e premio di vita eterna è che: CRISTO GESU' HA SCONFITTO LA MORTE!!! Sconfiggere può essere anche sostituito dal termine sbaragliare che vuol significare tutta la forza rinnovatrice della vittoria di Dio su satana, esprimendo non semplicemente vittoria contro di lui, con la possibilità che egli possa tornare, ma costringendolo, in maniera definitiva e totale alla resa. E' possibile parlare di morte per chi proclama con mente e cuore che Cristo è risorto? Certissimamente no!
 
Una prima anticipazione della resurrezione dei corpi, che si realizzerà pienamente in Gesù, ce la indica l'evangelista  Matteo, il quale racconta che dopo la morte di cristo in Croce: "...il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo la terra tremò, le rocce si spezzarono, (e) MOLTI CORPI DI SANTI, CHE ERANO MORTI, RISUSCITARONO USCENDO DAI SEPOLCRI, DOPO LA SUA RESURREZIONE, ENTRARONO NELLA CITTA' SANTA E APPARVERO A MOLTI".
Dunque, la Domenica di resurrezione, quella pasquale, diventa il l'inizio reale della nostra settimana che si riproporrà ogni santa domenica di ogni anno sino alla fine dei tempi, nella quale, per mezzo del sacrificio eucaristico, Cristo farà nuova ogni cosa, ogni creatura e tutto il creato. La corruzione di ciò che è visibile, in definitiva, non arresta la vittoria della vita eterna sulla decadenza del quotidinao: la nostra vita, il tempo, la crezione, il cosmo e tutto ciò che è soggetto a caducità. Inneggiando all'amore di Dio, San Paolo scriverà, nella lettera ai Romani, cap. 8, vv. 31-39: "Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…)...in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore".


STRUTTURA DEL TEMPO PASQUALE


1) Il tempo di pasqua dura 50 giorni, ovvero 7 settimane vissute interamente "come se fosse un'unica grande pasqua". I tempi indicati hanno due distinti significati:
a) => i 50 giorni, sono espressione di un unico grande giorno che non conosce tramonto, poichè uno solo è troppo breve per vivere degnamente un evento tanto straordinario. Essi si concluderanno con la festa di Pentecoste, nella quale tutta la Chiesa ringrazierà Dio Padre per il dono dello Spirito Santo che ha risuscitato Gesù dai morti;
b) => Il numeto 7 è immagine della pienezza e di un'intima unità di Dio con il creato e la creazione tutta.

2) I primi 8 giorni dopo Pasqua costituiscono la c.d. ottava di Pasqua che si celebra come solennità del Signore. Sebbene in questi 8 giorni la gioia e la meditazione sulla resurrezione di Cristo occupino tutte le azioni liturgiche, tutta la cinquantina è caratterizzata da questo tono di felicità e letizia alleluiatica.

3) Dopo 40 giorni dalla Pasqua si celebra L'Ascensione di Cristo al Cielo e ci si prepara, nei successivi 10 giorni, con preghiere ed inni alla venuta dello Spirito Santo di Dio, disceso sugli Apostoli e Maria Santissima riuniti nel cenacolo e per essi su tutto il genere umano. La venuta del Paraclito (lo Spirito Santo) indurrà San Pietro all'annucio della nostra più alta e centrale espressione di fede, ovvero il c.d.: Kerigma, che significa, letteralmente, proclamare o meglio urlare. E difatti, il depositario delle chiavi della Chiesa annuncerà come un banditore: "Uomini d'Israele ascoltate queste parole: Gesù di Nazareth (…) dopo che (…) fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. ... Questo Gesù Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni". Tutto ciò si riassume nella frase dogmatica: Gesù Cristo morto e risorto per noi.

4) Il colore liturgico di di questo tempo è il
bianco
che indica: festa, gioia, vittoria, ovvero i frutti della risurrezione di Cristo Gesù nostro Signore.

5) Valori: cercare di vivere, scoprendoli e valorizzandoli, i segni di risurrezione presenti nella propia esitenza, alla luce di Dio, prediligendo, in questo periodo, la santa confessione e la comunione almeno domenicale, affinché le ombre e le contraddizioni quotidiane non offuschino la Gloria di Dio Padre presente in ognuno di noi, suoi figli in Cristo Gesù nostro Signore, morto e risorto per noi.

lunedì 14 aprile 2014

Il centro della vita in Cristo Gesù: La Settimana Santa


Domenica delle Palme: inizio della Settimana Santa
 
La Domenica delle Palme, ci introduce nella Settimana Santa, nella quale siamo chiamati a ripercorrere, con Cristo, giorno per giorno i momenti culminanti della sua passione e morte, per giungere con cuore rinnovato al mattino di Pasqua, che è sorgente di tutte le altre celebrazioni dell'anno. Infatti, tutte si riferiscono al mistero della Pasqua da cui scaturisce la salvezza nostra e del mondo per mezzo di Gesù Cristo che vivendo la sua Passione non ha guardato solo alla nostra povera condizione di uomini corrotti dal peccato, ma è andato ben oltre: "Egli ha preso su di se le nostre malattie, si è caricato delle nostre sofferenze (...). (...) è stato ferito per le nostre colpe, è stato schiacciato per i nostri peccati. Egli è stato punito, e noi siamo stati salvati. Egli è stato percosso, e noi siamo guariti. Noi tutti eravamo come pecore smarrite (...). Ma il Signore ha fatto pesare su di lui le colpe di tutti noi". (Parole tratte dal Libro della Bibbia del profeta Isaia. Capitolo 53; versetti: da 4 al 6)
 
Le grandi celebrazioni della Settimana Santa sono:

- La Domenica delle Palme: in cui si fa memoria della passione del Signore Gesù. La liturgia di questo giorno solenne ha due momenti significativi:
=> la processione degli ulivi => ricordo dell'entrata festosa di Gesù a Gerusalemme ed espressione della nostra fede, mediante la quale riconosciamo in Gesù il Messia, il Signore e Re della nostra vita per mezzo dell'ascolto della sua Parola che è Parola di vita eterna al grido di giubilo: "Osanna, benedetto colui che viene nel nome del Signore".
=> la lettura dell'intero racconto della passione => la liturgia della Parola ci porta a contemplare il mistero della nostra redenzione nella sofferenza del Signore. La nostra salvezza non passa dalle vie trionfali, ma da un
mistero di amore e dolore accolto e vissuto fino in fondo per ognuno di noi: Dio si è fatto uomo per poter com-patire con l'uomo ogni sofferenza portando in essa consolazione d'amore partecipante.


- Il Giovedì Santo. Si celebra:
=> la mattina la c.d. Messa crismale . Il vescovo, con tutti i sacerdoti della Diocesi, benedice gli oli santi che verranno utilizzati, nel corso dell'anno, per le celebrazioni dei Sacramenti. essi sono:
- olio dei catecumeni => per il battesimo;
- olio degli infermi => per l'Unzione degli in fermi;
- Crisma (olio + profumo)=> per il Sacramento della Confermazione e per il Sacramento dell'Ordine.

 
=> la sera. Messa in Cena Domini caratterizzata dalla c.d. Lavanda dei Piedi. Con essa si fa memoria dell'Ultima Cena durante la quale il Signore, la vigilia della sua passione e morte, ha istituito il sacramento dell'Eucaristia e quello del Sacerdozio con i quali il Messia ha offerto e realizzato la più intima unione possibile tra la nostra e la sua vita. In quella stessa notte, Gesù ci ha lascito il comandamento dell'amore, prima di essere arrestato. Difatti, l'assemblea con il gesto umile della Lavanda dei Piedi è invitata a ricordare quanto il Signore fece ai suoi Apostoli: lavando loro i piedi proclamò il primato dell'amore che si fa servizio sino al dono di se.
 
 
- Il Venerdì Santo: giorno della passione e della crocifissione del Signore. Un Dio che non solo si fa uomo, non solo soffre per salvare l'uomo, ma muore per l'uomo. Il Venerdì Santo è, dunque, giorno quanto mai propizio per ridestare la nostra fede, per rinsaldare la nostra speranza e il coraggio di portare ciascuno la nostra croce con umiltà, fiducia ed abbandono in Dio, certi del suo sostegno. In questo giorno la liturgia della Chiesa non prevede la Santa Messa, ma solo il percorso meditato da tutti i partecipanti, delle sofferenze di Cristo pregando per tutte le necessità della Chiesa e del Mondo, adorando la Croce e consumando l'eucaristia della Messa in Cena Domini del giorno precedente.
Importantissimo!!! Il Venerdì Santo tutti i fedeli con più di 14 anni e quelli tra i 18 e i 60, DEVONO, astenersi dalle carni di qualunque specie e cibarsi in maniera fugace e leggera in onore di Cristo Gesù morto e risorto per noi.
 
- Il Sabato Santo:

I parte => il silenzio di preparazione alla veglia => la chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e morte in un profondo e fiducioso silenzio. Nella tradizione cristiana occidentale, il Sabato Santo è l'unico giorno senza celebrazione eucaristica ed è per questo che si suole dire è anche giorno del nascondimento di Dio, paradosso inaudito che noi esprimiamo nel Credo con le parole "disceso agli inferi" disceso dentro il mistero della morte. Tuttavia, siamo chiamati a vivere questo giorno nella fede che il Signore è vivente in mezzo a noi e con Maria preghiamo in attesa del glorioso evento della risurrezione. Grande importanza viene dato in questo giorno al sacramento della confessione indispensabile per riacquistare la grazia perduta a causa del peccato e così predisporsi a celebrare intimamente rinnovati la Pasqua.
Che il Sabato Santo, giorno di meditazione, silenzio e perdono ricevuto e donato, ci introduca nella veglia pasquale con animo e corpo indiviso protesi verso la vittoria di Cristo Gesù Signore nostro sulla morte del peccato.

 
II parte => veglia di preparazione alla Domenica di Pasqua =>
Quattro grandi simboli caratterizzano la liturgia della notte della risurrezione:
a) => la luce: Cristo morto, ma risorto è la luce del mondo da cui dobbiamo attingere il significato della nostra vita e della nostra esistenza. In definitiva: il Verbo si è incarnato per dare significato alla nostra vita.
b) =>
 la parola: le letture dell'Antico Testamento, che in quest'occasione verranno proclamate, sono un compendio della storia della salvezza. Consapevoli di ciò, la Santa Madre Chiesa medita quanto Dio ha operato nella storia di tutta l'umanità.
c) => l'acqua: fecondata dallo Spirito Santo, essa genera il popolo santo di Dio. Con i nuovi battezzati, presenti nell'assemblea, tutta la Chiesa fa memoria e rinnova nelle "promesse battesimali" la propria fedeltà al dono ricevuto e agli impegni assunti in un continuo processo di rinnovamento, conversione e rinascita.
d) => il pane e il vino: il popolo rigenerato nel Battesimo per la potenza dello Spirito di Dio è ammesso al convito pasquale che corona la nuova condizione di liberta e riconciliazione in Cristo risorto. In questo modo il Signore rimane sempre con i "suoi" perché imparino a passare ogni giorno da morte a vita nella carità.

In Cristo Gesù nostro Signore, auguro a tutti un'ardente Pasqua di resurrezione!!!


 

 
 
 

lunedì 3 marzo 2014

Mercoledì delle ceneri: inizio della quaresima come tempo di ritorno a Dio!

 
La Quaresima è il tempo per eccellenza per intraprendere un cammino di conversione. Convertire, dal latino conversus–convertere, significa volgere e, figurativamente, trasformare, mutare. Dunque, la Santa Madre Chiesa ci indica questo periodo liturgico come quello ideale per coloro che, alla ricerca di Dio, intendono volgere il loro sguardo al paterno cuore di Dio che, sempre in attesa, anela alla trasformazione di quelle anime lontane che vivono come se il Signore non esistesse. Ecco che il verbo mutare, espressione di conversione, ci comunica tutta la forza rinnovatrice della vittoria della croce sul peccato (in quanto atto) e dal peccato (quanto agli effetti).

La durata di questo che, come l’Avvento, è denominato Tempo Forte, è di 40 giorni e si articola in 5 domeniche: dal Mercoledì delle Ceneri, sino alla messa in Cena Domini esclusa; il colore liturgico è il viola, simbolo della penitenza, dell’umiltà, del servizio e del ritorno a Gesù.


Il Mercoledì delle Ceneri, ricorrenza che apre questo periodo liturgico, è giorno di digiuno ed astinenza così come anche il venerdì della Settimana Santa, mentre in tutti i venerdì dell’anno, come in tutti i venerdì di quaresima, la Santa Chiesa ci chiede l’astinenza dalle carni.
Quanto all’imposizione delle ceneri, ottenute bruciando i rami d’ulivo avanzati dalla Domenica delle Palme dell’anno precedente, hanno un duplice significato:
a.   ricordarci che siamo stati tratti dalla polvere. Essa simboleggia il transitorio, il passeggero, ciò che esiste, ma può essere spazzato via al primo soffio di un vento tanto impetuoso, quanto mite se non si è ben radicati nella fede. Dunque, Dio Padre dal nulla ci ha amati ed amandoci ci ha creati. Destinati alla vita eterna, pervertita dal peccato, la carne dell’uomo si corrompe divenendo cenere nel grande olocausto che talvolta la vita ci riserva. Tuttavia, la promessa del Signore è fondata sulla sua parola che è roccia di sicuro adempimento ed intramontabile verità: “…questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv 6,37-40; cf. Mt 27,50-54);

b.   le ceneri, inoltre, sono il simbolo della risurrezione. Sarà da esse, incarnate dalla Santa Croce, che sboccerà il nuovo Adamo: Gesù Cristo morto e risorto per noi.  
Approfondendo i due segni che la Santa Madre Chiesa ci indica, con cuore sincero, di praticare:
=> IL DIGIUNO richiede un solo pasto durante la giornata, ma non proibisce di fare una seconda refezione leggera. L'acqua e le medicine, sia solide, sia liquide si possono assumere liberamente.
=> L’ASTINENZA, dalle carni, inoltre non vieta di consumare pesce, uova e latticini, ma proibisce di consumare, oltre alla carne, cibi e bevande che ad un prudente giudizio sono da considerarsi come particolarmente ricercati o costosi. Tuttavia, i parroci possono, per giusta causa, dispensare i singoli fedeli o le famiglie dall'osservanza del digiuno e dell'astinenza, o commutarlo con altre opere pie. L'insieme di queste norme costituisce il 4° dei cinque precetti generali della Chiesa Cattolica ("In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno") che ha come fine di garantire ai fedeli il minimo necessario nell'impegno penitenziale (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 2041). Tuttavia, "per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo" (can. 1249 del Codice di Diritto Canonico), specialmente nel tempo penitenziale della Quaresima. I Vescovi italiani, al riguardo, hanno suggerito nuove forme di penitenza accanto a quelle tradizionali, come l'astensione dal fumo e dalle bevande alcoliche, dalla ricerca di forme smodate di divertimento, dai comportamenti consumistici, il digiuno dalla televisione, la continenza in ambito sessuale e così via. Inoltre ed in fine, è bene sapere che il canone 919 del Codice di Diritto canonico obbliga poi tutti i fedeli che vogliono ricevere l'Eucaristia ad astenersi "per lo spazio di almeno un'ora prima della sacra comunione da qualunque cibo o bevanda, fatta eccezione soltanto per l'acqua e le medicine".
Volendo sintetizzare il significato di questo periodo di preparazione alla Pasqua di Resurrezione di Cristo Gesù, è possibile affermare che la Quaresima è:

TEMPO DI PREGHIERA (identifica il rapporto con Dio). Il Signore ci ammonisce: “…quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6, 5 – 15).
- SIGNIFICATO - Pregare è entrare in un colloquio amorevole, semplice, filiale con Dio che è Padre. Quindi prima di ogni cosa è necessario riscoprire quest’intimità dialogante con il Creatore dal quale proveniamo per raccordare in lui la nostra esistenza attraverso la lettura della Bibbia ed i sacramenti della riconciliazione (la confessione) e l’eucaristia domenicale.
 
TEMPO DI ELEMOSINA (identifica il rapporto con il prossimo). Ci insegna Gesù: "State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà "(Mt 6, 1 – 4).
- SIGNIFICATO - Elemosina deriva dal greco ELEEMOSYNE ed identifica l’avere misericordia, compassione. In ragione di ciò fare elemosina non solo esprime un sacrificio economico a favore di chi non ha, ma oltre e soprattutto, è un identificarsi con le sofferenze altrui, partecipare ai dispiaceri di chi ci è vicino senza sfuggire ad esse, e per Cristo aiutare chi è nel dolore con misericordia e pazienza sciogliendo rancori, vecchi odi stratificati ed aspirando ad una mansueta riconciliazione.

TEMPO DI “GIOIOSA” PENITENZA (identifica il rapporto con se stessi). Ci ricorda in ultimo Cristo: “…quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6, 16 – 18).
- SIGNIFICATO - La mortificazione cristiana non è intesa come ricerca patologica della sofferenza! Affatto! Essa è la trasposizione imperfetta del sacrificio redimente di Cristo sulla Croce. Quindi, per mezzo di essa possiamo e dobbiamo riscoprire la moderazione, il dominio dei sensi e la mitezza in tutto ciò che facciamo perché acquisiscano la veste di una rinnovata spiritualità da applicare sempre, per tutta la vita, in ogni occasione.

Piccoli Impegni quaresimali: in attesa della Pasqua di resurrezione potremmo soffermarci su questi piccoli atti programmatici chiedendo al Signore la santa perseveranza per attuarli:
1… ascolto più assiduo della Parola di Dio: essa non è la semplicistica narrazione di eventi, ma è la VOCE di Colui che ci ha creati alla quale prestare ascolto in meditazioni personali. Esse possono solo accrescere in noi il senso e l’aspirazione, la tendenza alle cose di Dio e al Paradiso
2… preghiera più intensa: stabilire un certo orario in cui fermarsi per ringraziare Dio, lodarlo e chiedere benedizioni per la nostra vita e dei fratelli lontani e/o ammalati nello spirito e nel corpo;
3… santa confessione: cerchiamo di assumere l’abitudine di confessarci spesso; almeno una volta al mese, ma se le necessità lo richiedono anche una volta alla settimana. Non ci si illuda di essere senza peccato! MAI! Satana lavoro moltissimo per annullare in noi il senso della disobbedienza a Dio cercando di abbassare il doveroso timore verso di Lui (che è uno dei sette doni dello Spirito Santo).
Nota: Nel Blog, sul lato destro, c’è una sezione dedicata al Sacramento della Confessione nella quale è possibile confrontarsi sul significato di questo indescrivibile dono di salvezza che Gesù ci ha fatto, come rapportarsi ad esso e come prepararsi adeguatamente.

In conclusione, “utilizziamo” questo tempo per riprendere la via verso ciò che eravamo sin da principio, ovvero esseri creati per amore e destinati alla gloria eterna. Oggi ciò è possibile nella persona divina di Gesù Cristo nostro Signore, morto e risorto per noi.
AUGURO A TUTTI UN'ARDENTE PASQUA DI RISURREZIONE!

+ AMEN! +

sabato 1 marzo 2014

Marzo: mese in onore di San Giuseppe

 
Spesso ci è apparsa oscurata e priva di “utilità” la figura di un santo come Giuseppe, sposo di Maria Santissima e Padre davidico di Gesù Cristo, e tale considerazione è accresciuta, da un lato dalla poca attenzione che noi stessi poniamo nei riguardi di questo santo e retto uomo, e dall’altro dalla natura della sua stessa vocazione, ovverosia: il silenzio. Infatti, San Giuseppe è stato spesso definito il “Santo del nascondimento, del silenzio” ed a buona ragione. Nei vangeli la sua presenza è fugace e narrativamente parlando ridotta, ma ricolma di una profondissima e penetrante azione salvifica.
 
Il suo silenzio, infatti, sinonimo di fiducia e di abbandono totale a Dio e in Dio, ha permesso che il Bambin Gesù fosse protetto dalla folle paura omicida di Erode. La sua mansuetudine ai piani divini ha concesso a Maria Immacolata di essere preservata dal disonore. Precisamente, gli antichi giudicavano passibile di lapidazione colei che si fosse macchiata di adulterio, e nel caso della Vergine Madre non essendo in grado di spiegare l’azione dello Spirito Santo, che aveva in lei generato il Salvatore, ciò ne avrebbe decretato il disonore familiare e la sua morte. Inoltre, la condotta, silente ed operosa, di San Giuseppe ha accompagnato la Santa Famiglia, nella magnificenza degli episodi che contornavano la vita del Signore Gesù, senza fare dell’eclatante, della straordinarietà motivo di vanto, ma al contrario ancor più causa di nascondimento orante e ubbidiente alla volontà dell’Altissimo.
 
 
Dunque: silenzio, umiltà, fede, preghiera, mansuetudine, purezza, gentilezza, sollecitudine, prontezza, accoglienza, laboriosità, perseveranza in Dio, con Dio e per Dio sono solo alcuni tratti che hanno contraddistinto il Santo della Provvidenza per antonomasia, a cui il Signore ha concesso di avere in sposa la Regina del Cielo e della Terra e come Figlio, sebbene putativo, Dio stesso: Cristo Gesù.
 
 Ha scritto di Lui Don Luigi Giussani: "San Giuseppe è la più bella figura d'uomo concepibile. [...] San Giuseppe ha vissuto come tutti: non c'è una parola sua, non c'è niente, niente: più povera di così una figura non può essere".

Quanto alla cura dell’anima, la Santa Madre Chiesa ci ha donato il c.d. Sacro Manto in Onore di San Giuseppe. È un itinerario composto di varie orazioni da recitare per trenta giorni consecutivi, in memoria dei trent'anni di vita vissuti da S. Giuseppe in compagnia di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
 
E’ bene, in un’ottica di affidamento reale e maturo, accostarsi in quest'occasione ai Santi Sacramenti in spirito di penitenza e di conversione ed avere anche un caritatevole pensiero per le Anime del Purgatorio a cui il Sacro Manto e ulteriormente dedicato. Sarà cosi che il Manto del suo Patrocinio si stenderà pietoso sopra di noi e ci sarà di valida difesa contro tutti i pericoli, perché possiamo giungere tutti, con la grazia del Signore, al porto della salvezza eterna.
 
 
San Giuseppe ci sorrida propizio e ci benedica sempre.
 
Di seguito segnalo il link dove poter pregare il Sacro Manto: http://rosarioonline.altervista.org/index.php?s=preghiere&tipopreghiera=sacromantosangiuseppe.

lunedì 10 febbraio 2014

Il Beato Giovanni Paolo II e l’obiezione di coscienza nelle cause di divorzio

 Da: http://www.avvocaturainmissione.it/

Giovanni Paolo II, in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario in data 28 gennaio 2002, nel discorso rivolto ai prelati uditori, officiali ed avvocati del Tribunale della Rota Romana, ha espresso parole di condanna verso chi non riconosce l’indissolubilità del matrimonio, ma soprattutto si è rivolto agli avvocati civili ed ai magistrati esortandoli all’obiezione di coscienza nei confronti del divorzio.
Il Papa ha rivolto un appello ai giudici ed agli avvocati civili a “declinare” la loro cooperazione per una finalità contraria alla giustizia com’è il divorzio.
Inoltre, tra le iniziative, ha detto: “non possono mancare quelle rivolte al riconoscimento pubblico del matrimonio indissolubile negli ordinamenti giuridici civili”… ” All’opposizione decisa a tutte le misure legali ed amministrative che introducono il divorzio o che equiparano al matrimonio le unioni di fatto, persino quelle omosessuali, si deve accompagnare un atteggiamento propositivo, mediante provvedimenti giuridici tendenti a migliorare il riconoscimento sociale del vero matrimonio nell’ambito degli ordinamenti che purtroppo ammettono il divorzio”.
Il Papa si è spinto a ipotizzare una sorta di obiezione di coscienza per giudici ed avvocati; infatti ” Gli operatori del diritto in campo civile devono evitare di essere personalmente coinvolti in quanto possa implicare una cooperazione al divorzio” ed ancora ” Per i giudici- ha ritenuto il Pontefice- ciò può risultare difficile, poiché gli ordinamenti non riconoscono un’obiezione di coscienza per esimerli dal sentenziare. Per gravi e proporzionati motivi essi possono agire secondo principi tradizionali della cooperazione materiale al male. Ma anch’essi devono trovare mezzi efficaci per favorire le unioni matrimoniali, soprattutto mediante un’opera di conciliazione saggiamente condotta”. “Gli avvocati però, in quanto liberi professionisti devono sempre declinare l’uso della loro professione per una finalità contraria alla giustizia com’è il divorzio.
I commenti alle parole del Papa sono stati molteplici:
reazioni di opposizioni a quanto esortato dal Santo Padre, dichiarazioni di inopportunità dell’intervento del Papa, o l’ averla intesa come una “interferenza rispetto alla laicità dello Stato” . Tali reazioni negative non hanno assolutamente alcun fondamento atteso che il Santo Padre, nel suo compito di magistero , deve richiamare il popolo di Dio a quelli che sono i valori evangelici.
Il Papa non interferisce ma esorta il cristiano ad applicare ed a lavorare secondo canoni cristiani.
La Chiesa e quindi il Papa ha il diritto/dovere di esprimere un giudizio morale su legislazioni contrarie alla legge naturale ed alla morale, dichiarandone la illegittimità giuridica e la radicale immoralità.
E una potestà propria della Chiesa ricollegabile al suo munus docendi quella di dare un giudizio morale su cose che riguardano l’ordine temporale in rapporto al fatto che leggi, provvedimenti amministrativi etc. siano o meno conformi col disegno di salvezza del mondo.
La Chiesa ha quindi una potestà non giuridica ma morale e che trova legittimazione su un terreno spirituale e non politico e tale comportamento non vuole essere una indebita intromissione nella autonomia propria del secolare ma appartiene alla funzione peculiare che è della Chiesa stessa, rientra – in sintesi- nella sua missione specifica.
Nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes § 76 dove si tratta dei rapporti fra Chiesa e Stato si afferma che ” SEMPRE E DOVUNQUE E’ SUO DIRITTO PREDICARE CON VERA LIBERTA’ LA FEDE, INSEGNARE LA SUA DOTTRINA SOCIALE, ESERCITARE SENZA OSTACOLI LA SUA MISSIONE TRA GLI UOMINI E DARE IL SUO GIUDIZIO MORALE, ANCHE SU COSE CHE RIGUARDANO L’ORDINE POLITICO, QUANDO CIO’ SIA RICHIESTO DAI DIRITTI FONDAMENTALI DELLA PERSONA O DALLA SALVEZZA DELLE ANIME”.
NON VOGLIO CONCORRERE NEI PECCATI DEGLI ALTRI
Testimonianza
L’esortazione del Santo Padre , rivolta agli avvocati, di esprimere la loro professione anche mediante un’obiezione di coscienza quando i fatti su cui ci si deve impegnare professionalmente hanno ripercussioni serie sulla salvezza delle anime può essere recepita solo dal professionista cristiano che abbia fatto un’esperienza di un Cristo vivo nella propria vita.
Esperienza che l’Equipe di Avvocatura in Missione sta cercando di diffondere a Roma e fuori anche mediante una evangelizzazione on-line utilizzando il sito internet www.avvocaturainmissione.it.
Solo dopo un incontro con la presenza viva di Cristo si può operare la coraggiosa scelta di metterLo al primo posto e… solo allora si riesce a guardare con distacco alla parcella ed a comprendere che se da un lato quelle parcelle gonfiano il portafoglio, dall’altro avvizziscono l’anima.
La posizione dell’avvocato è molto delicata e chiaramente ogni caso concreto presenta delle sue specificità ma l’avvocato cristiano è chiamato di fronte ad una fattispecie ad operare un discernimento spirituale, cioè mosso dallo Spirito deve vagliare, nell’assumere la causa, il bene spirituale del proprio cliente e lì intervenire dove magari la chiesa con i suoi mezzi ordinari non è riuscita.
All’avvocato viene data una occasione d’oro, in qualità di confidente del cliente e quale persona senz’altro stimata dal cliente stesso, di raggiungere il suo cuore e farlo rientrare in sé.
L’avvocato ancor prima di guardare al bene spirituale del cliente deve, comunque, tutelare la sua anima affinché non sia contaminata nell’uso di quegli strumenti tecnici che le leggi ci offrono, nella considerazione che tali strumenti, se mal usati, possono essere lame taglienti per le anime.
Noi giuristi sappiamo che il concorso nel reato prevede la stessa pena del colpevole e, quindi, dovremmo riflettere su questo.
L’avvocato cristiano come qualsiasi altro christifideles deve cercare la volontà di Dio e quindi tentare di non peccare per rimanere nel suo amore, ma il suo compito è ancora più arduo perché, a motivo della sua professione, è altamente tentato dal potere e dal denaro; pertanto, deve tentare di non concorrere con i peccati degli altri e soprattutto non deve cercare di avallarli trincerandosi dietro un legalismo che non salva.
Non salva dire:” Io mi limito ad applicare la legge”, altrimenti dovresti concludere che scusi un nazista che ha eseguito uno sterminio in quanto lo ha fatto conformandosi ad una legge.
Il vero cristiano non rimane sbigottito di fronte alle asserzioni del Papa ma avrebbe già dovuto interrogarsi nel corso dello svolgimento della sua professione.
Inoltre, gli avvocati matrimonialisti e comunque i colleghi che anche saltuariamente si occupano di separazioni e divorzi dovrebbero essere innanzitutto preparati sulle norme del diritto canonico a proposito delle ipotesi di nullità del matrimonio stesso al fine di operare un giusto discernimento prima di dare un consiglio di separazione ad una coppia in crisi. Importante è, infatti, verificare se il matrimonio in effetti c’è o se quel sacramento può essere dichiarato invalido.
Se il sacramento c’è l’avvocato cristiano deve in tutti i modi, soprattutto con l’accompagnamento di preghiera e di consiglio tentare di convincere la parte che il matrimonio è indissolubile, in quel momento l’avvocato si deve sentire investito di una profonda responsabilità di fronte a Dio ed all’uomo che ha davanti.
Nei volti di coloro che vengono a chiedere la separazione si nota una sorta di richiesta di aiuto, ma NON a separarsi , bensì a trovare una via d’uscita per la crisi; i clienti non lo dicono ma l’avvocato accorto che non fa il mestierante lo legge nei loro occhi e nel loro cuore.
Se tu avvocato sei attento e ti poni in comunione di spirito con Cristo ed invece di pensare al milione di acconto da chiedere pensi che hai davanti un fratello che Cristo quel giorno ha mandato da te a bussare alla tua porta perché tu lo possa aiutare, di quell’aiuto che neppure lui sa di aver bisogno, cioè l’aiuto a fermarsi, a ritrovare se stesso e a ritrovare nel volto dell’amato/a quel Cristo che sposò un giorno congiungendosi in matrimonio … ebbene tu quel giorno non avrai un milione in tasca ma avrai guadagnato il Paradiso.

venerdì 17 gennaio 2014

Inizio del Tempo Ordinario

 
La festa del Battesimo di Gesù segna la fine del tempo di Natale e l'inizio del c.d. Tempo Ordinario.
 Analizziamone gli aspetti:
 I) - La Parola di Dio nel corso dell'Anno Liturgico:
Nel corso di un anno non si riesce a leggere tutta la parola di Dio contenuta nei 73 libri che formano la Bibbia; per questo essa e distribuita in un ciclo di tre anni: anno A - anno B - anno C.
Ogni ciclo inizia con la prima domenica di Avvento.
Per la lettura del Vangelo, specialmente nelle domeniche del Tempo Ordinario, i brani sono scelti leggendo di seguito un Vangelo:
- anno A: viene letto il Vangelo di Matteo;
- anno B: viene letto il Vangelo di Marco e gli ultimi sei capitoli di Giovanni;
- anno C: viene letto il Vangelo di Luca (come l'anno in corso).
 Il Vangelo di Giovanni viene letto nel Tempo di Natale, in Quaresima e nel Tempo di Pasqua.
Nei giorni della settimana il Vangelo è unico, mentre la prima lettura segue un ciclo biennale secondo gli anni pari e gli anni dispari.
 
II) Tempo Ordinario: Gesù, tu hai parole di vita eterna!
 Il tempo Ordinario è costituito da 33 o 34 settimane; comincia il lunedì dopo la festa del Battesimo del Signore e si protrae fino al martedì prima della Quaresima. La prima parte può variare da 4 a 9 settimane. Riprende poi il lunedì dopo Pentecoste per terminare prima dei primi Vespri della prima domenica di Avvento.
 
III) Perché si chiama Tempo Ordinario?
 Esso è "ordinario" nel senso che celebra il mistero di Cristo nella sua globalità: lungo il ritmo delle settimane e delle domeniche veniamo a conoscenza dei suoi discorsi, delle parabole da lui raccontate, dei fatti e dei miracoli da lui compiuti, attraverso i quali Gesù ci presenta l'amore di Dio Padre per tutti gli uomini. Vivere e celebrare il mistero di Cristo nell'ordinario significa, dunque, accettare di vivere da discepoli nella fedeltà di ogni giorno, ascoltare e incontrare il Maestro nel quotidiano, riconoscere che Dio si china su di noi e ci salva nella concretezza della nostra esperienza personale. Gesù cammina accanto a ciascuno per guarirlo e conoscerlo.
 
 IV) Aspetti liturgici:
 Il colore liturgico di questo tempo è il verde. Esso esprime la speranza, la giovinezza della Chiesa, la ripresa di un cammino nuovo e perseverante. Il Gloria si dice nelle solennità, nelle feste e in tutte le domeniche; il Credo si dice nelle solennità e in tutte le domeniche
 
V) Valori da vivere :
Mantenere viva la fede in Gesù Cristo per mezzo della preghiera personale, familiare e comunitaria, la vita sacramentale (Confessione quindicinale, Santa Messa domenicale  e per chi può giornaliera cibandosi in essa della Santissima Eucarestia, Corpo e Sangue di Cristo) e le opere di carità, così da ravvivare i tre perni della vita cristiana: con Dio Padre, con il prossimo, sua manifestazione concreta e con se stessi come tempio dello Spirito Santo donatoci dal Gesù Cristo per la Vita Eterna.

sabato 4 gennaio 2014

6 gennaio - Epifania di nostro Signore Gesù Cristo

Cenni storici

Il termine epifania deriva dal greco,
epifaneia, che può avere molteplici significati: manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina. Nella forma assume anche la valenza di "Natività di Cristo", oltre che di "Epifania" come noi la intendiamo.
Nel linguaggio contemporaneo Epifania sta ad indicare una festa cristiana che cade il 6 gennaio, cioè dodici giorni dopo il Natale. Con la Pasqua, l'Ascensione, la Pentecoste ed il Natale, quella dell'Epifania costituisce una delle massime solennità che la Chiesa celebra. Dai greci, questo termine veniva utilizzato per indicare l'azione o la manifestazione di una divinità (mediante miracoli, visioni, segni, ecc.).
Nel III secolo i cristiani iniziarono a commemorare, con il termine Epifania, le manifestazioni divine (come i miracoli, i segni, le visioni, ecc.) di Gesù. In particolare, tra queste manifestazioni si ricorda: l'adorazione da parte dei Magi, il battesimo di Gesù ed il primo miracolo avvenuto a Cana di Galilea (la trasformazione dell’acqua in vino). Ad oggi si intende, più genericamente, la prima manifestazione pubblica della divinità, con la visita dei Magi.
Secondo il Vangelo di San Matteo (Mt 2,2) i Magi, guidati in Giudea da una stella, portarono in dono a Gesù bambino, riconosciuto come "Re dei Giudei", oro (omaggio alla sua regalità), incenso (omaggio alla sua divinità) e mirra (anticipazione della sua futura sofferenza redentrice) e lo adorarono.
In definitiva con l'Epifania si celebra la prima manifestazione della divinità di Gesù, vero Dio e vero Uomo, all'intera umanità: con la visita solenne, l'offerta di doni altamente significativi e l'adorazione dei magi, autorevoli esponenti di un popolo totalmente estraneo al mondo ebraico e mediterraneo.

Significato cristologico

L’epifania, dunque, risulta essere un avvenimento di fondamentale importanza per la tradizione cristiana, in quanto fa risaltare la venuta del Salvatore incarnato in una vergine di Nazareth: Maria Santissima. Ancor più la nascita in un piccolo ed isolato paesino del regno di Israele ci segnale come Dio, l’Onnipotente, con umiltà, e come una piccola fiammella accesa nella notte, sia venuto ad illuminare e risanare le difficoltà di ogni uomo. In questo conteso l’arrivo dei magi dall’Oriente a Betlemme per adorare il Messia, rappresenta il segno della manifestazione del Re universale ai popoli e a tutti gli uomini che cercano la verità; rappresenta il segno del bene fedele e tenace di Dio che mai viene meno al suo amore paterno verso i suoi figli; è ancora segno del coraggio dell’uomo, che desideroso di conoscere la Via, la Verità e la Vita, intraprende un lungo viaggio seguendo una stella, arrivando, da re che erano, ad inginocchiarsi innanzi ad un Bambino: Gesù Cristo nostro Signore.

Spunti di riflessione

In questo giorno, per mezzo della preghiera e dei sacramenti, sforziamoci di meditare il senso profondo della volontà di Dio che ha scelto di relazionarsi con l’uomo per mezzo del suo figlio unigenito Gesù Cristo, il quale non esiterà un solo istante ad aprire le sue braccia per amor nostro morendo sulla croce.
Non minimizziamo, banalizzandolo, il tempo a nostra disposizione riducendo un momento di adorazione e ringraziamento, qual è la solennità dell’Epifania di nostro Signore Gesù, ad una corsa sfrenata all’acquisto di dolciumi e regali! Il Beato Cardinale Newman dirà: “Il tempo è il seme dell’Eternità”.
Cogliamo l’opportunità di questa Festa per riscoprire il sacramento della Confessione affiancato a quello della Santissima Comunione nella celebrazione della Santa Messa nella quale ascoltando la Parola di Dio vivifichiamo la nostra esistenza con la luce dello Spirito Santo.


Tu scendi dalle stelle

Tu scendi dalle stelle o Re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo.
O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar.
O Dio beato!
Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.
Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.

A te che sei del mondo il Creatore,
mancano i panni e il fuoco, o mio Signore.
Mancano i panni e il fuoco, o mio Signore.
Caro eletto pargoletto, quanta questa povertà
più mi innamora, giacchè ti fece amor povero ancora.
Giacchè ti fece amor povero ancora.

Tu lasci del tuo Padre il divin seno,
per venire a tremar su questo fieno;
per venire a tremar su questo fieno.
Caro eletto del mio petto, dove amor ti trasportò!
O Gesù mio, perchè tanto patir, per amor mio...